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LO
SVILUPPO DELLA RICERCA NELL'APPROCCIO ECOLOGICO-SOCIALE AI
PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI
G.
Guidoni *, A. Tilli **
Il
Prof. Hudolin è sempre stato sensibile all'importanza della
ricerca per lo sviluppo dei programmi alcologici
territoriali.
Sebbene nelle prime fasi dello sviluppo dei
programmi la precedenza sia stata data alla loro
realizzazione pratica, Hudolin ha sempre sottolineato la
rilevanza della ricerca e di una raccolta sistematica dei
dati (Hudolin, 1991, 1993, 1994).
In seguito all'introduzione dell'approccio in
Italia nel 1979, alla sua successiva denominazione "ecologico-sociale"
e al progressivo abbandono dei legami istituzionali a favore
di una sempre maggiore territorializzazione e centralità
dei Club degli Alcolisti in Trattamento, si è cominciato a
discutere sulla necessità di sviluppare una metodologia di
ricerca che fosse coerente con gli assunti teorici e in
linea con i nuovi e continui sviluppi, che sono parte
integrante dell'approccio ecologico-sociale.
Seguendo lo sviluppo della ricerca all'interno
dell'approccio ecologico-sociale ai problemi alcolcorrelati
e complessi, abbiamo evidenziato quattro fasi che, in base
alla metodologia di ricerca utilizzata, abbiamo così
definito:
- Ricerca secondo un approccio medico tradizionale.
- Ricerca sui Club.
- Ricerca con i Club.
- Ricerca dei Club.
Le ultime tre fasi possono anche essere lette
come un progressivo superamento del "modello
medico". Per "modello medico" intendiamo il
modello tradizionale della relazione medico-paziente, oggi
messo in discussione anche all'interno della medicina, dove
il medico svolge il ruolo attivo di chi conosce, valuta e
decide, mentre il paziente si affida alle sue conoscenze e
prescrizioni e assume il ruolo passivo di chi risponde ed
esegue, delegando al professionista la responsabilità per
la propria salute (Grasso, 1997). Tale modello di relazione
è fondato su un rapporto causale diretto tra diagnosi,
basata sul rilevamento dei sintomi, e terapia.
L'approccio ecologico-sociale considera i
problemi alcolcorrelati e complessi come un tipo di
comportamento, uno stile di vita che dipende dalla cultura
sanitaria e generale della comunità. E' evidente che il
modello medico non può essere applicato ad una simile
concettualizzazione del problema alcolcorrelato, poiché
"la diagnostica medica omette i fattori sociali e
culturali, psichici, spirituali, politici, ecc." (Hudolin,
1997).
Inoltre il modello medico tradizionale è
incompatibile, poiché fondato su una logica causale lineare
e diretta, con l'ottica sistemica, ecologica e complessa
qual' è quella dell'approccio ecologico-sociale.
Ciononostante tale modello è talmente pervasivo
nella nostra cultura sociosanitaria che viene assunto con
facilità da e verso chiunque si trovi nel ruolo di punto di
riferimento in una relazione riguardante la salute e, ancor
di più, da e verso gli operatori sociosanitari
professionisti, categoria ampiamente rappresentata tra i
servitori-insegnanti dei Club.
L'assunzione del modello medico induce un
atteggiamento di delega in cui la persona che chiede aiuto
affida all'"operatore della salute" la
responsabilità della risoluzione dei propri problemi.
L'abitudine alla delega e la sua accettazione sono tra i più
grandi ostacoli allo sviluppo di un approccio partecipativo
in campo sociosanitario, quale vuole essere l'approccio
ecologico-sociale.
Anche la teoria della ricerca esprime una visione
partecipativa in quanto, secondo Hudolin, non sono
ammissibili osservatori esterni al programma e la ricerca
viene vista come un'attività continua all'interno del
lavoro dei Club con la partecipazione di tutte le sue
componenti (alcolisti, familiari, servitori-insegnanti),
un'attività dinamica e flessibile capace di adattarsi alle
diverse esperienze di lavoro e all'evoluzione della comunità
multifamiliare rappresentata dai Club e della comunità
locale di cui i Club sono parte (Hudolin, 1991, 1993, 1994).
Il superamento del modello medico tradizionale in
favore di un modello sempre più "partecipativo"
è accompagnato dunque dallo sviluppo di metodologie di
ricerca coerenti con gli sviluppi teorici.
PRIMA
FASE: LA RICERCA SECONDO UN APPROCCIO MEDICO TRADIZIONALE
Nella prima fase la ricerca era impostata secondo
il modello classico dell'epidemiologia medica: nel 1964,
quando il programma, allora denominato psico-medico-sociale,
cominciò a svilupparsi in stretta connessione con la
clinica psichiatrica universitaria di Zagabria diretta dallo
stesso Prof. Hudolin, fu realizzato il Registro degli
alcolisti ospedalizzati della Repubblica di Croazia che,
alla fine del 1985, dopo 21 anni di attività, aveva
raccolto i dati riguardanti l'ospedalizzazione di 120.373
persone (Hudolin, 1991). Date le sue grandissime dimensioni
questo registro ha rappresentato e rappresenta tuttora
un'importante fonte di informazioni, sebbene queste siano
state raccolte prevalentemente secondo un approccio medico
tradizionale.
SECONDA
FASE: LA RICERCA SUI CLUB
La seconda fase, collocabile temporalmente
dall'introduzione della metodologia in Italia fino
all'inizio degli anni '90, è stata caratterizzata dalle
ricerche sui Club.
La rapida espansione dei Club in Italia ha
stimolato l'interesse dei professionisti e delle istituzioni
della salute. La curiosità e la necessità di avere una
valutazione, sebbene approssimativa, dei risultati del nuovo
approccio ai problemi alcolcorrelati, ha motivato la
produzione di studi che hanno tentato di descrivere ed
indagare la nuova metodologia, analizzando il mondo dei Club
come una realtà "altra" rispetto agli osservatori
e ai fruitori di tali studi.
TERZA
FASE: LA RICERCA CON I CLUB
La terza fase, il cui inizio è databile intorno
al 1991, ha visto la nascita di una sensibilità verso un
modo di fare ricerca congruente con i presupposti teorici
dell'approccio ecologico-sociale.
Hudolin fin dagli inizi degli anni '90 ha
suggerito la creazione dei Centri Alcologici Funzionali
Territoriali, deputati, tra le altre cose, alla
coordinazione della ricerca e all'organizzazione e analisi
dei dati.
Il Centro Alcologico Funzionale Territoriale
rappresenta il punto d'incontro delle risorse che in una
comunità sono a disposizione dei programmi territoriali per
i problemi alcolcorrelati. Concepito per favorire la
collaborazione tra i Club degli Alcolisti in Trattamento e i
servizi sociosanitari, il Centro Alcologico non deve essere
una struttura burocratico-amministrativa ma un centro
funzionale di coordinamento delle forze del privato sociale
e del servizio pubblico disponibili in un dato territorio.
Basato sulla partecipazione volontaria e in stretto contatto
con l'Associazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento,
si occupa di vari settori di lavoro come: prevenzione
primaria, formazione e aggiornamento, ricerche e
supervisione dei programmi alcologici territoriali, attività
editoriale e bibliotecaria. Il Centro non ha potere
esecutivo e ogni sua iniziativa passa attraverso il consenso
dei Club e dei loro collaboratori (Hudolin, 1993, 1994;
Bolzan et al., 1996).
Per quanto riguarda la ricerca,
Hudolin ha specificato che i Club si sarebbero dovuti
occupare prima di tutto degli studi significativi per
l'attuazione pratica dei programmi; ha sottolineato
l'importanza delle ricerche epidemiologiche e ha suggerito
di "dedicare una maggior attenzione alla ricerca sulla
metodologia del lavoro, sulla verifica di coerenza con il
concetto teorico espresso e sull'influenza che la formazione
e l'aggiornamento hanno sui cambiamenti pratici della
metodologia."; ha ribadito che "Nei vari programmi
di ricerca devono essere inseriti anche gli alcolisti ed i
membri delle loro famiglie"; ha
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