Lettera COMMENTO e INTERVENTO alla III Conferenza di Genova 2000
Informazione, Chiave di volta della libertà
A Federica Fantozzi: Attualità
A
GENOVA SON STATO: e…
(Piccola relazione con finale cinico e bibliografia)
Sono stato a Genova per partecipate alla III Conferenza sulle Droghe, accreditato per l'organizzazione LIBERI DI NON BERE. Lo scopo della mia presenza era quello di combattere e magari ribaltare le priorità imposte al congresso dato che era tutto incentrato su quelle illegali (Ricordo: Droghe illegali: 1.000 morti/droghe legali: 100.000 morti). Dico subito che tutto è andato come da copione e di alcol e tabacco se ne è potuto sussurrare (e in percentuale ridotta) dietro agli angoli, e ci è sembrata già una vittoria!
Ma la mia sensazione principale è stata che abbiamo
in Italia una fortissima struttura psico-socio-economica dove ideologie,
tradizioni, paure, chiarezze parziali, interessi economici e di potere si intrecciano per portare ad una
unica soluzione operativa: controllo, controllo, e repressione.
Vi era il Palazzo nella sua ricchezza ed abbondanza,
col potere e l'arroganza: per i congressisti migliaia di cartelle piene di
documenti e dépliant, buffet, centinaia di elegantissime hostess e steward,
mezzi elettronici di trasmissione delle immagini, megaschermi, stand con
documentazioni ecc. Poi vi era uno spiegamento di polizia impressionante, in
divisa e in borghese, con cani antidroga (dentro al palazzo!), elicotteri per
aria e motovedette davanti ai moli.
Dall'altra parte della rete vi era una rumorosa
manifestazione, con musica assordante e spinelli, cani e bambini: ho cercato di
immaginare cosa stesse dividendo le due parti, e mi è venuta l'idea che era la
vecchia lotta tra potere (e denaro) contro la libertà e la fantasia.
Naturalmente io, con il mio bravo cartellino di
riconoscimento al bavero, ero finito dalla parte sbagliata: avevo portato LIBERI
DI NON BERE nel regno del business proibizionismo-derivato.
Mi nascondevo dietro al fatto che avevo la grande opportunità di combattere il
sistema dal di dentro: avrei fatto
vedere a tutti che razza d'inganno si stava perpetrando! Cifre alla mano avrei
scoperchiato la pentola del diavolo!
Tenevo nascosto nella borsa il testo del mio
intervento: lo avrei fatto esplodere nel bel mezzo della discussione illuminando
anche gli angoli oscuri della situazione!
Ma
anche qui mi ero sbagliato: gli interventi che precedevano il mio (incluso
quello ottimistico di un rappresentante dei produttori di birra!) erano assai
lunghi, così, intervento dopo intervento, diapositiva dopo diapositiva si
avvicinavano le 13 e la sala si andava svuotando. Quando potetti prendere la
parola vi erano pochissime persone, di quelle che di solito si fermano per
dovere o per pietà per l'oratore. Altro che esplodere!
Comunque, per buona volontà, ho partecipato alla
discussione pomeridiana sulle conclusioni. Ma anche lì con la sensazione di
stare dalla parte sbagliata: discutevamo sì di alcolismo e tabagismo, ma sempre
con quella specie di ipoteca generale medico-assistenziale di tutta la
Conferenza per cui si parla di che fare con gli alcolisti o con i tabagisti e
mai del che fare con l'alcol o il tabacco. In più accettando e sottostando
volenterosamente all'impostazione della Conferenza per cui noi rappresentavamo
uno scampolo, e mica tanto accettato, del serio
discorso sulle vere droghe.
Più e più volte mi si ripresentava alla mente la
domanda. Ma da chi ci difendevano tutti quei poliziotti? Fuori vi era un paese
con più di centomila morti per alcol e fumo, e dentro sui mille morti per altre
droghe si accapigliavano tra comunità e Sert, burocrati e gente sul campo, il
tutto condito con parole importanti di umanità,
recupero, prevenzione, reinserimento, lotta, attenzione, con tanti aggettivi
(brutto segno!). Fuori si manifestava per affermare la libertà di fumare lo
spinello e per una generale richiesta di libertà non altrimenti chiara o
compiuta, almeno a me pareva, e si beveva vino. Dentro si parlava di liberare i
poveretti dalle droghe, e i
portacenere erano pieni di cicche, e a momenti si respirava male nei corridoi,
altro che proposta di legge Veronesi!
Alla fine della Conferenza due parole sull'alcol e il
fumo sono poi passate con gaudio di chi non si aspettava nemmeno quelle, e le
cose sono sostanzialmente restate come da copione, con il solo strascico delle contestate
dichiarazioni del Ministro Veronesi, l'unico ad aver dato un messaggio chiaro,
scientifico, coraggioso (e di sinistra).
Mi è restata nella testa un'immagine prepotente: quella dei cani. Dentro: poliziotti antidroga; fuori: compagni di avventura.
Riportiamo l'intervento al quale si riferisce:
Dott. Andrea MATTEI:- «Vorrei fare due puntualizzazioni. Primo, da tanti anni ormai seguo questi discorsi e trovo che c’è una confusione mostruosa, non so quanto sostenuta ad arte, tra i problemi dell’alcol e l’alcolismo. L’alcol è una cosa, circola liberamente tra noi, produce dei guai, li chiamiamo alcolismo, li chiamiamo problemi alcol - correlati, ma è una cosa diversa. Allora dovrebbe essere non più il Ministero della Sanità che si occupa di questo, ma un Ministero che non esiste e forse si dovrebbe chiamare del Benessere. Sento parlare di pazienti. Credevo, sinceramente, venendo qua, che questa conferenza si occupasse del futuro, della sicurezza dei giovani, ma anche dei giovani che erano giovani e che adesso sono vecchi e muoiono, 30.000 ogni anno.
Vorrei dire che noto la ricchezza straordinaria di dotazioni per farci incontrare e parlare,ma quando ho telefonato al Ministero per chiedere di poter parlare di problemi di alcol, mi hanno detto che questo si occupava di droghe e non di alcol.
Ieri ho sentito la Ministra TURCO che ha parlato della legge che dovrebbe essere studiata adesso, sull’alcolismo; c’è stato proprio un lapsus perché si chiama Legge Quadro sull’alcol, però è indicativo, noi ci occupiamo di pazienti, del dopo, ma non del prima. Perché probabilmente questa è una cultura che ci sovrasta e allora penso questo, che se noi potessimo incominciare ad occuparci un po’ di alcool, come un elemento che si inserisce pericolosamente nella vita di ognuno di noi e della società. L’indicazione dell’OMS è: informare, informare, informare. La prima informazione dovrebbe essere quella per ogni consumatore, di poter leggere sull’etichetta quello che c’è dentro la bottiglia, e che lui introdurrà nel suo corpo e che è protetto da una legge della Repubblica Italiana, la 126 del ‘94; nella discussione su questa legge è sparito alla grande qualsiasi accenno al fatto di una necessità di una etichetta. Questo per dire che ci sono anche grossi, potenti interessi dietro questo, oltre ad una cultura alcoolica che noi ci portiamo dietro. Stamani MANGIARACINA ci ha parlato dei morti di fumo: aggiungiamoci questi 30.000 e passiamo i 100.000 morti. Se contiamo un po’ i morti, diciamoci la verità, di ecstasy quanti ne sono? Eppure lo slogan di questo congresso è basato su una verbalizzazione giovanile del farsi con l’ecstasy, il "calare". Questo la dice altrettanto lunga sulla disattenzione profonda verso i problemi che toccano il corpo sociale. Noi ci occupiamo delle crosticine sul naso, quando abbiamo una gamba in cancrena. Ma è possibile questo? Come mai ci sono delle macchinette che distribuiscono in giro dei pacchetti di sigarette ai minorenni, ma come mai l’Italia non si occupa di questo? Mi pare di vivere in uno Stato un po’ schizofrenico. Volevo dire: a questi giovani cosa diamo di diverso rispetto a quando io ero giovane? Ce ne sono 30.000 ogni anno che muoiono di questi giovani, non erano stati informati. E oggi di che cosa vengono informati? Che il problema è l’ecstasy o la mucca pazza. Questi argomenti occupano tutti i telegiornali. E’ questa l’informazione che raccomanda l’OMS? Credo, sinceramente, che dovrebbe venire un grido di preoccupazione da questo nostro incontro per dire: cari amici non occupiamoci dei falsi problemi, promuoviamo la salute, ma soprattutto non stiamo a parlare della riduzione del danno, perché quando qualcuno si è fatto del male, si è fatto del male, cerchiamo di soccorrerlo e accorrere, ma soprattutto che non si faccia del male. Allora proviamo a ridurre un po’ il rischio, attraverso un’informazione, attraverso una corretta distribuzione della nostra attenzione sui problemi falsi e su quelli veri.»
INFORMAZIONE,
CHIAVE DI VOLTA DELLA LIBERTA'
(Specialmente
per ciò che riguarda le bevande alcoliche)
In un suo saggio (Guida per i Perplessi) E.F. Schumacher, racconta che in
occasione di un suo viaggio nell'URRS si trovò a consultare una guida nella
quale, per ragioni politiche, sulla
mappa della città di San Pietroburgo, allora ancora Leningrado, non erano
indicate le chiese e gli edifici religiosi in genere. Questo gli aveva reso
assai difficile orizzontarsi.
Per le stesse ragioni penso che ad ognuno di noi sia difficile muoversi in
un mondo dove le informazioni che ci pervengono siano deformate per le più varie ragioni. Gli esempi potrebbero essere
tantissimi e divertente andarli a pescare nella propria
memoria: io mi limiterò ai pochi miei che ritengo siano sufficienti a guidare
il mio lettore.
Per prima vorrò citare una informazione, poi rivelatasi errata, che ha
dato uno speciale taglio alla mia vita: masturbarsi è peccato, è pericoloso
per la salute (si diventa tisici) e per lo spirito (si diventa moralmente flaccidi,
bugiardi e indolenti).
L'altra informazione errata era che esisteva un lupo in grado di castigare, mangiandoli o portandoli via,
i bambini cattivi, disubbidienti o capricciosi.
Un'altra ancora era che i bambini nascono sotto i cavoli. Poi che la mia
pessima nonna mi vessava e maltrattava non perchè avesse un problema di
carattere lei, ma per il mio bene. Poi anche che mangiare le castagne crude
faceva venire i pidocchi nei capelli. Poi ancora che l'affetto dei miei
familiari era una variabile dipendente da come studiavo e quindi dai voti a
scuola. Che i bambini non possono bere vino come i grandi, sennò non crescono. Si
vis pacem para bellum. Risus abundat
in ore stultorum. Eccetera.
Ho passato il resto della mia vita a cercare di orizzontarmi in mezzo agli
accadimenti secondo le informazioni ricevute così di prima mano od altre che
avevo ottenuto combinando variamente quelle in mio possesso, addentrandomi così
in sempre più confuse situazioni. Ad esempio che era quasi certo che i
bambini non nascessero sotto i cavoli ma dal corpo delle donne (in particolare
con parto anale).
Che quando prendevo scarsi voti a scuola ciò fosse da addebitare
esclusivamente al fatto che in precedenza mi ero masturbato danneggiando così
irrimediabilmente il mio cervello. Come si vede, un'ottima base per lo sviluppo
di un carattere franco ed ottimista.
Naturalmente tutto questo ha reso assai problematici il mio cammino, i
miei incontri con gli altri, la ricerca di nuove e più certe informazioni e
così via.
Quando cominciai a bere alcol sapevo che facevo male perchè ero bambino. Così, quando crebbi, bere alcol fu un segno
che ero grande, almeno quanto quelli
che lo potevano bere. E lo stesso valeva anche per il fumare.
Alla fine potetti diventare alcolista perchè mi avevano informato che il
problema, con l'alcol, non è quello di berlo, ma quello di berne troppo.
Così mi potetti addentrare in quel pericoloso territorio senza troppi problemi
dato che chi stabiliva quanto fosse il
troppo ero io o gli altri bevitori di
alcol a cui ricambiavo il favore di innalzare sempre la soglia del troppo.
Più avanti ancora nella mia carriera ci furono anche altri avvisi: purtroppo
riguardavano solo il fatto che stavo bevendo
troppo.
Così, solo nella mia battaglia perduta, continuai a smettere di bere
troppo, di abusare si dice, per ricadervi subito dopo, sotto la pressante
richiesta del mio stesso organismo. Sino al giorno in cui una persona amica mi
spiegò l'arcano: il problema non nasceva affatto dal bere troppo
alcol, ma solo dal berlo, dato che una droga non si può controllarla perchè è
lei che controlla noi, è seduta nel nostro io.
Dopo, tutto fu facilissimo: ora so che si smette di bere alcol, ecco
tutto, per sempre. Non ci sono altri modi.
Allora mi viene da pensare che se nella mappa con cui mi sono addentrato
nella vita fosse stato scritto con chiarezza "Questo alcol è una DROGA, se
lo bevi ti esponi al rischio di esserne bevuto
tu", allora non sarei stato così sciocco da non tenerne conto nel corso
dei miei numerosi tentativi di risolvere il problema.
Tutti questi pensieri mi disturbano quando affronto il problema
dell'informazione sull'alcol in Italia (e mica solo in Italia). In assenza di
una imparziale informazione fornita dalle scuole, dai mezzi di comunicazione di
massa, dalle autorità sanitarie e così via, il campo è lasciato totalmente
libero alle Lobby alcoliche, le quali vi scorrazzano a piacimento, utilizzando
addirittura, e per rinforzare la credulità generale, riviste scientifiche,
medici nell'esercizio della loro professione, giornalisti ed artisti. La mappa
informativa che ne esce è la stessa che una cultura profondamente alcolica ci
ha ammannito durante i secoli e che mi ha portato per mano a rischiare la vita
e, sicuramente, a danneggiarla un bel po'. Per non parlare poi dell'attività
strettamente promozionale che usa mezzi potentissimi, come la televisione, per
informare che alcol è bello, alcol è
allegria, alcol è successo; per pagare DJ nelle discoteche a promuovere
questo o quel drink, per pagare cifre enormi al fine di vedere poi in
televisione e sui giornali il corridore Schumacher (Micky), vestito da pacchetto
di Marlboro che festeggia la sua vittoria con spumante su un podio arredato da
Campari.
A questo si aggiunga tutta la variegata informazione collegata all'attività
agricola di produzione del vino, con paesaggi dolcissimi pieni di
vigne….Verrebbe da dire che, in uno slalom di questa durezza, almeno le porte
siano indicate con chiarezza e imparzialità. Se poi uno decide in piena
libertà di bere alcol, per lo meno abbia potuto consultare una mappa non
menzognera e non adulterata dai produttori, specialmente quando si avvalgono
di professionisti riconosciuti.
Ecco dunque una prima conclusione sulla informazione: tutte le cifre,
percentuali, casistiche e così via non valgono una cicca perchè indicano una
cosa che non c'è (l'abuso in senso quantitativo)
e non indicano invece una cosa che c'è (l'alcol è una droga, una sostanza
psicotropa cioè, che modifica la nostra percezione di noi stessi e del mondo).
L'accuratezza delle cifre e delle percentuali fornite dalla Lobby dei produttori
e l'apparente autorevolezza scientifica dell'esposizione trae in inganno quasi
come il fatto che sulla mappa censurata
di San Pietroburgo le strade accuratamente
nominate traessero ancora di più in inganno il lettore, convinto di trovarsi di fronte ad uno
strumento valido. Si tratta di una mappa censurata
del nostro paesaggio culturale, che renderà perplessi i più avveduti e che
perderà i semplici.
La domanda che allora occorre porsi è la seguente: quale è la
responsabilità di coloro che manomettono
i circuiti di conoscenza, siano essi mappe o ricerche sull'alcol?
L'altra domanda che occorre porsi è: cosa si potrà mai fare per informare
costoro che ciò che fanno non è bello?
Alle volte viene quasi spontaneo, come E.F. Schumacher, di dichiararsi
PERPLESSI.
Andrea
Mattei, alcolista liberato - LIBERI DI NON BERE.
Inviato
E-Mail ad: attualita@unita.it
In riferimento all’articolo:
|
L'Istituto
superiore della sanità: "Rispettando |
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ROMA
- Il killer più spietato è l'alcol, responsabile della metà degli
incidenti stradali e del 46 per cento dei morti sull'asfalto. Ma anche il
mancato rispetto delle misure di sicurezza fa la sua parte: la metà delle
5.000 persone che ogni anno perdono la vita in Italia a bordo di
automobili potrebbero salvarsi allacciando la cintura di sicurezza, lo
stesso accadrebbe a 200 dei 270 morti su moto e motorini se solo
indossassero il casco. Un rapporto sulle cause dei sinistri sulle strade
italiane è stato presentato oggi dall'Istituto superiore della sanità. E
dallo studio emerge che quella del nostro paese è una tra le situazioni
più tragiche. |
|
Ø
si
formulano i seguenti comunicati:
Gentile Giornalista,
abbiamo voluto andare un po' indietro per vedere se ciò che sta accadendo nel campo della sicurezza stradale ha un senso oppure è frutto di temporanei capricci o di malinformazione cronica. Così siamo andati a ripescare un articolo dall'archivio di Repubblica del 14 settembre 1999 e glie lo presentiamo per confermarle che da sempre molto si sa ma non si usa per fermare la mattanza. A conferma della nostra idea che la lobby dell'alcol è molto, molto potente. Varrebbe la pena di indagare un altro po' da buoni giornalisti! Vorremmo comunque farle notare che il titolo di Repubblica è a sua volta influenzato dalla suddetta lobby: infatti i rimedi stanno nella corretta informazione e nel cambiamento della cultura circa l'alcol, non nella cinture e nei caschi!
Restiamo a sua disposizione per proseguire il discorso, se pensa che potrà interessare i sui lettori o salvare qualche vita. Buon anno e grazie
Andrea Mattei - LIBERI DI
NON BERE
Tel. 0586650173 - Fax 0586650234
libtutti@tin.it
http://LiberiTutti.freeweb.org
Ci sembrano quindi risibili le pignole piccole percentuali su cui discutere quando chi vi legge non viene informato sulla grande, immensa tragedia che ci attanaglia!
Ø Già che ci siamo, vorremmo informarvi che In Italia abbiamo una lobby dei produttori così potente da impedire che nella recente legge sull'alcol (la 125 ) fosse incluso anche il più timido accenno all'obbligo di apporre una etichetta che informi dei rischi connessi all'uso di una sostanza psicotropa, quale l'alcol è. Anzi, più propriamente, come afferma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, DROGA. Questa "dimenticanza" malgrado vi sia una legge sempre della Repubblica Italiana, la 126 del 10/4/91 che obbliga senza eccezioni ad apporre etichette di avvertenza ed informazione su ogni prodotto venduto in Italia.
Ø Le forze che hanno ciò ottenuto saranno per caso le stesse che non fanno apparire dei dati realistici sugli incidenti?
Ø Saremmo lieti di fornire maggiori informazioni e più accurate statistiche ad una semplice richiesta. Ma forse saremmo ancora più contenti se si aprisse una strada per fare cessare questo immenso, frastornante silenzio su una tragedia che vede ogni anno sacrificate almeno 30.000 vite sull'altare di interessi commerciali.
Grazie per l'attenzione
P.S.
Parlando di cause: provate a indovinare quale è
stata la causa dei tredici morti sotto il Gottardo?
Andrea
Mattei - LIBERI DI NON BERE
Tel. 0586650173 - Fax 0586650234
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COMUNICATO
STAMPA
Promozione
della Salute?
vai
su
"Piccole"
dosi di alcol faranno bene al cuore, specie se accompagnate da PICCOLE dosi di
informazione (?)
In ritardo abbiamo letto questa agenzia del 29/11. Peccato, ci sarebbe piaciuto
rispondere subito: comunque la notizia resta sempre "fresca" del
suo significato profondo.
Firenze 29 nov. (Adnkronos Salute) - Due bicchieri di vino o due lattine di
birra al giorno per ridurre del 30% il rischio di ictus o infarto. Questa la
'ricetta' presentata da Andrea Poli dell'Universita' di Milano ai medici di
famiglia riuniti a Firenze al Congresso Simg (Societa' italiana di medicina
generale). Poli ha illustrato ai 'camici bianchi' la Campagna educazionale della
Fondazione Lorenzini, incentrata sullo stretto rapporto fra dosi
modeste di alcool e malattie cardiovascolari. ''Primo gradino - spiega Poli all'Adnkronos
Salute - parlare con i medici e spiegare loro come bere in
modo moderato riduca il rischio cardiovascolare. Per arrivare agli italiani,
infatti, dobbiamo vincere le resistenze del medico di famiglia, preoccupato
del fatto che questo approccio potrebbe favorire l'abuso''.
Desidereremmo sfidare ad un pubblico dibattito l'esimio Prof. Poli fornendogli
già da ora, affinché possa documentarsi e prepararsi, gli elementi su cui ci
basiamo per affermare il suo tradimento del Giuramento d'Ippocrate, la sua
scarsa informazione nonché la superficiale conoscenza della lingua italiana.
Ecco dunque per punti le nostre confutazioni
1. "due
bicchieri di vino o due lattine di birra al giorno per ridurre del 30% il
rischio di ictus o infarto". Domande: A) a quale concentrazione del
principio attivo (alcol) 4%, 5%, 8%, 14% ? B) a chi? Tutti? Anche alle gestanti,
agli alcolisti, ai bambini, e di che età, ai piloti di Pendolino o d'aereo,
agli operatori di macchinari pesanti, agli psicotici ecc.? C) Con quali
controindicazioni specifiche e generali, effetti secondari indesiderati, durata
della "cura"? D) Proprio 30%? Sulla base di quali ricerche si è data
tale percentuale? Quale il campione, quando, dove ecc.?
2. L'Organizzazione Mondiale della Sanità include l'alcol nella tabella delle
DROGHE, cioè di tutte quelle sostanze che 1) Hanno azione psicotropa,
2) Creano dipendenza fisica, 3) Danno assuefazione, 4) Creano dipendenza
psichica, 5) Implicano pericolosità individuale e sociale. In aggiunta
possiamo aggiungere che il Governo Francese ha commissionato anni fa una ricerca
ad un gruppo di scienziati e, sulla base di ciò, ha posto l'alcol
nella parte più alta della tabella, le DROGHE PESANTI, con eroina e cocaina.
Anche se l'alcol è la nostra "droga di casa", ciò non toglie che
tenacemente e voracemente chieda il prezzo relativo alla tabella dell'OMS. Oltre
30.000
morti annui le pare poco prezzo? Quanti sono i morti totali delle droghe
"proibite" eroina e cocaina, eppure guardi che legislazione! Ed anche
per la
droga legale, morfina, guardi che razza di regolamentazione!
3. Lei sta dando un taglio medico e addirittura specialistico cardiologico a
questi suoi pareri (che, aggiungiamo noi, hanno sicuramente un'alta valenza
commerciale): ma una "medicina" così facilmente equivocata e mortale,
specialmente quando consigliata su base "medica", come lei fa,
necessiterebbe di 1) ricetta del medico 2) (non rinnovabile: è
psicotropa!), 3) vendita in farmacia 4) etichetta e "bugiardino" di
istruzioni e AVVERTENZE. Non trova?
4) L'altra osservazione che le rivolgiamo riguarda il distorto uso della
lingua italiana: STA SCRITTO sui libri che si preoccupano della stabilità e
della certezza del significato delle parole della lingua italiana che la parola
ABUSO significa:
- uso cattivo, illecito, illegittimo, smodato, eccessivo, improprio,
arbitrario.
Significa che per una sostanza non tossica (per antonomasia, il cibo) solo
l'ECCESSO è da considerare abuso. Significa che una sostanza
tossica (alcol, varechina, toluolo ecc.) può esser USATA per pulire i vetri o i
pavimenti o le macchie. E' quindi ABUSO il SOLO suo uso alimentare, e MAI la
quantità. L'unione delle due significanze così diventa essa stessa ABUSO
linguistico e comunicativo. La dizione "uso moderato" è indicativa
dell'equivoco: infatti la moderazione è l'esatto opposto dell'abuso
quantitativo. Non stupisce quindi che tutto questo stia alla base delle
argomentazioni di chi, come pare qui, invece di promuovere la salute, si
trova a promuovere, sia pure di sponda, birra e vino.
A questo proposito le rammentiamo i grandi sforzi che l'OMS sta facendo per
combattere questa piaga sociale: non a caso il primo di essi è il combattere
l'uso "moderato" in tutta la popolazione, perché è su questa base
che cresce poi la piaga dell'alcolismo generale. Vi sono addirittura percentuali
fisse
a riprova di ciò (bevitori occasionali, bevitori costanti, forti bevitori,
alcolisti veri e propri).
5) Per finire in allegria le raccontiamo una piccola storiella della
nostra infanzia: in una Firenze delle favole bambine, a fronte di una
invasione di grilli i cittadini decidono di fare una grande battuta di caccia:
armati di bastoni e fucili partono alla ricerca dei grilli. Che non trovano,
ovviamente. Salvo uno, montato per caso sulla spalla di uno dei cacciatori e che
viene ucciso con una fucilata. Anche il cacciatore muore, ma questo permette a
tutti i cacciatori di tornare in città cantando "UN DE' LORO UN DE'
NOSTRI". Non sarà che lei propone di pagare un prezzo un po' alto per
combattere una battaglia cardiologica?
Saremmo davvero lieti di poterne discutere amichevolmente, è il compito che ci
siamo dati nascendo.
PROGRAMMA-AZIONE
LIBERI
DI NON BERE
Andrea Mattei
Sotto il
Gottardo, alcol?
vai
su
Da una testimonianza di Oliviero Toscani, che viaggia accodato al camion che
originerà l'incidente "...ce l'ho a 70 - 80 metri di distanza adesso il
camion. "che strano... - mi dico -è come se sbandasse un po'... o
l'autista ha sonno, o è ubriaco" . A un certo punto eccolo che sbanda
sulla destra. No, si rimette in carreggiata. Ma di nuovo ondeggia, e questa
volta picchia contro la parete della galleria per rimbalzare verso sinistra.
Urta un Tir che viene nella direzione opposta".
Mi viene da pensare che esiste una
buona probabilità (sempre verso il 50%) che in quell'incidente vi sia una
questione di alcol: le modalità descritte da Toscani così farebbero
pensare....
Sempre a Pag. 26 vi è un riquadro dove
viene riportata la dichiarazione del Ministro Lunardi che preannuncia un
inasprimento delle sanzioni stradali, preannunciando addirittura nel nuovo testo
della legge il ritiro della patente a chi telefona mentre guida . Come si
potrebbe fare per rammentargli quanto sappiamo circa alcol e guida? Se mi mandi
gli indirizzi delle Associazioni del Consumatori, mi impegno a fare una piccola
campagna di sensibilizzazione.
A pag. 27 veniamo informati di un'altro
incidente con morto abbandonato dall'investitore: vuoi vedere che salterà fuori
anche qui l'alcol?
Un caro saluto
Andrea Mattei - LIBERI DI NON BERE
Tel. 0586650173 - Fax 0586650234
libtutti@tin.it
http://LiberiTutti.freeweb.org
PROGRAMMA-AZIONE
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Oramai quando vado alla tabaccheria del paese per
comprare il giornale preparo il denaro contato perché oramai la coda è
continua per giocare quelle schedine di speranze infime e sono costretto a
scavalcare educatamente la fila paziente mostrando il denaro.
Alle
volte, se non sono svelto, mi tocca di soffermarmi e così vedo l’acquisto in
blocco, “due MS e la giocata”. A questi infimi livelli anche le
comunicazioni sono infime “provo il tre ancora una volta…” “io mi ci
sono stancato!”.
Ecco la ricevitoria della tassa sulla povertà, della
tassa sulla stupidità, della tassa sulla speranza infima di diventare ricchi.
Il paese fa la coda, tutto il Paese fa la coda, la televisione strombazza e
sollecita ancora più attenzione, così anche i giornali vi dedicano titoli
leggibili da dieci metri. Tuttologi, psicologi, sociologi sguazzano
nell’argomento.
Un rivolo di denaro si raccoglie così paziente e
parte per Roma, ladrona di soldi e
di speranze, dispensatrice di squallida vita emozionale, spacciatrice di fumo e
mezzana di infimi piaceri.
Leggo da qualche parte che oramai, a forza di essere
esattori di tanta parte di ricchezza per conto dello stato biscazziere, i
tabaccai sono diventati succosi obbiettivi per rapine balorde e ne sono
preoccupati…
La domenica mattina e il sabato sera si parla solo di
quello, presto dilagherà anche in tutti gli altri giorni: i monte premi da
capogiro spingono all’insù, gas esilarante, l’attenzione del popolo e
insieme le sorti del concorso nazionale.
E presto, quando per una maligna circostanza cesserà
di uscire per sempre la serie
fortunata, il monte premi diventerà enorme e quanto più lontano e disumano, più
interessante, sino al momento in cui tutta l’italietta farà la sua coda
settimanale per raggiungere un premio di migliaia di miliardi e lo stato
biscazziere potrà vivere largamente dei proventi di questa tassa occulta sulla
stupidità della gente e sulla nullità culturale ed umana della sua proposta
politica.
Così, in altri tempi, in altri modi, in altri
contesti succede con la nostra vita spirituale: accorti ed abili biscazzieri
sorteggiano la vita eterna in una lotteria che andremo a vedere solo con gli
occhi chiusi dalla morte. In cambio, settimana dopo settimana, giorno dopo
giorno consegniamo loro la nostra quotidiana razione di senso
della vita e viviamo quindi vite spirituali povere e grigie nella sciocca
speranzosa certezza di avere poi, tutto insieme, il premio enorme, eterno. E
perdiamo, giorno dopo giorno, la nostra dose quotidiana di eternità.
Che
bell’affare!
E penso anche che, avendo così perso la necessità
di dedicare il nostro tempo alla ricerca della nostra quota quotidiana di
spiritualità o di fortuna ci avanza troppo tempo, e dobbiamo sciuparlo in
qualche modo: ecco pronta inventata la televisione, altra droga sottile che ci
permette di far finta di vivere senza veramente vivere. I grandi amori, le
grandi emozioni, i grandi dolori, le grandi speranze scorrono sul cristallo e ci
esonerano ancora di più: siamo spettatori, seduti, con qualcosa da mangiare o
bere in mano, polli all’ingrasso.
Penso che il PROGRAMMA-PROPOSTA LIBERI DI NON BERE potrebbe utilmente trasformarsi in LIBERI
TUTTI, una specie di gioco alla ricerca delle libertà disperse, rubate,
perdute, dimenticate, sciupate. Penso che arriveremmo a capire perché mai, pur
avendo tutto quello che serve per vivere vite felici viviamo vite assai misere,
in alcuni casi infime, affannate sotto il segno di un BENESSERE che sarebbe più
corretto chiamare GRANDAVERE e basta.
E, gloria delle glorie, con la certezza di aver
sperperato il futuro dei nostri figli e il presente dei nostri fratelli esclusi!
Dicembre
2001
PROGRAMMA-AZIONE
LIBERI DI NON BERE
......................................................
Lessi tempo fa su Repubblica un articolo di Claudia
Riconda sulla febbre del superenalotto. Conteneva notizie su casi estremi di
dipendenza e portava anche un’intervista ad un neuropsichiatra che confermava
l’esistenza di gravi forme di dipendenza e sofferenza legate al gioco
d’azzardo.
Lo psichiatra ci offriva anche alcune notizie sulla
possibilità di curare tale dipendenza
con una terapia di otto-dieci settimane e con l’aiuto di fluvoxaurina o
clorimipramina. Ne deduco che per lui si tratta di una malattia e noto che egli
parifica il gioco alla nicotina, all’alcol ed alla cocaina con la
significativa dizione ABUSO: mi chiedo quale sia il significato che egli dia
alla parola ABUSO. Dal contesto mi pare che egli lo intenda come TROPPO, una
cosa quantitativa insomma. Ne deduco quindi che tutto è regolare se si tratta
di USO MODERATO e che invece non è regolare quando diventa troppo per incapacità
delle persone a dominare le pulsioni legate all’uso di tali stimolazioni.
Mi chiedo allora perché egli abbia messo anche la
cocaina nell’esempio: non sa che si tratta di sostanza psicoattiva e tossica,
come l’alcol d’altra parte, incluse nella tabella delle DROGHE
dall’Organizzazione Mondiale delle Sanità? Per tali sostanze è ABUSO
il solo uso, se no quanta cocaina ci vorrebbe per dare luogo ad ABUSO? E allora
dove starebbe l’ABUSO del gioco? Quante schedine, quale investimento? E
sarebbe da ponderare con la ricchezza a disposizione della persona? O della sua
famiglia? Egli parla di famiglie rovinate e disperate che portano i loro cari a curarsi
con opportune terapie. E chi si occuperà del pensionato che vive solo e che
disperde la propria misera pensione nella speranza di aver tanti soldi da fare
le pernacchie all’INPS? Ecco che la malattia
non appare più tale se si pone occhio ai numeri: migliaia di miliardi incassati
dallo stato biscazziere a quanti milioni di malati
corrispondono? E gli pare lecito che qualcuno lucri su tali malattie? Lo stato
biscazziere o gli psichiatri integrati con tale stato?
Nessuno che voglia usare i numeri, questa volta per
fare un semplice uno più uno due e
stabilire che siamo in presenza di stili di vita sbagliati? E che siamo in
presenza di una industria di sfruttamento delle debolezze umane?
Non
sarà per caso una storia simile a quella che permette allo stato di lucrare sul
tabacco o sull’alcol? E ai medici di lucrare sulle patologie indotte
dall’uso di tali prodotti prescrivendo questo o quello?
Non sarà che siamo mille miglia distanti da
qualsiasi cosa possa chiamarsi PROMOZIONE DELLA SALUTE, così come stabilisce
l’Organizzazione Mondiale della Sanità? E di chi la responsabilità di tale
triste condizione umana? Dei governanti? Del legislatore? Delle lobby del
produttori? Delle lobby degli aggiustatori
dei guai derivati?
Chi ci guadagna in tutta questa confusione?
Mi pare tutto alquanto confuso così come le ragioni
che i hanno permesso alla nuova legge 125 sull'alcol di escludere la necessità
di porre in etichetta delle avvertenze sui rischi del bere bevande alcoliche. E
poi si parla di necessità di informazione. E quale, se si nega la più ovvia,
basilare, stabilita nella legge 126 del 10/4/1991, che è quella fornita sulla
confezione del prodotto?
A me, bevitore di alcol libero da nove anni, pare che
questo stato faccia torto alla mia intelligenza (capacità di capire) e ABUSI
della mia pazienza. A me, cercatore di spazi di libertà, pare che si preparino
troppe trappole che ci rendono tutti meno liberi, magari con la scusa di
vantaggi economici.
Chi è stato quello che non mi ha risposto? Eppure le
domande sono chiare!
