PROGRAMMA-AZIONE
IL RE E' NUDO:L'ALCOL E' DROGA!
PICCOLO
TRATTATO SULLO SCEMPIO
DELLA
LINGUA, DELLA SALUTE E DELLA RAGIONE
A
CAUSA DELL'ABUSO DI UNA PAROLA. OVVERO
ABUSARE
DI TUTTO, PERSINO DELL'ABUSO.
Questo breve scritto si propone di richiamare l'attenzione
del legislatore sul fatto di aver arrecato danni alla collettività con
un cattivo uso della lingua italiana.
Infatti nella stesura della recente legge sull'alcol egli avrebbe dovuto tenere presente, oltre che degli opposti e confliggenti interessi dei produttori di alcol e delle diecine di migliaia di persone che ogni anno ne muoiono, che egli si muoveva anche in un preciso ambito culturale e che egli aveva anche la responsabilità di fare sì che in futuro la cultura dell’alcol potesse cambiare verso forme meno mortifere.
Molti scienziati sostengono che la CULTURA non sia altro che la
espressione di una parte importante della "fedeltà
genetica" della specie umana: una sorta di DNA collettivo e immateriale
che, mediante l'apprendimento, porta alla creazione di comportamenti contraddistinti
dalla forza, stabilità e rigidità spesso riservate in natura a quelli più
propriamente istintuali. Cambiare una cultura è cammino lungo e faticoso, al
quale ogni generazione deve portare il proprio lavoro. Compito della nostra è
quello di usare finalmente gli strumenti conoscitivi ora disponibili (studi,
statistiche, ecc.) al fine di rivisitare criticamente antiche supposizioni o
“certezze”.
STA SCRITTO NELLA TAVOLA che
abbiamo concordato "…noi tutti, popoli delle Nazioni
Unite", e poi solennemente affermato per mezzo dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità (O.M.S.), che
L'ALCOL E' UNA DROGA:
1) Ha potere psicoattivo
2) Crea dipendenza fisica
3) Dà assuefazione
4) Crea dipendenza psichica
5) Implica pericolosità individuale e sociale
STA SCRITTO
SUI LIBRI che si preoccupano della stabilità e della certezza del significato
delle parole della lingua italiana, a garanzia del contratto sociale, che la
parola ABUSO significa:
-
uso cattivo, illecito, illegittimo, smodato, eccessivo, improprio, arbitrario.
Significa
che per una sostanza non tossica (per antonomasia, il cibo) solo l'ECCESSO è
da considerare abuso.
Significa che una sostanza tossica (alcol, varechina, toluolo ecc.) può
esser USATA per pulire i vetri o i pavimenti o le macchie. E' quindi ABUSO il
SOLO suo uso alimentare, e MAI la quantità. L'unione delle due
significanze così diventa essa stessa ABUSO linguistico e comunicativo (ed
anche espressione di una cultura mortale). La dizione “uso moderato” è
indicativa dell’equivoco: infatti la moderazione è l’esatto opposto
dell’abuso quantitativo.
Una
annotazione a lato, ma non impertinente, riguarda l'USO della parola ABUSO in
ordine ad altra branca delle sofferenze umane. Quando si usa, come viene fatto, la parola ABUSO per indicare la illecita attività
sessuale con minori si esclude tassativamente ogni altro significato: a dire
che, quando si hanno le idee chiare, non vi è valenza quantitativa che tenga.
Purtroppo siamo immersi da sempre in una cultura alcolica e, sino al
momento della decisione dell'OMS di includere l'alcol nella tabella delle
droghe, l'alcol ha potuto essere considerato una sostanza alimentare.
Sino a quel momento, quindi, la parola abuso
poteva avere anche il significato quantitativo
che oggi solo maliziose, incolte o interessate versioni vogliono far
sopravvivere. Sta appunto al legislatore,
specialmente in una situazione come questa, il compito di chiarire
autorevolmente la contraddizione e fare, appunto, CULTURA.
Queste osservazioni non sono frutto solo di un'accademica ricerca
semantica e quindi non suoni sciocca la frase "il Re è nudo!".
Infatti esse sono il frutto di una lunga esperienza
con l'alcol, felicemente terminata con una rinascita anche critica e
propriamente culturale che mica tutti possono dire di aver fatto. Esse sono fatte
allo scopo di dare parola a chi non può perchè giace o perchè nella
confusione della accettata droga egli
si confonde il cervello, la lingua, la vita e il futuro "…con un altro
bicchiere". Esse sono fatte perchè si correggano gli errori sin qui fatti
ed accettati.
Che non sia mai permesso di modificare la legge e di scrivere
sull'etichetta di una bottiglia che "l'abuso
può danneggiare la salute" perchè ciò è una truffa semantica e chi
chiedesse i danni avrebbe ragione. Che non sia più permesso di fare pubblicità
ad una droga ( vedi OMS!) perchè
ognuno di noi deve essere libero al limite di farsi anche del male con l'alcol,
ma che nessun altro ci faccia troppo
mercato e ci guadagni troppo su, e soprattutto
che l'informazione al proposito sia
chiara, univoca e "protetta" da una
legge scritta in buon italiano. (E che mai l'alcol sia proibito, soluzione
peggiore del male, perché creerebbe ancor più mercato!).
(Andrea Mattei)