RIFLESSIONI SUI PROBLEMI
ALCOLCORRELATI , L’ECOLOGIA SOCIALE
Sintesi dell'articolo
La cultura
sanitaria e generale del bere è generatrice di problemi famigliari, sociali ed
economici. Dai più è difesa ed è considerata come “norma”,
una sorta di ‘sacralità’ e di rispettosa osservanza popolare perché
millenaria. Si vuole disquisire quanto non sia poi tanto difficile comprendere
che i valori della vita, dell’umanità, della salute coincidano con
l’ecologia ambientale e sociale. Un tentativo di comunicare attraverso alcune
proposte ed alcune riflessioni che a parere dell’autore sono il fulcro per una
migliore società, per una qualità di vita che risponde più frequentemente ai
desideri di pace, di giustizia sociale e di benessere dell’umanità.
English:
The medical and the general attitude towards alcoholism causes a Iot of social, economic and family problems. As it is a millenary popular custom, most of people consider it as a "rule", as a "holy" and reverent attitude. The values of life, of mandkind, of health correspond to the social and environmental ecology. Twenty-oneyears after the programmes solving the problem of alcoholism were made up in 1979, in Trieste, now we think that the ecological social system created by Prof Vladimir Hudolin is one of the most known solutions of alcoholics' treatment. Today, in Italy there are 2246 Clubs and about 25000 families; the treatment of families suffering from difficult alcohol problems has given very efficacious results (about 60-70%). The change of family's behaviour and way of life leads to decision autonomy, to selfprotection, to self-ruling, to solidarity, to peace and to social justice and to anthropological spirituality.
Français:
La culture de la santé et en générale relative à l'alcoolisme engendre des problèmes sociaux, économiques et relatifs à la famille. La plupart des personnes la considèrent comme une "règle", une sorte de "sacralité" et de coutume populaire à respecter en tant que millénaire. Les valeurs de la vie, de l'humanité, de la santé correspondent à l'écologique sociale. Vingt-deux ans après l'apparition des programmes pour le problèmes de l'alcoolisme en 1979 à Trieste, on peut affirmer que le système écologique sociale crée par le professeur Vladimir Hudolin est une des réponsee les plus répandues pour le traitement des alcooliques. Aujourd'hui, en Italie il ya 2246 Club et presque 25000 familles; le traitement des familles effectées par l'alcoolisme a donné des résultats positifs (environ 60-70%); le changement du comportament et du style de vie des familles aboutit à l'autonomie decisionnelle, l'auto-protection, la matrise de soi, la solidarité, la paix, la justice sociale et la spiritualité anthropologique.
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Per secoli l’alcolista è stato trattato con atteggiamenti inutilmente moralistici, impositivi, ed il problema era considerato una “battaglia persa”, e sappiamo come veniva trattato, meglio dire maltrattato. Nel 1852 un medico svedese Magnus Huss coniò il termine alcolismo, la Grande Enciclopedia Treccani lo definisce: “ L’alcolismo, che significa l’abuso delle bevande alcoliche fermentate (vino, birra ecc.) o distillate, con tutte le conseguenze funeste agl’individui, alle famiglie, alla società, alla razza, si conobbe dall’uomo fin da quando si preparò la prima bevanda fermentata, dunque dai tempi più remoti della storia dell’umanità.” (2), il dizionario Devoto-Oli: “L’abuso di bevande alcoliche (con riferimento alle conseguenze che implica da un punto di vista medico e sociale”, il Grande Dizionario Enciclopedico (III^ Ediz. UTET) precisa: “Si denominano A. Le manifestazioni morbose psichiche e somatiche determinate dall’intossicazione da alcool, sia che questa si manifesti in modo acuto sia cronico”. L’alto numero di definizioni dell’alcolismo che sono state fino ad oggi elaborate, testimoniano la difficoltà del compito e bisogna ammettere che ancora non si sia neanche riusciti a determinare il punto in cui finisce il cosiddetto ‘uso’ (bere moderato o sociale o modale) e comincia il cosiddetto ‘abuso’. La stessa O.M.S. ha confermato l’analogia tra alcool e sostanze stupefacenti affermando : ‘l’alcool possiede un’azione farmacologica che lo colloca, per tipo e grado, in una posizione intermedia tra le droghe che inducono tossicomania e quelle che inducono abitudine, poiché può determinare desiderio invincibile e dipendenza...’ (2a).
Dunque l’alcool è considerata sostanza psicotropa, ad azione deprimente sul sistema nervoso centrale come gli oppiacei e i barbiturici, con i quali ha effetto sinergico, così come con le benzodiazepine. Determinano tolleranza e dipendenza incrociate: i barbiturici, le benzodiazepine, il meprobamato e l’alcol (3). Ciò fa comprendere, come sia più facile ed immediato l’instaurarsi di un’altra dipendenza in quelle persone che hanno forti legami con altre sostanze psicoattive. Nell’alcolista s’instaura la dipendenza da psicofarmaci più velocemente, e viceversa chi ha assunto costanti dosi di benzodiazepine e/o barbiturici può diventare alcolista in tempi più brevi (questo è uno dei problemi complessi e combinati o meglio definibili come multidimensionalità della famiglia alcolista): “...una persona che diventa tollerante ad un farmaco, sarà tollerante anche all’altro farmaco, benché non si sia mai trovata a contatto in precedenza con questa seconda sostanza chimica.” (3). D’altra parte queste ricerche non si possono sottovalutare nelle strutture Sanitarie pubbliche e nei Club degli alcolisti in Trattamento, sia per evitare altre pericolose ed indiscriminate assunzioni di psicofarmaci (spesso per lenire le crisi di astinenza), sia per la cooperazione armonica tra il Club ed il Servizio Sanitario pubblico in un progetto di collaborazione e di rete, con lo scopo di dare una risposta pluriprofessionale allo stile di vita dell’alcolista ed alle patologie alcolcorrelate. In Tal senso ho constatato che alcuni membri del Club hanno avuto una ricaduta dopo la sospensione di ansiolitici e/o antidepressivi, senza evidenti crisi comportamentali ed in uno stato avanzato di astinenza e comprensione della propria problematica. E’ risaputo ormai che i tossicodipendenti da droghe illegali confluiscano negli stili di vita delle persone con problemi alcoolcorrelati più precocemente d’altre che non hanno avuto queste problematiche (1).
Il DSM III, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, include l’alcool tra le sostanze che inducono forte dipendenza fisica e psicologica. A mio parere coglie l’aspetto culturale, storico e politico delle droghe, precisando che: “L’abuso di droga è definibile soltanto in termini di disapprovazione da parte della società e implica diversi tipi di comportamento... il termine dedizione (addiction) si riferisce ad uno stile di vita che comprende la tossicodipendenza.” Cap.138, p.1623 (6). Da ciò diviene più comprensibile il concetto che “uso ed abuso” quando si parla di sostanze psicoattive, incluso l’alcool, non ha nessun significato scientifico, ma è la nostra società che per tutelare la cultura generale e sanitaria del bere, riesce ad auto difendere e a proteggere il proprio bere. Così come all’inizio agisce anche la persona con p.a.c.c.: nega e protegge il suo bere, anche se gli arreca sofferenze indescrivibili.
La collettività ha sviluppato un forte senso di difesa culturale suscitando l’ambivalenza dell’alcool ora come bevanda ricreativa o digestiva ecc. ora come sostanza tossica, allorché si deve definire il disagio dello stile di vita di un alcolista. Questo assurdo dualismo, che non ha basi scientifiche, è rilevabile nel 3° Rapporto sull’alcolismo in Italia: “Dentro l’alcool” pubblicato dall’Eurispes: “ Questa duplice valenza propria di tale sostanza ha provocato nel corso della storia una stratificazione di significati tali da orientare in direzioni diverse ideologie e atteggiamenti nei confronti dell’alcool. Se si ripercorrono velocemente le diverse epoche storiche, si può notare come i valori e i simboli dell’alcool variano secondo gli aspetti religiosi, politici, sociali, economici e culturali che attribuiscono all’ubriachezza, all’alcolismo e alle modalità del bere una molteplicità di sensi.” (4). In altre parole la cultura e i comportamenti dell’umanità sono legati alla sua antropologia spirituale, così come sostiene il Prof. V. Hudolin. Le diverse ricerche epidemiologiche e alcuni studi in Italia sull’alcolismo e sul cosiddetto “bere moderato” hanno portato, a mio parere, alla conclusione pessimistica del Presidente dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e L’alcool, che afferma tra l’altro: “Oggi noi possiamo riconfermare in maniera forte il fatto che un fenomeno come l’alcool ha bisogno di una autocoscienza collettiva operata attraverso un lavoro di sintesi che permetta alla società di riconoscere che ha questo problema, che lo vuole superare e che vuole portare avanti i meccanismi dell’autoregolazione.... Mi chiedo se è giusta questa posizione, cioè promuovere l’autocoscienza collettiva, continuare nella ricerca e tentare di fare ogni tre anni un lavoro di sintesi delle ricerche per poter arrivare ad una linea di indirizzo, di potenziale logica positiva? Oppure seconda ipotesi, non c’è più possibilità di fare ricerca che porta alla sintesi interpretativa; meglio andare in ordine sparso: ricerche sulla donna e l’alcool, sulle culture giovanili, sulla violenza e l’alcool, sulla dipendenza da alcool ecc. Con il rischio di avere una moltiplicazione del fenomeno in ‘n’ verità parziali, private, individuali, specifiche. Questa seconda soluzione potrebbe essere quella di dire ‘io accetto la lezione del secolo, non c’è più possibilità su quest’argomento di fare verità collettiva, sintesi interpretativa globale che porti ad una verità pubblica e ad una potenzialità collettiva di andare avanti tutti insieme’. Mi dedico quindi solo ad una valutazione dei segmenti di ‘verità’ ” (7) . Io penso che se ciò è quello che accade in Italia forse è dovuto al fatto che non esiste una coscienza di Stato ed imprenditoriale allo scopo di istituire una commissione di autoregolamentazione degli spot televisivi suadenti, subdoli, piuttosto “hard” e psicologicamente violenti, basati su luoghi comuni abbastanza popolari e non veri. C’è un interesse a non procedere, a non volere ammettere una veridicità scientifica e a dover difendere ad oltranza una cultura errata del bere. Allora sono visibili ed espressivi l’impotenza e la quasi inutilità di produrre tante “verità parziali” che fanno comodo, a mio parere, per non comprendere anzi confondere, per dividere per creare disordine e questo contesto non fa altro che aumentare i consumi, le trasgressioni giovanili e di conseguenza le vendite. Uno stato di conflitto d’idee nei Mass-media e nella collettività. L’approccio ecologico sociale è chiaro e molto semplice, non si nutre di complessità e di tradizioni antiche e d’infondati luoghi comuni o di elaborate alchimie o di dati empirici che portano al disordine, all’incomprensione, e alle spaccature sociali tra ‘bianchi e neri’ , ‘guelfi e ghibellini’, ma bensì di verità ormai scientificamente dimostrate.
Ad esempio ritenere che ‘il vino, puro o mescolato con erbe e altre sostanze, è consigliato come panacea per un numero infinito di mali, sostenendo che i grandi medici dell’antichità hanno prestato una grande attenzione al vino e alle sue capacità terapeutiche’ (articolo apparso il 30/12/95 su “La Sicilia” nella pagina dedicata a cultura, società e spettacolo) pertanto ‘Il vino fa bene. Sumeri ed Egiziani l’usavano per curarsi’ riferendosi agli antichi scienziati da Ippocrate a Galerno. Diffondendo e incitando al ‘bere moderato’ che indurrebbe un benefico sollievo addirittura ‘giovevole’ all’organismo umano, osserva Carlo Messini, che ha pubblicato il libro col titolo “Bacco dottore” (Pool Grafica editrice, lire 30.000), riproponendo il concetto medioevale della “Scuola salernitana”: ‘ bevi poco e spesso e conserverai la tua buona salute’ (9). Questo comportamento ha generato milioni di alcolisti, e ha portato la mortalità per alcool al quarto posto in Italia. Nell’articolo viene evidenziato, tra l’altro, il consiglio dell’OMS su come usare gli alcolici in ‘modo ottimale’, ciò contrasta con quanto sostenuto dalla stessa OMS sulla definizione che l’alcool è una droga, e naturalmente con gli studi recenti di eminenti ricercatori. L’alcool è un composto chimico che induce assuefazione psico fisica, è secondo agli oppioidi come potenziale di dipendenza psicologica (+++), uguale a quella della cocaina, amfetamina, metamfetamina, mataqualone ecc., superiore agli stessi allucinogeni: tabella n.138-1, cap. 138 ed è classificato tra i veleni specifici della tabella n.289-4, p.2796. (6).
La salute dipende dalla qualità della vita delle persone, dalla capacità di cambiamento delle culture errate. Per poter difendere e proteggere la salute e pertanto orientare le prossime generazioni a stili di vita sani e non auto lesivi, bisogna assicurare a tutti i diritti fondamentali; ed in primo luogo la libertà di non bere alcolici, in quanto l’alcool è una droga e come tale bere diventa un comportamento a rischio di creare senza accorgersene una dipendenza. Ma ciò che è più importante gli alcolici possono dare origine col tempo ad uno stile di vita psico fisico famigliare e sociale, difficile da mutare ed assai dannoso per se e per gli altri. Riguardo a questo, l’obiettivo essenziale per la promozione e la protezione della salute personale, familiare e mondiale si propone il target n. 17 dell’OMS “Salute per tutti entro l’anno 2000” stimolando tutte le forze sanitarie, sociali, politiche e del volontariato a farsi carico nel più breve tempo possibile della riduzione dei consumi di alcolici del 25%. E’ necessario dare una corretta e chiara informazione, diventa inutile dimenarsi tra il bere o non bere, drogarsi o non drogarsi, poco o molto, un quarto o un litro, uso o abuso, ecc. L’ambivalenza farmaco droga dell’alcool, (4) è ancora un modo piuttosto sottile di proteggere la cultura del bere, il senso di piacere che riempie i momenti lieti della vita, momenti dopo momenti che possono diventare dei condizionamenti più o meno rilevabili, sicuramente abitudini più o meno gravi! L’alcolismo non è un’identità particolare o un’etichetta, è il frutto di un evidente e forte disagio sociale, economico, storico e culturale. Il sistema ecologico sociale entra nel territorio a difesa della qualità della vita umana e della Comunità per metterla in grado d’assicurare al cittadino i suoi diritti fondamentali, quali la corretta conoscenza e la LIBERTÀ DI NON BERE (5).
“Se
io so, capisco e dunque posso scegliere”.
Per
quanto l’opinione pubblica si occupi prevalentemente degli effetti
dell’eroina, della cocaina e della marijuana, la droga psicotropa più diffusa
in quasi tutte le società umane è l’alcool (10). I suoi effetti sono ben
noti, meno chiaro è che l’alcolismo come definizione diventa restrittivo solo
per una fascia sociale di evidente disagio comportamentale. Quando invece, a mio
parere, è estensibile all’area dei cosiddetti
“consumatori” siano essi “moderati”, “smodati” e/o problematici. Al
centro del concetto di salute, perché funzioni e venga introiettato, e poi
trasmesso ad altri con chiarezza e veridicità medico scientifica, vi è la
definizione di ALCOOL, seppure con effetti polivalenti più o meno tragici, che si
tratta di una sostanza chimica
psicoattiva o meglio psicotropa. Questo è aderente con quanto afferma
l’O.M.S.: “L’alcool è una
sostanza analoga agli stupefacenti...” Non
diventa una droga solo nel caso degli alcolisti, credo che se ci muoviamo in
questa direzione la prevenzione e l’educazione sociosanitaria saranno
più efficaci e
costruttive.
L’alcool etilico è probabilmente antico quanto la vita stessa, per questo
tuttora entra come particolare “tipo d’alimento”, per molti ritenuto quasi
indispensabile. Un GRAZIE eufemistico si deve al famoso fisiologo Charles H.
Best, il quale affermò con leggerezza nel 1949 che
‘il contributo metabolico dell’alcool era quello di fornire calorie e
che non si avevano prove di un effetto tossico specifico sulle cellule epatiche
di quante se ne avessero per lo zucchero’. Si trattava in ogni modo di una
convinzione errata ed ingenua, l’etanolo ha poco in comune con gli alimenti,
tranne il fatto che produce calorie. Mentre gli zuccheri, i grassi, le proteine
possono essere sintetizzati dall’organismo, l’alcool rappresenta una
sostanza ad alto contenuto calorico, ma senza utilità alcuna da parte delle
cellule perché non può essere immagazzinato (10).
Se
non facciamo nostro il principio che l’alcool
non ha applicazioni terapeutiche, e perciò estraneo al metabolismo e alla
vita delle cellule, e inoltre che è un solvente meno tossico dell’alcool
metilico, ma egualmente pericoloso, ritengo che non possiamo trasmettere ad
altri alcun messaggio di salute. La prevenzione dei problemi alcolcorrelati,
ovvero il cambiamento della cultura sanitaria e generale è strettamente
collegato al cambiamento dello stile di vita delle famiglie e della Comunità
(1). La tradizione colloca l’alcool fra le sostanze “benefiche” o
“terapeutiche” ciò è facilmente discutibile,
l’evoluzione scientifica biomedico sociale ci pone di fronte
all’innovazione ecologica, così come è stato per gli studi e le scoperte di
Newton, Pasteur, Marconi, Einstein, Galileo ecc. Quest’ultimo fu
accusato e processato per
la famosa questione astronomica, per aver difeso e dimostrato il copernicanesimo,
mettendo in dubbio le congetture tolemaiche ed aristoteliche. Solo recentemente
il nostro Galileo è stato prosciolto da ogni accusa che lo collocava tra le
persone che avevano infranto le “Sacre Scritture” (11).Questi eventi
storici, m’offrono la possibilità di capire che la verità può essere
contrariata e messa in discussione per secoli, perché essa dipende fortemente
dalla cultura, dalla politica, dalla religione, dall’economia e dagli assunti
della cosiddetta “medicina popolare”. Fin dai tempi più remoti ci sono
stati poeti, scrittori, artisti, scienziati che hanno cercato di comprendere la
cultura del bere e gli effetti nefasti che essa ha provocato e continua a
provocare (oggi si calcolano 4-5 milioni di persone con problemi alcoolcorrelati
in Italia e da 40.000 a 50.000 morti
l’anno, i dati variano secondo le fonti, mediamente 30.000 l’anno).
Omero
narra che quando Ecuba s’apprestava a porgere al figlio Ettore la coppa del
“dolce” vino, egli la rifiutò perché : ‘...scemar potria mie forze e in
petto addormentarmi la natia virtude’. ‘L’azione fisiologica dell’alcool
dimostra che è una sostanza pericolosa..., non necessaria all’uomo sano ed
infermo. La bevanda alcolica, pur genuina, si converte in un veleno, che consuma
la salute, il miglior bene della vita, addormenta la voce del dovere in tutti i
campi dell’attività umana, disperde ogni nobile ideale, e come dice Orazio,
abbassa nella polvere l’intelligenza di origine divina.’ (2). Si sa che ai
militari è concesso bere alcolici (parecchie testimonianze di persone con
p.a.c. evidenziano l’iniziazione all’alcool durante il servizio di leva).
Nel corso di guerre, ai soldati in prima linea, si elargivano superalcolici (
acquavite, cordiale ecc.) per lenire la tristezza, aumentare il coraggio! Un
motivo primario, a mio parere, per addormentare le coscienze dei popoli ed il
loro eventuale dissenso politico o l’estraneità ai fatti ed ai problemi
sociali e politici, è la mancanza di coinvolgimento e di interesse della
collettività che può scaturire dal consumo di sostanze deprimenti del S.N.C.
fra cui l’alcool (In Italia il consumo di alcool puro è di 12,4 litri/procapite
(Plant, M.A.
1987 p.62 Derived from Thurman 1986)
). Si ravvisa il contrasto fra l’applicazione delle leggi socio-sanitarie e
l’interesse per l’introito di miliardi provenienti dalla propaganda degli
alcolici. ( indicatore della crisi
del ‘Welfare state’ per cui le forze volontarie emergono per fronteggiare le
emergenze sociali) (13). La pubblicità fruisce di falsi miti, irreali modelli
umani o sociali utilizzando spot televisivi indiscriminatamente, senza nessun
controllo, colpendo le fasce più deboli e in via di formazione come i bambini e
gli adolescenti; eppoi ci lamentiamo e colpevolizziamo persone, indubbiamente
criminali sociali, che in passato hanno fornito il mercato nero delle droghe con
figurine, impregnandone la parte posteriore con la colla imbibita di
allucinogeni per indurre dipendenza negli scolari. Gli spot dei massmedia non
sono ugualmente pericolosi psicologicamente come l’LSD contenuto nella
colla delle figurine ? Verosimilmente
è ampiamente dimostrabile come piccole quantità di alcool possono avere azione
tossica ed anestetica sul sistema nervoso centrale, basti pensare agli incidenti
stradali per ritardo delle facoltà percettive e quindi di risposta ai pericoli
emergenti per chi viaggia in auto (è sufficiente un bicchiere di vino perché i
tempi di reazione individuali siano rallentati del doppio rispetto alla norma).
Il cosiddetto ‘bere moderato o sociale’ può essere un problema
alcolcorrelato che provoca patologie per lungo tempo asintomatiche o
attribuibili ad altre cause. Questo fatto è incomprensibile dalla maggior parte
dei medici, consiglieri di moderazione, anche quando si trovano di fronte a
persone con evidenti problemi alcoolcorrelati. Lo stesso Shakespeare fa dire al
vecchio Adam: ‘la mia vecchiezza è forte, perché nella gioventù non
introdussi liquori rivoltosi nel mio sangue’. “Non sono poco i casi nei
quali, come sanno i medici, che rinunziando al vino, cessano disturbi della
digestione, precipuamente l’acidità, e dilegua quel senso di stanchezza, di
svogliatezza, di pesantezza, dolorosa al capo, che rende difficile e molesto il
lavoro e l’adempimento del proprio dovere dopo il pasto” (2). Le
definizioni del “bere moderato”, dell’alcolismo, dell’alcooldipendenza,
della cura non trovano rincontro scientifico e sono inespressivi dal punto di
vista chimico- biologico, evidenziano un disagio sociale che dipende da tutti
noi in prima persona, perché ci è comodo fare le differenze per difendere il
proprio bere, o meglio il proprio stile di vita. Insomma è come dire : ‘io
uso da cinque a dieci milligrammi di eroina perché a basse dosi, mi fa sentire
bene’ oppure ‘uso inalare pochissimi centesimi di grammo di cocaina per
sentirmi più fresco ed affrontare meglio il mio lavoro’. Queste vi sembrano
affermazioni assurde? Ma perché poi così fuori luogo, quando riteniamo che
l’alcool è digestivo, regala socialità, mette allegria ecc. Forse perché
crediamo esista una differenza fra droghe illegali e droghe legali, ciò ci fa
sentire più sicuri, meno responsabili. Eppure anche questo dipende dalla
cultura storica e moderna e da chi ne fa “uso”; maggiormente ed ancora più
gravemente da personaggi più o meno noti che, con affermazioni e disquisizioni
storiche e/o medievali, sostengono le ‘virtù
terapeutiche’ dell’alcool. Ad esempio gli Inca pensavano che la cocaina
fosse un dono del dio Sole, e col passare del tempo fu importata in Europa
nell’ottocento. A renderla popolare fu il neurologo Paolo Mantegazza. Lui
stesso ingerì foglie di coca, rimase così entusiasta perché inducevano
maggiore forza muscolare, sensazione di agilità, una piacevolissima vivacità.
La diffusione della coca per tutta l’Europa e successivamente negli Stati
Uniti si deve al chimico Angelo Mariani, che nel 1863 brevettò il ‘Vin
Mariani’, che divenne presto la bevanda più diffusa. Fu pubblicata una vasta
gamma di articoli di carattere medico, che raccomandavano questo vino con coca
per disturbi comuni: dal mal di gola alla dispepsia. Mariani fu elogiato come
uno dei più grandi cittadini d’Europa e gli venne persino offerta dal Papa
una medaglia al merito. Questo ‘Vin Mariani’ fornì l’ispirazione a John
Pemberton, un farmacista della Georgia, il quale nel 1886 progettò la
Coca-Cola. In seguito fu cambiata la formula da “Vino francese di coca, tonico
ideale” sostituendo con estratto di noce di cola, fonte di caffeina. La
Coca-Cola fu pubblicizzata come “la bibita degli intellettuali”. E’ un
altro esempio del legame, nella società occidentale tra ricerca del benessere
fisico e ricerca del piacere, senza rendersi conto dei pericoli della cocaina,
legati alla dipendenza. Per questo motivo la sostanza fu, poi eliminata dalla
formula della Coca-Cola e sostituita con maggiori quantità di caffeina. (3). Lo
stesso Sigmund Freud eseguì numerose ricerche sperimentali sulla cocaina.
Condivise con la comunità europea l’entusiasmo per questo alcaloide, infatti
diede l’avvio sempre più frequente alla prescrizione di questa sostanza
stimolante per alleviare l’ansia e la depressione. Freud affermava che
l’euforia duratura provocata dalla cocaina non differiva dall’euforia
normale di una persona sana... dando una più ampia capacità di lavoro fisico e
mentale. Una tragedia smentì queste affermazioni: la morte del patologo Ernst
Fleischl von Marxow, che usò la cocaina per alleviare il dolore generato
dall’amputazione di un alluce. Ben presto divenne dipendente, e fu preso da
una forma di psicosi da cocaina. Moltissimi in Europa fecero la stessa fine, e
Freud fu aspramente criticato. L’eminente medico tedesco Albrecht Erlenmeyer
denunciò la cocaina come il “terzo flagello dell’umanità”, assieme
all’alcool e alla morfina. (3).
Oggi la società ha adottato altre sostanze con altrettanta frequenza: gli psicofarmaci (Valium, Lexotan, Frontal ecc.), i superalcolici prendono il sopravvento sul vino, la birra a doppio malto è divenuta la bevanda dei giovanissimi, gli alcopops ed altri cocktail accompagnati a marjuana o a ecstasy ed altre metamfetamine,. Vi è una maggiore tolleranza sociale per chi fuma “lo spinello”. Insomma la cultura errata del bere e delle sostanze psicoattive continua quasi imperturbata, ciò è da attribuirsi sostanzialmente alla ricerca dei piaceri artificiali che diventano modali, culturali, generali e quindi “normali”. Fra gli altri disturbi, constatabili nella multidimensionalità dei p.a.c.c., il più consueto è il disagio spirituale (spesso provocato dalla non accettazione di se stesso, dal proprio ruolo nella comunità, da profonde convinzioni filosofiche, può essere emozionale, politico, religioso). Fra le persone con problemi alcolcorrelati e complessi, è dimostrato un disturbo spirituale o esistenziale profondo che induce al 15% di suicidi fra gli alcolisti. I problemi spirituali ed esistenziali possono essere visti come disturbi ecologico-sociali, possono derivare anche dalla mancanza della giustizia sociale (12).
Karl Jung
affermava che “l’alcolismo è una
malattia spirituale alla radice della quale c’è la nostalgia dell’uomo per
tutta la sua totalità” (5). Questa ‘nostalgia’ derivante dal disturbo
spirituale è vissuta, affrontata e risolta in Club dalla famiglia
dell’alcolista. Il nucleo sociale ritrova
la sua posizione e il suo valore assieme agli altri nel rivisitare e
riproporre, in senso ecologico, il vero processo
culturale ed il suo indispensabile ruolo di sentirsi vivi e utili in seno
alla Comunità locale dove vive e lavora. Rivitalizza quelle dimensioni
intrapsichiche, familiari e socio culturali che sono state stravolte dal disagio
multidimensionale dello stile di vita della persona con problemi alcolcorrelati.
Dovremmo sentire ed essere
responsabili di tutti per continuare l’opera di riforma
sociale già iniziata con
l’approccio ecologico. I programmi
dell’OMS con il piano europeo sulla salute e della stessa CEE stimolano e
promuovono iniziative per la protezione
della salute, in particolar modo per i problemi alcoolcorrelati e complessi (Piano
europeo del 1992 per la riduzione dei consumi di alcool del 25% entro il 2000).
La cellula staminale, per il cambiamento ed il processo socio
culturale-spirituale, è la famiglia che ha il diritto di essere correttamente
informata, formata, aggiornata. Essa stessa diventa agente e promotrice dei
diritti alla salute. L’evoluzione del sistema ecologico segue la ricerca, le
politiche sociali, l’economia, il progresso tecnologico e scientifico, le
mutazioni ambientali e sociali, la cultura ecc. Leggendo l’interessante
trattatello sulla vecchiaia ascrivibile alla produzione filosofica di Marco
Tullio Cicerone (44 a. C.), Catone il Vecchio espone la sua serena motivazione
per vivere in tutta dignità e nella ricerca continua della pace interiore.
Rivolgendosi a Scipione e Lelio dice: “Dunque, se siete soliti lodare la mia
saggezza (e mi auguro che essa sia degna del concetto che di me vi siete fatti,
oltre che del mio soprannome di Sapiente), sappiate che io sono saggio poiché
seguo la guida esperta della natura...” (8). La natura da milioni di anni
cresce, matura e si evolve insieme con l’essere umano. Altrettanto armonicamente ed
equilibratamente fa il nostro corpo, minuto per minuto, ora per ora, giorno per
giorno, anno dopo anno. Il suo fondamento è la cellula, il più piccolo
organismo vivente. Nel suo microcosmo esiste
una gran varietà di
sostanze con appropriate funzioni governate
da un codice
genetico, un complesso traduttore di tutto quello che serve per il buon
equilibrio e per una corretta riproduzione: il DNA
composto di sostanze particolari che si sviluppano a spirale, come una scala a
chiocciola. E’ un
mondo invisibile che provvede alla duplicazione, alla conservazione della
specie, alla sua evoluzione, adattandosi via via all’ambiente, che ne
influenza i cambiamenti e il buon funzionamento. Tutto ciò è invisibile, ma il
suo evidente effetto nel meraviglioso insieme è l’essere vivente, nel
nostro caso la persona
nella quale esiste una molteplicità di funzioni psicofisiche e sociali che ne
definisce
l’aspetto, similmente si può fare lo stesso raffronto con l’interiorità
culturale e spirituale (antropologica). Queste sono peculiari caratteristiche
complesse ma non divisibili.
Il trattamento in Club della famiglia assomiglia all'evoluzione che avviene nel corpo e nella mente dell’uomo, infatti duplicando sé stessi partendo dalla sofferenza multidimensionale si giunge ai mutamenti personali, familiari, culturali, spirituali che si evolvono sempre di più. Si stampano nella matrice della persona con cambiamenti biochimici, psichici, fisici e culturali inscindibili gli uni dagli altri. Per dire in una sola parola ritrovare la propria spiritualità antropologica o ‘modo’ di essere ecologico. Tutto questo trascende gli stili di vita condizionati e creati dal legami forti come l’alcool sino a raggiungere nuovi stati d'equilibrio, sobrietà e saggezza. Questo modo di essere e di relazionarsi, di comportamenti interpersonali ed interdipendenti della persona portano alla pace, ad essere testimone d’amore e agente di cambiamento, di maturazione della comunità locale. Sentire la responsabilità mediante una coscienza ecologica utile e produttiva per sé e per gli altri, questo è e vuole essere il Club: una comunità multifamiliare come il ricettacolo di un fiore sempre pronto ad esporre i propri stami e pistilli per riprodursi in un armonioso stato di convivenza con le altre forme esistenti nel territorio. Una funzione molteplice di collaborazione che darà il frutto della salute e del benessere, aldilà dei problemi esistenziali e dei beni materiali. Questo mio contributo non vuole essere retorico o polemico, ma è quello che sento, che vivo nel Club e che ricevo dalle famiglie, includendovi gli scoramenti e le difficili ma fisiologiche problematiche di tutti. Non sempre il Club è ‘rosa’ come colore, spesso è ‘rosa’ come fiore con tutte le sue spine da trattare con amore, chiarezza, tanta disponibilità e motivazione a fare il servitore di Club. L’empatia positiva non è sempre facile, ma proprio per questo diventa stimolo per acquisirla col ‘pane quotidiano’ fatto d'ascolto, comprensione, compartecipazione, amicizia, e professionalità. La dimostrazione, quando ogni anno facciamo il nostro bilancio emozionale, umano, familiare ecc., è che dalle sofferenze indescrivibili dei problemi alcoolcorrelati sono nati e nasceranno, come dal deserto, fiori d'inestimabile significato sociale e culturale; ricchissimi di colori e di caratteristiche differenziali che ne costituiscono i pregi, la preziosità di esserci, di continuare questo percorso, certamente non facile, ma sicuramente migliore. Un percorso con la gioia interiore di essere utile agli altri, di trascendere il proprio stato, sentirsi uomo/donna che con andamento certo e deciso oltrepassa da un vissuto magmatico, irreale, confuso, ciclico ad un presente riformante che doppia se stesso con meditazioni ed azioni sobrie, con comportamenti che vanno oltre la misura dell’istintualità umana, della irragionevolezza verso uno stato interiore e familiare di riforma, di comunicazione, creatività, ed operosità sociale. Attivandosi con la conoscenza dei propri limiti per l’elevazione generale, con messaggi di pace e di benessere per la giustizia sociale. L’amore è sempre stato dentro di noi, è genetico ed antropologico può essere evidenziato quando noi lo vogliamo, crediamo intensamente in quello che facciamo e accettiamo umilmente chi siamo, per esser capaci di adottare la diversità, apprezzandone i valori e le virtù, non giudicando gli altrui difetti o le negatività. Pensare, offrirsi e proporsi in modo circolare, agire coerentemente per un progetto comune: la vita.
…………………………………………………………………………………………………………

Per
concludere l’approccio ecologico sociale è centrato sul Club e si basa sulla
rete territoriale di una comunità dove gli enti ed i servizi interagiscono
armonicamente. Il Club non è “una setta” ma è “affettazione” o meglio
riflette la comunità dove è inserito. Più questi
rapporti di cooperazione sono intensi,
tanto più il
trattamento dei p.a.c.c. nei Club degli alcolisti si rafforza, incrementando il
loro numero e la loro presenza in ogni comune della Regione Sicilia. Per attuare
questo progetto non è facile, la risorsa degli operatori disponibili ai
programmi alcologici non è numericamente sufficiente. Nonostante siano stati
espletati otto corsi per il trattamento dei problemi alcoolcorrelati e complessi
nelle province di Siracusa, Caltanissetta n.2 , Palermo n. 2 , Catania n.2 ,
Enna che hanno formato e sensibilizzato circa 480 operatori
solamente trentadue sono attivi nei Club degli Alcolisti in trattamento.
Si calcola che il 20% abbia abbandonato i programmi per vari motivi entro il I°
anno di attività, e forse altrettanti lo faranno
nel prossimo biennio. Il mio impegno è stato e sarà quello di ridurre al
minimo tali evenienze, programmare diverse strategie per aumentare il numero di
Club, soprattutto nelle province di Palermo,
Trapani,
Agrigento, Ragusa, Siracusa e Messina. In questo periodo la risorsa dei Club,
per la componente degli servitori-insegnanti dei Club, è formata da volontari
per il 41% e da professionisti volontari per il 59% : volontari 41%, assistenti
sociali 34%, psichiatra 10%, medici 7,5%, psicologi 7,5%. E’ necessario
equilibrare le forze del volontariato, e le componenti mediche e psicologiche,
prima di tutto incentivando ed incoraggiando le famiglie dei Club ad attivarsi
come servitori per l’incremento di altri 20 Club in Sicilia. E poi promovendo quanti più corsi possibili per la formazione e la sensibilizzazione di altri
servitori-insegnanti cercando costantemente il sostegno degli Enti locali, delle
AA.SS.LL. e di altre istituzioni pubbliche e private, per raggiungere il target
di 50 Club entro il 2002. Credo che questa è la strada preminente per cambiare
la cultura generale e sanitaria del bere.
SERVIZIO
DI VOLONTARIATO PER CHI HA PROBLEMI CON L’ALCOL,
MASSIMA
RISERVATEZZA:
A chi rivolgersi per saperne di più o per aiuto: in campo nazionale all’AICAT di Genova:
Per gli indirizzi italiani visita i LINK del sito nazionale AICAT: http://www.aicat.net
Tel. 010-316143
E-mail: info@aicat.net
.
S.O.S. IN SICILIA:
ARCAT SICILIA, PALERMO, Tel cell. 388-4446888 – E-Mail: arcatsicilia@alcoldrogalegale.com
A.P.C.A.T. ENNA: Telefax: 0935683167 E-Mail: Apcat EN
Ser.T. : 0935981613 di Piazza Armerina
APCAT Caltanissetta: Tel: 0934587574 - E-MAIL: Apcat CL
SER.T. PALERMO: TEL. 0917033119- 0917033120
APCAT CATANIA: Tel. ................... – E-Mail -INFO: I. Brugliera
CATANIA: 800-291834 o 800-218140
NICOSIA:
TEL. 0935-671366 –
CALTANISSETTA:
Centro Alcologico: Tel. 0934-21065 –
GELA:
0933-832045.
(1)
V. Hudolin, “Manuale di alcologia”, Trento, Erickson, II ed. 1991
(2)
Grande Enciclopedia Treccani, vol.II, pp.262-263
(2a)
“
“
“ , IV, 1, p.77
(3)
Solomon H. Snyder, “Farmaci, droghe e cervello”, Bologna, Zanichelli
Editore, 1989
(4)
AA.VV., “Dentro l’alcool”, Roma, Koinè edizioni, 1993
(5)
A. Madesani, “Alcolismo”, Rimini, Editore Guaraldi, 1993
(6)
AA.VV., ”Manuale Merck, diagnosi e terapia”, Roma, Stampa Medica, 1990
(7)
AA.VV., ”Alcool: verità parziali”, quaderno n.7, Roma, Edizioni Otet, 1995
(8)
M.T. Cicerone, “L’età senile”, Vimercate (Milano), La Spiga, 1993
(9)
“La Sicilia”, quotidiano del 30/12/95, terza pagina: ‘Cultura, società,
spettacolo’,Catania
(10)
AA.VV., “Alimentazione e salute”, quaderno n.72, Charles S.Lieber p.78,
Milano, Le
Scienze, 1993
(11)
Pietro Fedele, Grande Dizionario Enciclopedico, Torino, UTET, vol. VIII, 1968
(12)
V. Hudolin, introduzione “Agenda Club”, Trento, Erickson, 1995
(13)
F. Folgheraiter, “Operatori sociali e lavoro di rete”, Trento, Erickson,
1991.
(14) A. Di Carlo, “ I problemi alcolcorrelati”, Solidarietà Rivista n, 24 “Associazione Casa Famiglia Rosetta”, Caltanissetta, 1995.