LA CULTURA TOLEMAICA DEL BERE MODERATO

Gentile Redazione Italia salute,
ho visto e letto la vostra pubblicazione scientifica di ieri intorno al beneficio delle gambe femminili apportato dal consumo di due bicchieri di vino, e trovando in fondo pagina il vostro invito a produrre osservazioni, ne colgo l'occasione. Pertanto vi chiedo di pubblicare anche lavori scientifici intorno al vino, o comunque bevande alcoliche, che prendano atto (per la vostra deontologia) delle ricerche opposte, condotte da eminenti ricercatori. Ciò per corretta informazione e ricerca della verità. Poiché di belle ragazze intrappolate dal disagio alcolcorrelato, in Italia ve ne sono mediamente il 30-40% rispetto agli uomini con problemi legati all'alcool.
Certamente siete al corrente che la sostanza ALCOOL è una molecola psicoattiva, ovvero psicòtropa, definita tale dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, e che in Italia l'alcolismo è la terza causa di morte (EURISPES) 30.000 morti all'anno. E  ancora, cosa equamente grave che, una morte su quattro fra i
giovani europei da 15-19 anni (incluse le giovani donne) avviene a livelli bassi di consumo, ed è la prima causa di morte dovuta a piccole assunzioni di alcolici (fonte: Piano salute 21 O.M.S., 1999), spiacevolmente in espansione. Questi dati non credo siano solamente discutibili in ambito del cosiddetto alcolismo,  o che sia "tutt'altra cosa", non è così infatti, anche il tabagismo è il risultato di piccole assunzioni di tabacco, ciò può dirsi per le droghe illegali. Delle quali si parla in termini di Uso/Abuso, anche in ambito scientifico mondiale, infatti questa terminologia è la cartina al tornasole, che mostra come il linguaggio e le accezioni sono inappropriate. In quanto si ammetterebbe, socialmente, il "normale uso" di eroina, cocaina, alcool, nicotina,marijuana, Ecstasy, LSD, ecc. (Ciò non vi sembra che contraddica le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità?)
Quest'ultima ricerca da voi pubblicata potrebbe generare effetti negativi sulle giovani donne, abbagliate da suadenti studi scientifici come questo in oggetto. So bene che l'informazione va data, altresì è pensabile che il responsabile o lo Staff redazionale potrebbero seguire meglio l'oggettiva informazione (guardarsi intorno a 360°, come si suole dire). La corretta ed equilibrata ricerca di notizie contrarie, mi ricorda Platone e Socrate allorché enunciano: l'uomo che non raggiunge la verità non potrà essere un uomo, altra frase che ha accompagnato la mia vita è: "l'uomo passa metà della sua vita per ammalarsi e l'altra metà per guarirsi". Non voglio fare filosofia, è un discorso assai serio, direi dirompente e ad effetto illusorio, inquinante sulle giovani menti. Porgere un solo lato di una medaglia, occultandone un'altra (non per malizia ed in buana fede, naturalmente), non è bello! E' mia opinione, che questo equivale ad offuscare la vera verità. E non dovrebbero esistere nemmeno verità parziali, o tentativi di autoregolamentazioni sull'alcool da parte del mondo adolescenziale e giovanile, come alcuni sostengono, la sostanza alcool non è un fiume con tanti affluenti (o tante piccole verità), a conti fatti ha rovinato più essere umani, costei molecola, di qualsiasi guerra. Dunque inviterei la redazione, almeno, ad corretta informazione, a mio avviso restrittiva ed unilaterale al momento attuale.
Vi propongo ad esempio la seguente ricerca che dice il contrario:

 

1: Alcohol 2001 Ma-Un;36(3):189-92

 


Commenta in:

·        Alcohol. 2001 Ma-Un;36(3):185-8.


Moderate alcohol consumption in social drinkers raises plasma homocysteine levels: a contradiction lo the 'French Paradox'?

Bleich S, Bleich K, Kropp S, Bittermann HA, Degnerò D, Sperling W, Ruther E, Kornhuber J.

Department of Psychiatry and Psychotherapy, Georg-Augusta-University of Gottingen,.

Evidente from observational studies suggeste that elevate levels of homocysteine are associate with pan increased risa of cardiovascular. Ce assessed whether moderate alcohol intake in healthy social drinkers, suggeste lo bea cardioprotective accordino lo the 'French paradox', influences the cardiovascular risk factor homocysteine. A total of 60 normal nourished subjects who had no evidence of vascular disease or other risk factors for hyperhomocysteinaemia were assigned to receive mineral water or 30 g of alcohol per day (as beer, red wine or spirits) for a period of 6 weeks. Homocysteine levels of social drinkers, independent of which beverage was consumed, increased during the observation. We postulate that elevated levels of homocysteine in social drinkers with regular moderate alcohol intake are at risk of developing cardiovascular diseases, which contradicts the suggested cardioprotection of alcohol according to the 'French paradox'.

Publication Types:

·        Clinical Trial


MeSH Terms:

·        Adult

·        Alcohol Drinking/blood*

·        Alcoholic Beverages

·        Beer

·        Cardiovascular Diseases/epidemiology*

·        Cardiovascular Diseases/blood

·        Homocysteine/blood*

·        Human

·        Male

·        Risk Factors

·        Wine


Substances:

·        Homocysteine

PMID: 11373253 [PubMed - indexed for MEDLINE]

FONTE: Attraverso gli abstract DEL SITO: http://www.amedeo.com/medicine/alc/alcalc.htm

 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/htbin-post/Entrez/query?uid=11373253&form=6&db=m&dopt=r

 

Le conclusioni in lingua italiana: Si postula che elevati livelli di omocisteina riscontrati nei bevitori moderati costituiscano un grave rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari nell'uomo in netta CONTRADDIZIONE con il Paradosso francese (Prof. Pier Paolo Vescovi, Alcologia Clinica del Dipartimento di Medicina interna, Parma), 
ciò vale anche per la vostra affermazione del 20/02/2002: "Oggetto del beneficio le gambe (delle donne), che ritorneranno in forma se, ogni giorno, berremo due bicchieri del prezioso liquido. Moderate quantità di alcol, infatti, offrono all'organismo meno opportunità di sviluppare ostruzioni alle arterie che portano il sangue agli arti inferiori. Lo ha dimostrato uno studio olandese su 4mila 'under 55' condotto dai ricercatori dell'Università Erasmus di Rotterdam". Questo è in contraddizione con i consumi dettati dall'O.M.S. (140-160 ml di vino, Piano Salute 21 O.M.S., 1999, ed al nostro Piano Sanitario Nazionale che indica il consumo di 125 ml di vino/die, pag. 16-17, Consumo di alcol, PNS/II parte, 04/2001).
L'alcool non è un alimento, è una sostanza calorica "VUOTA" (Prof. Pier Paolo Vescovi, Bere perché NO?!, p.8, Centro Ricerca e documentazione sui problemi droga-alcol correlati, Università degli Studi di Parma).
 

"Per quanto l’opinione pubblica si occupi prevalentemente degli effetti dell’eroina, della cocaina e della marijuana, la droga psicòtropa più diffusa in quasi tutte le società umane è l’alcool" (Prof. Charles S. Lieber, Mount Sinai School of Medicine-New York, Effetti dell'alcool sull'organismo, Le Scienze n. 95, 1976, Milano).

 
Ve ne sono altre, che non cito per ragioni di spazio, ma oggi più che mai il vino, la birra, ed anche i superalcolici composti da alcool, sono diventati una sorta di panacea per tutti i mali, e la ricerca aiuta, inconsapevolmente o no, i produttori ad incrementare i loro affari. Tali ricerche provengono da lontano, ovvero da una tradizione antica, medievale, che è frutto della cultura generale e sanitaria occidentale, perché alla base c'è un'ostentata ed ossessionante ripresa del concetto pragmatico che un qualche beneficio dell'alcool si deve trovare (promosso dal prevalere di atteggiamenti o interessi pratici su quelli teorici). Penso che un reperto archeologico come l'alcool deve avere una motivazione di esistere, deve servire a qualcosa, perché tesoro della nostra tradizione occidentale, perché deve lenire la sofferenza umana e intanto, scientificamente, si sprecano milioni di euro per poi essere sconfitti dalla enorme mortalità in Italia, in Europa, nel mondo. Tenuto conto di questo bilancio umano, sono più i danni che i benefici. Tutto ciò non vi pare che sia in netta contraddizione con la logica e la razionalità ? (Alcune società orientali mancano dell'enzima alcoldeidrogenasi che metabolizza l'alcool, dunque non possono bere, sicuramente non fanno ricerche su vino, birra, alcolici, non ne hanno bisogno, ma vivono come noi e direi con aspettative di vita forse migliori).

Premesso che non sono un proibizionista, chiunque può bere quando, quanto e come vuole, vorrei però anche la mia libertà di espressione, unita al vostro ascolto ed attenzione (spero). Mi sorge spontanea per associazione di idee il titolo di questa argomentazione:

 

LA CULTURA TOLEMAICA DEL BERE MODERATO

 

L’argomento deriva da domande che mi sono posto in questo periodo, quali: l’identikit del bere adeguato/inadeguato, la libertà scientifica del bere sociale e modale, il rigetto empirico della cultura ecologica sul consumo delle bevande alcoliche, il business dell’alcool che soffoca le verità, il mercato bianco e libero da regole (non simili a quelle restrittive esistenti sul tabacco). Il tentativo di ricerche accompagnate dalla speranza di una prospettiva giuridica di uno Stato che ne divulgherà e promuoverà la corretta informazione e promozione della salute per un futuro migliore del nostro pianeta.

Frattanto il “mercante” di alcolici non ha orecchie, vende, divulga , sovvenziona alcune ricerche parascientifiche, soggiogando la verità sommersa da migliaia di anni come l’arca di Noè. La cultura del bere nei secoli ha prodotto “magie”, alleanze e luoghi comuni sul beneficio dell’alcool, “stregonerie” per vendere: come la diffusione della coca per tutta l'Europa ad opera del chimico Angelo Mariani, che nel 1863 brevettò il Vin Mariani (estratto di coca in vino). Come si evince è un puro e semplice fatto culturale di un'epoca, perché la bevanda si diffuse ben presto negli Stati Uniti. La pubblicità, di allora,  ne scrisse la distinzione tra bevanda tonica utile sotto il profilo medico pur sottolineandone il grado di tossicità. Furono pubblicati vari articoli dai medici, in cui lo si raccomandava con la pubblicità prescrittiva contro disturbi comuni, mal di gola, dispepsia. Furono, addirittura create pastiglie ed il tè di coca. Mariani fu persino elogiato da tutta Europa ed il Papa gli donò una medaglia al merito (Prof. Solomon H. Snyder, Johns Hopkins University, Farmaci stimolanti, pp. 123.124,Farmaci Droghe e cervello, Zanichelli Ed., 1993, Bologna).

L'ultima è l’invenzione dell’Università della Grappa del Trentino Alto Adige che concede un bicchierino ai pasti ai giovanissimi studenti, violando la legge, già scadente, ma in vigore sulla pubblicità, ed in nome e per conto del folclore locale commette un "crimine" sociale a danno della comunità scolastica non adulta ed ignara). Cosa fa il Welfare state? Perché il Direttore del giornale Trentino Alto Adige non segue le direttive OMS e del PNS?

Si è generato da sempre, e soprattutto negli ultimi 50 anni, un caos (disordine, entropia) del cosiddetto bere moderato, adeguato alle tasche delle nazioni, soggiogando la voce di milioni di famiglie, facendo irruzione nella mente dei bambini e degli adolescenti, soffocando gli animi dei pochi avversi per contemplare la scienza, che s’imbottiglia alla ricerca di ostentate terapie dell’alcool, del vino coi suoi polifenoli, della birra, della grappa, ecc.

Allora viste le numerose pubblicazioni intorno all’argomento, ho deciso con arduo e complicato cimento di tentare questa prova difficile, che saggia sfrontatamente ma con pacatezza , vuol fare il tentativo di ampliamento sull’informazione corretta sull’alcool.  

La verità libera dai dubbi, dalle verità parziali e restrittive che confondono la persona e la comunità in cui vive, è simile all’esame di un oggetto che per essere realmente identificato ha bisogno di essere osservato in prospettiva,  dall’alto, dal basso, dai lati, solo allora si potrà valutare la sua vera dimensione, la sua esistenza inequivocabile e giusta (Galileo Galilei). Ciò vale anche per l’affermazione scientifica, o l’essenza di una ricerca. “Se tu riesci ad avere risultati riproducibili su determinati esperimenti (esperienze traducibili da tutti, dimostrabili matematicamente) questa è scienza” (Galileo). In altre parole le informazioni scientifiche dovrebbero essere libere da condizionamenti economici, culturali e politici per essere più vere, e non offrirsi ad incertezze utilizzando verbi come: pare che sia stato scoperto, sembra che un litro di vino rosso previene l’Alzheimer, pare che la ricerca “X” sul resveratolo del vino rosso potrebbe prevenire il cancro eccetera. I verbi utilizzati pongono incertezze, ma intanto potrebbero illudere la popolazione, incrementando speranze ed aspettative inutili per la gente che soffre di sofferenze indicibili ed indescrivibili, nonché incentivando i giovani al consumo di droghe sociali/legali a rischio. Parecchie ricerche precipitano nel dimenticatoio (come quella di Mariani), perché non efficaci. Intanto hanno confuso (vanificando le speranze della collettività) la comunità sofferente dei disagi più complessi.

Mi chiedo e vi chiedo, perché non spendere energie intellettuali, economiche, politiche per ricerche su patologie sociali più urgenti, invece che volgere l'attenzione sui prodotti di "Bacco"?

Il famoso ed eminente Prof. Bert L. Vallee, autore di 600 pubblicazioni scientifiche, insigne professore del Center for Biochemical and Biophysical Sciences and Medicine Harvard Medical School, Boston Massachusetts, USA, definisce l'alcol "un personaggio" dai volti molteplici e contraddottori ...in ogni caso esso costituisce ai nostri giorni un genere di consumo voluttuario. Presentarlo come uno dei principali fattori di sviluppo di un'intera civiltà può suonare scandaloso e offensivo." (Le Scienze 86-87 n. 360, Milano,1998).

L'anno scorso in Italia è stata pubblicata una ricerca per la prevenzione dei tumori attribuita ad un polifenolo contenuto nel vino rosso (che contiene circa 300 composti chimici), il resveratrolo (o resveratolo), in concentrazione alquanto basse (esprimibili in ppm ovvero milligrammi per litro), a sostegno dell'ipotesi preventiva sul cancro. Un'altra ricerca "Dall'uva una nuova molecola antitumorale" , la cui notizia è della rivista "Scienze" sul numero 10 gennaio 1996 che ha pubblicato lo studio sperimentale dell'èquipe di ricercatori dell'Università dell'Illinois a Chicago, guidata da John Pezzuto., sulla linea di quella italiana, si riferisce al resveratrolo contenuto nel vino rosso, attribuondone però i benefici perlopiù dovuti alla concentrazione del composto chimico nell'uva, come antiaggregante delle piastrine e dunque sembra prevenire pericolosi fenomeni coagulativi nel sangue, e non solo ma la sostanza sarebbe dotata di effetto inibitorio per la progressione dei tumori. Ma da quando il resveratrolo è stato individuato anche in una leguminosa peruviana (Cassia quinquangulata), lo studio è diventato assai più promettente, rimanendo sempre in ambito di laboratorio su cellule leucemiche  di animali (topi) in cui viene indotto il tumore (i risultati sarebbero sorprendenti sul cancro della pelle, sempre su topi). Mi sembra giusto e ne vale la pena continuare a fare ricerche sul resveratrolo, anche come inibente dei radicali liberi o antinfiammatorio (come l'aspirina), ma "un medico sarà sempre un pò restio a consigliare una cura prolungata a base di alcool, anche se a dosi moderate. Il Prof. Pezzuto e colleghi auspicano la produzione ed il consumo di bevande analcoliche e alimenti ottenuti dalla lavorazione dei chicchi d'uva o di alcune delle altre 72 piante che contengono la preziosa molecola" (Pasquale Liguori, pag. 26, Dall'uva una nuova molecola antitumorale, n. 342 "Le Scienze", 1997, Milano). 

 

E' mia convinzione, che più ricerche si intraprendono, da ogni parte, a favore dei benefici effetti delle bevande alcoliche, tanto più aumenta il fattore d'incremento caotico, proporzionale al discredito delle stesse, per via della chimica dell'alcool non è confutabile la definizione OMS, DSM IV ed altre fonti autorevoli. Ad esempio circa la piombemia: "... abbastanza sorprendente è la constatazione del crescere della piombemia col crescere dei consumi di alcolici. ... lo stesso accumulo di piombo può costituire un fattore di rischio aggiuntivo all'etanolo o alcool" ( Roggi C., L'abitudine al bere in una popolazione adulta", Università di Pavia, estratto "Dalla Cibernetica dell'io all'approccio ecologico: alcolismo e servizi nell'ottica sistemica" a cura di G. Vittadini, I. Giorgi, Collane della Fondazione Salvatore Maugeri, 2001).

E' vero che quet'ultima ricerca è fatta intorno al cosiddetto "bere eccessivo", ma a mio parere è pur vero che piccole quantità di questo elemento chimico: piombo, anche nel "bere moderato", se costante è ugualmente pericoloso e tossico, per via della sua caratteristica chimica di accumulo nelle cellule dell'organismo umano come può essere l'arsenico. 

 

Mi aiutano a finire questo scritto, i Grandi ecologisti mondiali: "La maniera principale per non andare verso la conoscenza è quella di seguire ciecamente le regole inventate da altri". Come dice il Prof. George Kelly, da me accolto ed interiorizzato come fautore di cambiamento di una CULTURA più vera e più equa per una nazione: " Le regole sono abbastanza utili come maniglie per chi è moralmente miope, e ciò, ovviamente, comprende la maggior parte di noi. Ma... l'uomo che volontariamente fa affidamento sulle regole e leggi per distinguere il bene dal male solo nel suo interesse, sta cercando di evitare la previsione di ciò che, alla fine, il bene ed il male si riveleranno essere. Non sarà una consolazione per lui in futuro, quando scoprirà di aver fatto una grande confusione nelle cose, il ricordarsi che aveva chiuso gli occhi e si era conformato alle regole" (Kelly 1969, p. 73, tratto da "La nozione del sacro in Bateson di Vincent Kenny).

 

Secondo me, ciò vale anche per la cultura generale e sanitaria del bere alcolici.

 

Aurelio Di Carlo

 

 

 

E-Mail: alcolstudi@virgilio.it

 

22/02/2002

Articolo pubblicato Aicat News - n. 4 del 2 marzo 2002

www.aicat.net e www.arcattoscana.org 

back

HOME PAGE