Sommario:                                                            

Lettera  COMMENTO e INTERVENTO alla III Conferenza di Genova 2000

Informazione, Chiave di volta della libertà

A Federica Fantozzi: Attualità

Promozione alla salute

Sotto il Gottardo, alcol?

Chi è stato (1)

Chi è stato (2)

 

 

 

 

 

PROGRAMMA-AZIONE

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A GENOVA SON STATO: e…

MOLTA POLIZIA VI HO TROVATO

(Piccola relazione con finale cinico e bibliografia)

 

Sono stato a Genova per partecipate alla III Conferenza sulle Droghe, accreditato per l'organizzazione LIBERI DI NON BERE. Lo scopo della mia presenza era quello di combattere e magari ribaltare le priorità imposte al congresso dato che era tutto incentrato su quelle illegali (Ricordo: Droghe illegali: 1.000 morti/droghe legali: 100.000 morti). Dico subito che tutto è andato come da copione e di alcol e tabacco se ne è potuto sussurrare (e in percentuale ridotta) dietro agli angoli, e ci è sembrata già una vittoria!

Ma la mia sensazione principale è stata che abbiamo in Italia una fortissima struttura psico-socio-economica dove ideologie, tradizioni, paure, chiarezze parziali, interessi economici e di potere si intrecciano per portare ad una unica soluzione operativa: controllo, controllo, e repressione.

Vi era il Palazzo nella sua ricchezza ed abbondanza, col potere e l'arroganza: per i congressisti migliaia di cartelle piene di documenti e dépliant, buffet, centinaia di elegantissime hostess e steward, mezzi elettronici di trasmissione delle immagini, megaschermi, stand con documentazioni ecc. Poi vi era uno spiegamento di polizia impressionante, in divisa e in borghese, con cani antidroga (dentro al palazzo!), elicotteri per aria e motovedette davanti ai moli.

Dall'altra parte della rete vi era una rumorosa manifestazione, con musica assordante e spinelli, cani e bambini: ho cercato di immaginare cosa stesse dividendo le due parti, e mi è venuta l'idea che era la vecchia lotta tra potere (e denaro) contro la libertà e la fantasia.

Naturalmente io, con il mio bravo cartellino di riconoscimento al bavero, ero finito dalla parte sbagliata: avevo portato LIBERI DI NON BERE nel regno del business proibizionismo-derivato. Mi nascondevo dietro al fatto che avevo la grande opportunità di combattere il sistema dal di dentro: avrei fatto vedere a tutti che razza d'inganno si stava perpetrando! Cifre alla mano avrei scoperchiato la pentola del diavolo!

Tenevo nascosto nella borsa il testo del mio intervento: lo avrei fatto esplodere nel bel mezzo della discussione illuminando anche gli angoli oscuri della situazione!

Ma anche qui mi ero sbagliato: gli interventi che precedevano il mio (incluso quello ottimistico di un rappresentante dei produttori di birra!) erano assai lunghi, così, intervento dopo intervento, diapositiva dopo diapositiva si avvicinavano le 13 e la sala si andava svuotando. Quando potetti prendere la parola vi erano pochissime persone, di quelle che di solito si fermano per dovere o per pietà per l'oratore. Altro che esplodere!

Comunque, per buona volontà, ho partecipato alla discussione pomeridiana sulle conclusioni. Ma anche lì con la sensazione di stare dalla parte sbagliata: discutevamo sì di alcolismo e tabagismo, ma sempre con quella specie di ipoteca generale medico-assistenziale di tutta la Conferenza per cui si parla di che fare con gli alcolisti o con i tabagisti e mai del che fare con l'alcol o il tabacco. In più accettando e sottostando volenterosamente all'impostazione della Conferenza per cui noi rappresentavamo uno scampolo, e mica tanto accettato, del serio discorso sulle vere droghe.

Più e più volte mi si ripresentava alla mente la domanda. Ma da chi ci difendevano tutti quei poliziotti? Fuori vi era un paese con più di centomila morti per alcol e fumo, e dentro sui mille morti per altre droghe si accapigliavano tra comunità e Sert, burocrati e gente sul campo, il tutto condito con parole importanti di umanità, recupero, prevenzione, reinserimento, lotta, attenzione, con tanti aggettivi (brutto segno!). Fuori si manifestava per affermare la libertà di fumare lo spinello e per una generale richiesta di libertà non altrimenti chiara o compiuta, almeno a me pareva, e si beveva vino. Dentro si parlava di liberare i poveretti dalle droghe, e i portacenere erano pieni di cicche, e a momenti si respirava male nei corridoi, altro che proposta di legge Veronesi!

Alla fine della Conferenza due parole sull'alcol e il fumo sono poi passate con gaudio di chi non si aspettava nemmeno quelle, e le cose sono sostanzialmente restate  come da copione, con il solo strascico delle contestate dichiarazioni del Ministro Veronesi, l'unico ad aver dato un messaggio chiaro, scientifico, coraggioso (e di sinistra).

Mi è restata nella testa un'immagine prepotente: quella dei cani. Dentro: poliziotti antidroga; fuori: compagni di avventura.

  Andrea Mattei (che ha studiato il problema del controllo sociale delle droghe sul testo di Thomas Szasz – Il mito della droga – Feltrinelli, 1991)

Riportiamo l'intervento al quale si riferisce:

Dott. Andrea MATTEI:- «Vorrei fare due puntualizzazioni. Primo, da tanti anni ormai seguo questi discorsi e trovo che c’è una confusione mostruosa, non so quanto sostenuta ad arte, tra i problemi dell’alcol e l’alcolismo. L’alcol è una cosa, circola liberamente tra noi, produce dei guai, li chiamiamo alcolismo, li chiamiamo problemi alcol - correlati, ma è una cosa diversa. Allora dovrebbe essere non più il Ministero della Sanità che si occupa di questo, ma un Ministero che non esiste e forse si dovrebbe chiamare del Benessere. Sento parlare di pazienti. Credevo,  sinceramente, venendo qua, che questa conferenza si occupasse del futuro, della sicurezza dei giovani, ma anche dei giovani che erano giovani e che adesso sono vecchi e muoiono, 30.000 ogni anno.

Vorrei dire che noto la ricchezza straordinaria di dotazioni per farci incontrare e parlare,ma quando ho telefonato al Ministero per chiedere di poter parlare di problemi di alcol, mi hanno detto che questo si occupava di droghe e non di alcol.

Ieri ho sentito la Ministra TURCO che ha parlato della legge che dovrebbe essere studiata adesso, sull’alcolismo; c’è stato proprio un lapsus perché si chiama Legge Quadro sull’alcol, però è indicativo, noi ci occupiamo di pazienti, del dopo, ma non del prima. Perché probabilmente questa è una cultura che ci sovrasta e allora penso questo, che se noi potessimo incominciare ad occuparci un po’ di alcool, come un elemento che si inserisce pericolosamente nella vita di ognuno di noi e della società. L’indicazione dell’OMS è: informare, informare, informare. La prima informazione dovrebbe essere quella per ogni consumatore, di poter leggere sull’etichetta quello che c’è  dentro la bottiglia, e che lui introdurrà nel suo corpo e che è protetto da una legge della Repubblica Italiana, la 126 del ‘94; nella discussione su questa legge è sparito alla grande qualsiasi accenno al fatto di una necessità di una etichetta. Questo per dire che ci sono  anche grossi, potenti interessi dietro questo, oltre ad una cultura alcoolica che noi ci portiamo dietro. Stamani MANGIARACINA ci ha parlato dei morti di fumo: aggiungiamoci questi 30.000 e passiamo i 100.000 morti. Se contiamo un po’ i morti, diciamoci la verità,  di ecstasy quanti ne sono? Eppure lo slogan di questo congresso è basato su una verbalizzazione giovanile del farsi con l’ecstasy, il "calare". Questo la dice altrettanto lunga sulla disattenzione profonda verso i problemi che toccano il corpo sociale. Noi ci occupiamo delle crosticine sul naso, quando abbiamo una gamba in cancrena. Ma è possibile questo? Come mai ci sono delle macchinette che distribuiscono in giro dei pacchetti di sigarette ai minorenni, ma come mai l’Italia non si occupa di  questo? Mi pare di vivere in uno Stato un po’ schizofrenico. Volevo dire: a questi giovani cosa diamo di diverso rispetto a quando io ero giovane? Ce ne sono 30.000 ogni anno che  muoiono di questi giovani, non erano stati informati. E oggi di che cosa vengono informati? Che il problema è l’ecstasy o la mucca pazza. Questi argomenti occupano tutti i telegiornali. E’ questa l’informazione che raccomanda l’OMS? Credo, sinceramente, che  dovrebbe venire un grido di preoccupazione da questo nostro incontro per dire: cari amici non occupiamoci dei falsi problemi, promuoviamo la salute, ma soprattutto non stiamo a parlare della riduzione del danno, perché quando qualcuno si è fatto del male, si è fatto del male, cerchiamo di soccorrerlo e accorrere, ma soprattutto che non si faccia del male.  Allora proviamo a ridurre un po’ il rischio, attraverso un’informazione, attraverso una corretta distribuzione della nostra attenzione sui problemi falsi e su quelli veri.»

Andrea Mattei - LIBERI DI NON BERE
Tel. 0586650173 - Fax 0586650234
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INFORMAZIONE, CHIAVE DI VOLTA DELLA LIBERTA'             vai su

(Specialmente per ciò che riguarda le bevande alcoliche)

 

In un suo saggio (Guida per i Perplessi) E.F. Schumacher, racconta che in occa­sione di un suo viaggio nell'URRS si trovò a consultare una guida nella quale, per ragioni politiche,  sulla mappa della città di San Pietroburgo, allora ancora Leningrado, non erano indicate le chiese e gli edifici religiosi in genere. Questo gli aveva reso assai diffi­cile orizzontarsi.

Per le stesse ragioni penso che ad ognuno di noi sia difficile muoversi in un mondo dove le informazioni che ci pervengono siano deformate per le più varie ragioni. Gli esempi potrebbero essere tantissimi e divertente andarli a pescare nella propria  memoria: io mi limiterò ai pochi miei che ritengo siano sufficienti a guidare il mio lettore.

Per prima vorrò citare una informazione, poi rivelatasi errata, che ha dato uno speciale taglio alla mia vita: masturbarsi è peccato, è pericoloso per la salute (si diventa tisici) e per lo spirito (si diventa moralmente flaccidi, bugiardi e indolenti).

L'altra informazione errata era che esisteva un lupo in grado di castigare, man­giandoli o portandoli via,  i bambini cattivi, disubbidienti o capricciosi.

Un'altra ancora era che i bambini nascono sotto i cavoli. Poi che la mia pessima nonna mi vessava e maltrattava non perchè avesse un problema di carattere lei, ma per il mio bene. Poi anche che mangiare le castagne crude faceva venire i pidocchi nei capelli. Poi ancora che l'affetto dei miei familiari era una variabile dipendente da come studiavo e quindi dai voti a scuola. Che i bambini non possono bere vino come i grandi, sennò non crescono. Si vis pacem para bellum. Risus abundat in ore stultorum. Eccetera.

Ho passato il resto della mia vita a cercare di orizzontarmi in mezzo agli accadi­menti secondo le informazioni ricevute così di prima mano od altre che avevo ottenuto combinando variamente quelle in mio possesso, addentrandomi così in sempre più con­fuse situazioni. Ad esempio che era quasi certo che i bambini non nascessero sotto i ca­voli ma dal corpo delle donne (in particolare con parto anale). Che quando prendevo scarsi voti a scuola ciò fosse da ad­debitare esclusivamente al fatto che in precedenza mi ero masturbato danneggiando così irrimediabilmente il mio cervello. Come si vede, un'ottima base per lo sviluppo di un ca­rattere franco ed ottimista.

Naturalmente tutto questo ha reso assai problematici il mio cammino, i miei in­contri con gli altri, la ricerca di nuove e più certe informazioni e così via.

Quando cominciai a bere alcol sapevo che facevo male perchè ero bambino. Così, quando crebbi, bere alcol fu un segno che ero grande, almeno quanto quelli che lo potevano bere. E lo stesso valeva anche per il fumare.

Alla fine potetti diventare alcolista perchè mi avevano informato che il problema, con l'alcol, non è quello di berlo, ma quello di berne troppo. Così mi potetti addentrare in quel pericoloso territorio senza troppi problemi dato che chi stabiliva quanto fosse il troppo ero io o gli altri bevitori di alcol a cui ricambiavo il favore di innalzare sempre la soglia del troppo. Più avanti ancora nella mia carriera ci furono anche altri avvisi: purtroppo riguardavano solo il fatto che stavo bevendo troppo.

Così, solo nella mia battaglia perduta, continuai a smettere di bere troppo, di abusare si dice, per ricadervi subito dopo, sotto la pressante richiesta del mio stesso or­ganismo. Sino al giorno in cui una persona amica mi spiegò l'arcano: il problema non na­sceva affatto dal bere troppo alcol, ma solo dal berlo, dato che una droga non si può controllarla perchè è lei che controlla noi, è seduta nel nostro io.

Dopo, tutto fu facilis­simo: ora so che si smette di bere alcol, ecco tutto, per sempre. Non ci sono altri modi.

Allora mi viene da pensare che se nella mappa con cui mi sono addentrato nella vita fosse stato scritto con chiarezza "Questo alcol è una DROGA, se lo bevi ti esponi al rischio di esserne bevuto tu", allora non sarei stato così sciocco da non tenerne conto nel corso dei miei numerosi tentativi di risolvere il problema.

Tutti questi pensieri mi disturbano quando affronto il problema dell'informazione sull'alcol in Italia (e mica solo in Italia). In assenza di una imparziale informazione fornita dalle scuole, dai mezzi di comunicazione di massa, dalle autorità sanitarie e così via, il campo è lasciato totalmente libero alle Lobby alcoliche, le quali vi scorrazzano a piaci­mento, utilizzando addirittura, e per rinforzare la credulità generale, riviste scientifiche, medici nell'esercizio della loro professione, giornalisti ed artisti. La mappa informativa che ne esce è la stessa che una cultura profondamente alcolica ci ha ammannito durante i secoli e che mi ha portato per mano a rischiare la vita e, sicuramente, a danneggiarla un bel po'. Per non parlare poi dell'attività strettamente promozionale che usa mezzi poten­tissimi, come la televisione, per informare che alcol è bello, alcol è allegria, alcol è suc­cesso; per pagare DJ nelle discoteche a promuovere questo o quel drink, per pagare cifre enormi al fine di vedere poi in televisione e sui giornali il corridore Schumacher (Micky), vestito da pacchetto di Marlboro che fe­steggia la sua vittoria con spumante su un podio arredato da Campari.

A questo si aggiunga tutta la variegata informazione collegata all'attività agricola di produzione del vino, con paesaggi dolcissimi pieni di vigne….Verrebbe da dire che, in uno slalom di questa durezza, almeno le porte siano in­dicate con chiarezza e imparzialità. Se poi uno decide in piena libertà di bere alcol, per lo meno abbia potuto consultare una mappa non menzognera e non adulterata dai produt­tori, specialmente quando si avvalgono di professionisti riconosciuti.

Ecco dunque una prima conclusione sulla informazione: tutte le cifre, percentuali, casistiche e così via non valgono una cicca perchè indicano una cosa che non c'è (l'abuso in senso quantitativo) e non indicano invece una cosa che c'è (l'alcol è una droga, una sostanza psicotropa cioè, che modifica la nostra percezione di noi stessi e del mondo). L'accuratezza delle cifre e delle percentuali fornite dalla Lobby dei produttori e l'appa­rente autorevolezza scientifica dell'esposizione trae in inganno quasi come il fatto che sulla mappa censurata di San Pietroburgo le strade  accuratamente nominate traessero ancora di più  in inganno il lettore, convinto di trovarsi di fronte ad uno strumento va­lido. Si tratta di una mappa censurata del nostro paesaggio culturale, che renderà per­plessi i più avveduti e che perderà i semplici.

La domanda che allora occorre porsi è la seguente: quale è la responsabilità di coloro che manomettono i circuiti di conoscenza, siano essi mappe o ricerche sull'alcol?

L'altra domanda che occorre porsi è: cosa si potrà mai fare per informare costoro che ciò che fanno non è bello?

Alle volte viene quasi spontaneo, come E.F. Schumacher, di dichiararsi PERPLESSI.

 

Andrea Mattei, alcolista liberato - LIBERI DI NON BERE.  

 

Inviato E-Mail ad:  attualita@unita.it

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In riferimento all’articolo:

 

L'Istituto superiore della sanità: "Rispettando
le misure di sicurezza si dimezza il numero dei morti"


Incidenti, l'alcol è il killer
caschi e cinture i rimedi

Il sottosegretario: "Italia fanalino di coda in Europa
ma entro ottobre vareremo il piano di intervento"



 


ROMA - Il killer più spietato è l'alcol, responsabile della metà degli incidenti stradali e del 46 per cento dei morti sull'asfalto. Ma anche il mancato rispetto delle misure di sicurezza fa la sua parte: la metà delle 5.000 persone che ogni anno perdono la vita in Italia a bordo di automobili potrebbero salvarsi allacciando la cintura di sicurezza, lo stesso accadrebbe a 200 dei 270 morti su moto e motorini se solo indossassero il casco. Un rapporto sulle cause dei sinistri sulle strade italiane è stato presentato oggi dall'Istituto superiore della sanità. E dallo studio emerge che quella del nostro paese è una tra le situazioni più tragiche.

"Abbiamo ancora molto da fare", spiega il sottosegretario ai Lavori pubblici Mauro Fabris, annunciando che l'atteso piano di sicurezza stradale del governo sarà varato entro ottobre. "Siamo terzultimi in fatto di sicurezza stradale dopo Grecia e Portogallo". Dati confermati anche dall'Istituto superiore di sanità a proposito della maggiore causa di mortalità sulle strade, l'alcol. In Francia, infatti, gli incidenti provocati da guidatori in stato di ebbrezza sono il 40 per cento, in Germania addirittura il 19.

Numeri che dovrebbero far riflettere. Così come lascia con l'amaro in bocca il fatto che i morti potrebbero essere dimezzati se solo automobilisti e motociclisti indossassero le cinture di sicurezza e il casco, come la legge prescrive. E invece in Italia, secondo le rilevazioni dell'Aci, solo un automobilista su dieci allaccia la cintura, contro il 92 per cento dei tedeschi, il 91 degli inglesi e l'86 dei francesi.

Il risultato di questo mix di negligenza e imprudenza è drammatico: 8.000 morti l'anno sulle strade e un aggravio di quasi duemila miliardi per le sole spese ospedaliere. Nel solo 1997 la somma per pazienti dimessi dalle strutture sanitarie dopo le cure per incidenti stradali è stata di 1.900 miliardi. Ma la cifra reale è molto superiore perché spesso la cartelle cliniche non sono precise: l'Istituto superiore di Sanità stima quindi che la spesa complessiva arrivi a toccare i 4.000 miliardi.

A tutto questo dovrebbe porre rimedio il piano per la sicurezza stradale che il ministero dei Lavori pubblici (insieme ai dicasteri dell'Interno, della Pubblica istruzione, della Sanità e dei Trasporti) dovrebbe lanciare entro ottobre. A finanziarlo ci saranno soprattutto gli automobilisti più indisciplinati: gli interventi potranno contare su 90 miliardi l'anno che arriveranno utilizzando il 15 per cento degli introiti delle multe. Sulla riuscita dell'iniziativa, il sottosegretario Fabris è fiducioso: "Vedremo se finita l'estate di sangue e chiacchiere si arriverà a qualcosa di concreto".

(14 settembre 1999)

 

 

Ø     si formulano i seguenti comunicati:

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  1. ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLA GIORNALISTA FEDERICA FANTOZZI

 

Gentile Giornalista,

abbiamo voluto andare un po' indietro per vedere se ciò che sta accadendo nel campo della sicurezza stradale ha un senso oppure è frutto di temporanei capricci o di malinformazione cronica. Così siamo andati a ripescare un articolo dall'archivio di Repubblica del 14 settembre 1999 e glie lo presentiamo per confermarle che da sempre molto si sa ma non si usa per fermare la mattanza. A conferma della nostra idea che la lobby dell'alcol è molto, molto potente. Varrebbe la pena di indagare un altro po' da buoni giornalisti! Vorremmo comunque farle notare che il titolo di Repubblica è a sua volta influenzato dalla suddetta lobby: infatti i rimedi stanno nella corretta informazione e nel cambiamento della cultura circa l'alcol, non nella cinture e nei caschi!

Restiamo a sua disposizione per proseguire il discorso, se pensa che potrà interessare i sui lettori o salvare qualche vita. Buon anno e grazie

 

Andrea Mattei - LIBERI DI NON BERE
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  1. Leggiamo a pag.10 del 29/12 un articolo a firma Federica Fantozzi in cui, commentando le osservazioni del Codacons, i dati dell'ISTAT, Associazione Italiana Vittime della Strada, dell'Eurispes, le proposte del ministero, si forniscono dati alle volte contraddittori e, aggiungiamo noi, sicuramente errati circa le cause degli incidenti (qui si parlava dei 150 Km/h cari al Ministro Lunardi). Infatti leggiamo che le cause degli incidenti sono in varie percentuali questa o quella: NON TROVIAMO UNA SOLA MENZIONE della sicuramente più importante causa di incidenti, cioè l'alcol. Recenti ricerche hanno confermato ciò che noi sapevamo e andavamo affermando da sempre, essere la percentuale di responsabilità dell'alcol largamente la prima con punte di 40% ed oltre! In Italia non abbiamo, come in molti altri più civili paesi l'obbligo dell'esame alcolimetrico sui conducenti sorpresi a commettere infrazioni o causa di incidenti. Così da noi si può affermare che la causa era l'eccessiva velocità o la guida distratta o indecisa mentre ciò era solo la modalità in cui si esplicava l'effetto dell'alcol. In Italia abbiamo un numero di rilevazioni alcolimetriche annue di poche centinaia di migliaia, contro i milioni in Francia. In Germania è già larga consuetudine che nelle uscite serali venga eletto nel gruppo il guidatore sobrio  che non berrà nella serata. Perchè vi è la quasi assoluta certezza del controllo e di pene severissime!

Ci sembrano quindi risibili le pignole piccole percentuali su cui discutere quando chi vi legge non viene informato sulla grande, immensa tragedia che ci attanaglia!

Ø      Già che ci siamo, vorremmo informarvi che In Italia abbiamo una lobby dei produttori così potente da impedire che nella recente legge sull'alcol (la 125 ) fosse incluso anche il più timido accenno all'obbligo di apporre una etichetta che informi dei rischi connessi all'uso di una sostanza psicotropa, quale l'alcol è. Anzi, più propriamente, come afferma l'Organizzazione Mondiale della Sanità, DROGA. Questa "dimenticanza" malgrado vi sia una legge sempre della Repubblica Italiana, la 126 del 10/4/91 che obbliga senza eccezioni ad apporre etichette di avvertenza ed informazione su ogni prodotto venduto in Italia.

Ø      Le forze che hanno ciò ottenuto saranno per caso le stesse che non fanno apparire dei dati realistici sugli incidenti?

Ø      Saremmo lieti di fornire maggiori informazioni e più accurate statistiche ad una semplice richiesta. Ma forse saremmo ancora più contenti se si aprisse una strada per fare cessare questo immenso, frastornante silenzio su una tragedia che vede ogni anno sacrificate almeno 30.000 vite sull'altare di interessi commerciali.

Grazie per l'attenzione

P.S. Parlando di cause:  provate a indovinare quale è stata la causa dei tredici morti sotto il Gottardo?

 

Andrea Mattei - LIBERI DI NON BERE
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COMUNICATO STAMPA


Promozione della Salute?                                       vai su


"Piccole" dosi di alcol faranno bene al cuore, specie se accompagnate da PICCOLE dosi di informazione (?)

In ritardo abbiamo letto questa agenzia del 29/11. Peccato, ci sarebbe piaciuto rispondere subito: comunque la notizia resta sempre "fresca" del
suo significato profondo.

Firenze 29 nov. (Adnkronos Salute) - Due bicchieri di vino o due lattine di birra al giorno per ridurre del 30% il rischio di ictus o infarto. Questa la
'ricetta' presentata da Andrea Poli dell'Universita' di Milano ai medici di famiglia riuniti a Firenze al Congresso Simg (Societa' italiana di medicina
generale). Poli ha illustrato ai 'camici bianchi' la Campagna educazionale della Fondazione Lorenzini, incentrata sullo stretto rapporto fra dosi
modeste di alcool e malattie cardiovascolari. ''Primo gradino - spiega Poli all'Adnkronos Salute - parlare con i medici e spiegare loro come bere in
modo moderato riduca il rischio cardiovascolare. Per arrivare agli italiani, infatti, dobbiamo vincere le resistenze del medico di famiglia, preoccupato
del fatto che questo approccio potrebbe favorire l'abuso''.


Desidereremmo sfidare ad un pubblico dibattito l'esimio Prof. Poli fornendogli già da ora, affinché possa documentarsi e prepararsi, gli elementi su cui ci basiamo per affermare il suo tradimento del Giuramento d'Ippocrate, la sua scarsa informazione nonché la superficiale conoscenza della lingua italiana.
Ecco dunque per punti le nostre confutazioni 

1. "due bicchieri di vino o due lattine di birra al giorno per ridurre del 30% il rischio di ictus o infarto".  Domande: A) a quale concentrazione del principio attivo (alcol) 4%, 5%, 8%, 14% ? B) a chi? Tutti? Anche alle gestanti, agli alcolisti, ai bambini, e di che età, ai piloti di Pendolino o d'aereo, agli operatori di macchinari pesanti, agli psicotici ecc.? C) Con quali controindicazioni specifiche e generali, effetti secondari indesiderati, durata della "cura"? D) Proprio 30%? Sulla base di quali ricerche si è data tale percentuale? Quale il campione, quando, dove ecc.?


2. L'Organizzazione Mondiale della Sanità include l'alcol nella tabella delle DROGHE, cioè di tutte quelle sostanze che 1) Hanno azione psicotropa,
2) Creano dipendenza fisica, 3) Danno assuefazione, 4) Creano dipendenza psichica, 5) Implicano pericolosità individuale e sociale. In aggiunta
possiamo aggiungere che il Governo Francese ha commissionato anni fa una ricerca ad un gruppo di scienziati e, sulla base di ciò, ha posto l'alcol
nella parte più alta della tabella, le DROGHE PESANTI, con eroina e cocaina.
Anche se l'alcol è la nostra "droga di casa", ciò non toglie che tenacemente e voracemente chieda il prezzo relativo alla tabella dell'OMS. Oltre 30.000
morti annui le pare poco prezzo? Quanti sono i morti totali delle droghe "proibite" eroina e cocaina, eppure guardi che legislazione! Ed anche per la
droga legale, morfina, guardi che razza di regolamentazione!


3. Lei sta dando un taglio medico e addirittura specialistico cardiologico a questi suoi pareri (che, aggiungiamo noi, hanno sicuramente un'alta valenza
commerciale): ma una "medicina" così facilmente equivocata e mortale, specialmente quando consigliata su base "medica", come  lei fa, necessiterebbe di 1) ricetta del medico 2)  (non rinnovabile: è psicotropa!), 3) vendita in farmacia 4) etichetta e "bugiardino" di istruzioni e AVVERTENZE. Non trova?
4)  L'altra osservazione che le rivolgiamo riguarda il distorto uso della lingua italiana: STA SCRITTO sui libri che si preoccupano della stabilità e
della certezza del significato delle parole della lingua italiana che la parola ABUSO significa:

- uso cattivo, illecito, illegittimo, smodato, eccessivo, improprio,
arbitrario.

Significa che per una sostanza non tossica (per antonomasia, il cibo) solo l'ECCESSO è da  considerare abuso.  Significa che una sostanza tossica (alcol, varechina, toluolo ecc.) può esser USATA per pulire i vetri o i pavimenti o le macchie. E' quindi ABUSO il SOLO suo uso alimentare, e MAI la quantità. L'unione delle due significanze così diventa essa stessa ABUSO linguistico e comunicativo. La dizione "uso moderato" è indicativa dell'equivoco: infatti la moderazione è l'esatto opposto dell'abuso quantitativo. Non stupisce quindi che tutto questo stia alla base delle argomentazioni di chi, come pare  qui, invece di promuovere la salute, si trova a promuovere, sia pure di sponda, birra e vino.
A questo proposito le rammentiamo i grandi sforzi che l'OMS sta facendo per combattere questa piaga sociale: non a caso il primo di essi è il combattere
l'uso "moderato" in tutta la popolazione, perché è su questa base che cresce poi la piaga dell'alcolismo generale. Vi sono addirittura percentuali fisse
a riprova di ciò (bevitori occasionali, bevitori costanti, forti bevitori, alcolisti veri e propri).

5) Per finire in allegria le raccontiamo una  piccola storiella della nostra infanzia: in  una Firenze delle favole bambine, a fronte di una invasione di grilli i cittadini decidono di fare una grande battuta di caccia: armati di bastoni e fucili partono alla ricerca dei grilli. Che non trovano, ovviamente. Salvo uno, montato per caso sulla spalla di uno dei cacciatori e che viene ucciso con una fucilata. Anche il cacciatore muore, ma questo permette a tutti i cacciatori di tornare in città cantando "UN DE' LORO UN DE' NOSTRI". Non sarà che lei propone di pagare un prezzo un po' alto per  combattere una battaglia cardiologica?

Saremmo davvero lieti di poterne discutere amichevolmente, è il compito che ci siamo dati nascendo.

            PROGRAMMA-AZIONE
             LIBERI DI NON BERE


                   Andrea Mattei

Sotto il Gottardo, alcol?                                                        vai su

    Da una testimonianza di Oliviero Toscani, che viaggia accodato al camion che originerà l'incidente "...ce l'ho a 70 - 80 metri di distanza adesso il camion. "che strano... - mi dico -è come se sbandasse un po'... o l'autista ha sonno, o è ubriaco" . A un certo punto eccolo che sbanda sulla destra. No, si rimette in carreggiata. Ma di nuovo ondeggia, e questa volta picchia contro la parete della galleria per rimbalzare verso sinistra. Urta un Tir che viene nella direzione opposta".

    Mi viene da pensare che esiste una buona probabilità (sempre verso il 50%) che in quell'incidente vi sia una questione di alcol: le modalità descritte da Toscani così farebbero pensare....

    Sempre a Pag. 26 vi è un riquadro dove viene riportata la dichiarazione del Ministro Lunardi che preannuncia un inasprimento delle sanzioni stradali, preannunciando addirittura nel nuovo testo della legge il ritiro della patente a chi telefona mentre guida . Come si potrebbe fare per rammentargli quanto sappiamo circa alcol e guida? Se mi mandi gli indirizzi delle Associazioni del Consumatori, mi impegno a fare una piccola campagna di sensibilizzazione.

    A pag. 27 veniamo informati di un'altro incidente con morto abbandonato dall'investitore: vuoi vedere che salterà fuori anche qui l'alcol?

Un caro saluto

Andrea Mattei - LIBERI DI NON BERE
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DOCUMENTO N. 1                                                                                                                                 VAI SU

PROGRAMMA-AZIONE

LIBERI DI NON BERE

 

 

  CHI E’ STATO?

 

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Oramai quando vado alla tabaccheria del paese per comprare il giornale preparo il denaro contato perché oramai la coda è continua per giocare quelle schedine di speranze infime e sono costretto a scavalcare educatamente la fila paziente mostrando il denaro.

Alle volte, se non sono svelto, mi tocca di soffermarmi e così vedo l’acquisto in blocco, “due MS e la giocata”. A questi infimi livelli anche le comunicazioni sono infime “provo il tre ancora una volta…” “io mi ci sono stancato!”.

Ecco la ricevitoria della tassa sulla povertà, della tassa sulla stupidità, della tassa sulla speranza infima di diventare ricchi. Il paese fa la coda, tutto il Paese fa la coda, la televisione strombazza e sollecita ancora più attenzione, così anche i giornali vi dedicano titoli leggibili da dieci metri. Tuttologi, psicologi, sociologi sguazzano nell’argomento.

Un rivolo di denaro si raccoglie così paziente e parte per Roma,  ladrona di soldi e di speranze, dispensatrice di squallida vita emozionale, spacciatrice di fumo e mezzana di infimi piaceri.

Leggo da qualche parte che oramai, a forza di essere esattori di tanta parte di ricchezza per conto dello stato biscazziere, i tabaccai sono diventati succosi obbiettivi per rapine balorde e ne sono preoccupati…

La domenica mattina e il sabato sera si parla solo di quello, presto dilagherà anche in tutti gli altri giorni: i monte premi da capogiro spingono all’insù, gas esilarante, l’attenzione del popolo e insieme le sorti del concorso nazionale.

E presto, quando per una maligna circostanza cesserà di uscire per sempre la serie fortunata, il monte premi diventerà enorme e quanto più lontano e disumano, più interessante, sino al momento in cui tutta l’italietta farà la sua coda settimanale per raggiungere un premio di migliaia di miliardi e lo stato biscazziere potrà vivere largamente dei proventi di questa tassa occulta sulla stupidità della gente e sulla nullità culturale ed umana della sua proposta politica.

Così, in altri tempi, in altri modi, in altri contesti succede con la nostra vita spirituale: accorti ed abili biscazzieri sorteggiano la vita eterna in una lotteria che andremo a vedere solo con gli occhi chiusi dalla morte. In cambio, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno consegniamo loro la nostra quotidiana razione di senso della vita e viviamo quindi vite spirituali povere e grigie nella sciocca speranzosa certezza di avere poi, tutto insieme, il premio enorme, eterno. E perdiamo, giorno dopo giorno, la nostra dose quotidiana di eternità.

Che bell’affare!

E penso anche che, avendo così perso la necessità di dedicare il nostro tempo alla ricerca della nostra quota quotidiana di spiritualità o di fortuna ci avanza troppo tempo, e dobbiamo sciuparlo in qualche modo: ecco pronta inventata la televisione, altra droga sottile che ci permette di far finta di vivere senza veramente vivere. I grandi amori, le grandi emozioni, i grandi dolori, le grandi speranze scorrono sul cristallo e ci esonerano ancora di più: siamo spettatori, seduti, con qualcosa da mangiare o bere in mano, polli all’ingrasso.

 

Penso che il PROGRAMMA-PROPOSTA LIBERI DI NON BERE potrebbe utilmente trasformarsi in LIBERI TUTTI, una specie di gioco alla ricerca delle libertà disperse, rubate, perdute, dimenticate, sciupate. Penso che arriveremmo a capire perché mai, pur avendo tutto quello che serve per vivere vite felici viviamo vite assai misere, in alcuni casi infime, affannate sotto il segno di un BENESSERE che sarebbe più corretto chiamare GRANDAVERE e basta.

E, gloria delle glorie, con la certezza di aver sperperato il futuro dei nostri figli e il presente dei nostri fratelli esclusi!

 

Dicembre 2001

 

 

DOCUMENTO N. 2

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PROGRAMMA-AZIONE                                                                                                                      

LIBERI DI NON BERE

 

 

 

  CHI E’ STATO?

 

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Lessi tempo fa su Repubblica un articolo di Claudia Riconda sulla febbre del superenalotto. Conteneva notizie su casi estremi di dipendenza e portava anche un’intervista ad un neuropsichiatra che confermava l’esistenza di gravi forme di dipendenza e sofferenza legate al gioco d’azzardo.

Lo psichiatra ci offriva anche alcune notizie sulla possibilità di curare tale dipendenza con una terapia di otto-dieci settimane e con l’aiuto di fluvoxaurina o clorimipramina. Ne deduco che per lui si tratta di una malattia e noto che egli parifica il gioco alla nicotina, all’alcol ed alla cocaina con la significativa dizione ABUSO: mi chiedo quale sia il significato che egli dia alla parola ABUSO. Dal contesto mi pare che egli lo intenda come TROPPO, una cosa quantitativa insomma. Ne deduco quindi che tutto è regolare se si tratta di USO MODERATO e che invece non è regolare quando diventa troppo per incapacità delle persone a dominare le pulsioni legate all’uso di tali stimolazioni.

Mi chiedo allora perché egli abbia messo anche la cocaina nell’esempio: non sa che si tratta di sostanza psicoattiva e tossica, come l’alcol d’altra parte, incluse nella tabella delle DROGHE  dall’Organizzazione Mondiale delle Sanità? Per tali sostanze è ABUSO il solo uso, se no quanta cocaina ci vorrebbe per dare luogo ad ABUSO? E allora dove starebbe l’ABUSO del gioco? Quante schedine, quale investimento? E sarebbe da ponderare con la ricchezza a disposizione della persona? O della sua famiglia? Egli parla di famiglie rovinate e disperate che portano i loro cari a curarsi con opportune terapie. E chi si occuperà del pensionato che vive solo e che disperde la propria misera pensione nella speranza di aver tanti soldi da fare le pernacchie all’INPS? Ecco che la malattia non appare più tale se si pone occhio ai numeri: migliaia di miliardi incassati dallo stato biscazziere a quanti milioni di malati corrispondono? E gli pare lecito che qualcuno lucri su tali malattie? Lo stato biscazziere o gli psichiatri integrati con tale stato?

Nessuno che voglia usare i numeri, questa volta per fare un semplice uno più uno due e stabilire che siamo in presenza di stili di vita sbagliati? E che siamo in presenza di una industria di sfruttamento delle debolezze umane?

Non sarà per caso una storia simile a quella che permette allo stato di lucrare sul tabacco o sull’alcol? E ai medici di lucrare sulle patologie indotte dall’uso di tali prodotti prescrivendo questo o quello?

Non sarà che siamo mille miglia distanti da qualsiasi cosa possa chiamarsi PROMOZIONE DELLA SALUTE, così come stabilisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità? E di chi la responsabilità di tale triste condizione umana? Dei governanti? Del legislatore? Delle lobby del produttori? Delle lobby degli aggiustatori dei guai derivati?

Chi ci guadagna in tutta questa confusione?

 

Mi pare tutto alquanto confuso così come le ragioni che i hanno permesso alla nuova legge 125 sull'alcol di escludere la necessità di porre in etichetta delle avvertenze sui rischi del bere bevande alcoliche. E poi si parla di necessità di informazione. E quale, se si nega la più ovvia, basilare, stabilita nella legge 126 del 10/4/1991, che è quella fornita sulla confezione del prodotto?

A me, bevitore di alcol libero da nove anni, pare che questo stato faccia torto alla mia intelligenza (capacità di capire) e ABUSI della mia pazienza. A me, cercatore di spazi di libertà, pare che si preparino troppe trappole che ci rendono tutti meno liberi, magari con la scusa di vantaggi economici.

 

Chi è stato quello che non mi ha risposto? Eppure le domande sono chiare!

  Dicembre 2001

 

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