HUDOLIN SULLA QUESTIONE DEL POTERE

 

Il Professore affronta il problema nell’ultimo discorso di Grado (1996); egli dice al terzultimo capoverso, poco sopra la conclusione in cui ci invita a “continuare con il lavoro nei Club e nelle comunità”:

 

“Parlando dell’adolescenza del sistema ecologico sociale al Congresso Regionale del Friuli Venezia Giulia, ho parlato anche dei problemi che l’accompagnano. Fra questi abbiamo visto come si trascura il lavoro familiare, abbiamo dei ‘funzionari’ dei Club e delle Associazioni che non vanno alla riunione nei loro Club con la famiglia. Come accade in altre organizzazioni di volontariato, sembra come se fosse importante il potere e il denaro rispetto al cambiamento, la crescita e la maturazione, la spiritualità antropologica. Quanto meno denaro e potere hanno i Club e le Associaziazioni, tanto meglio lavorano”

Michele Sforzina (a cura di), Camminando insieme …a Vladimir Hudolin, p. 127.

 

Nella versione orale del discorso il Professore è ancora più radicale: egli rivendica la necessità di discutere della“giustizia sociale nei club e nelle associazioni” e sorridendo commenta “nessuno vuol farlo e chi lo fa si mette in una situazione pericolosa, come io ora, ma siccome finito il discorso me ne vado…”

Giuseppe Corlito, La pace nell’approccio ecologico sociale ovvero nessuna pace senza giustizia, Camminando insieme, n. 1, 2004, p. 12.

 

HUDOLIN HA INDICATO IL PROBLEMA, MA NON LA METODOLOGIA PER RISOLVERLO


 

FACCIAMOCI UN PAIO DI DOMANDE

 

 

ð  CREDO CHE AL PROFESSORE SIA MANCATO IL TEMPO PER INDICARE QUALE METODOLOGIA ERA NECESSARIO SEGUIRE.

 

 

ð   STA A NOI PORCI IL PROBLEMA SE VOGLIAMO CONTINUARE IL SUO LAVORO INTERROTTO.

 

 

·       CHE COSA VUOL DIRE GIUSTIZIA SOCIALE APPLICATA ALLE ASSOCIAZIONI ?

 

 

·       PERCHÈ IL PROFESSORE FA ESPLICITO RIFERIMENTO AI “FUNZIONARI” DELLE ASSOCIAZIONI ?


 

UN PAIO DI RISPOSTE

 

·       Per giustizia sociale intendiamo la possibilità di tutti di accedere in maniera equa alle risorse del sistema … di ogni sistema compreso il nostro, quello dei Club ! Infatti secondo il dizionario Devoto-Oli essa è “il fine assegnato alla politica sociale e economica che si riconosca garante della libera esplicazione della personalità umana e dell’equa ripartizione del reddito nazionale tra i cittadini”

 

 

·       Per “funzionari” si intendono persone che occupano determinate funzioni stabilmente tanto da farne “una professione”!  Dice lo stesso dizionario “chi espleta un compito implicante un potere di rappresentanza di un ente pubblico o privato”.

 

TUTTI NOI SAPPIAMO L’ATTENZIONE CHE IL PROFESSORE PONEVA ALLA QUESTIONE DELLA TERMINOLOGIA. QUINDI CREDO CHE EGLI NON ABBIA USATO QUESTI TERMINI CASUALMENTE


 

LA METODOLOGIA DELLA RETE  I

 

Molti di noi quando si pongono questi problemi, soprattutto le famiglie, sottolineano che preferiscono occuparsi del Club dove non vi sono problemi di potere, mentre le cose cambiano quando si passa al livello delle Associazioni.

 

In questo ragionamento si sottintende che le associazioni stanno ad un altro livello del Club: metaforicamente stanno “più in alto”.

 

Io voglio escludere che vi sia una sorta di “cattiveria”, di consapevole scorrettezza etica da parte di qualcuno “assatanato dal potere” (anche se talvolta se ne ha la netta impressione!).

Voglio sollevare una questione metodologica.

 

Se la metodologia è quella della rete occorre applicarla:

1.                nella rete non ci sono livelli più alti degli altri

2.              tutti i nodi sono sullo stesso piano

3.              nella rete non vi sono “nodi” più centrali di altri

 

 

 

 

PRESIDENTE

Vice-presidenti

AICAT

ARCAT   ARCAT….

APCAT   APCAT….

ACAT    ACAT    ACAT….

CLUB   CLUB   CLUB   CLUB   CLUB...

 

 

 

 

LA METODOLOGIA DELLA RETE  II

IN BUONA SOSTANZA NELLA RETE NON ESISTE GERARCHIA

 

Dice il Prof Riccardo Luccio a proposito delle “reti neurali” e delle macchine che cercano di imitarle (la “connection machine” di Hellis 1985):

“abbiamo una macchina tremendamente interconnessa, che non ha un centro decisionale localizzabile fisicamente”.

 

È un modo di funzionare della nostra mente, non solo delle reti sociali: per cui volta a volta la nostra coscienza sta dietro le ossa frontali, altre volte nel cuore, altre volte “sotto i piedi” ed altre volte ancora del tutto fuori di noi.

 

Anche il modo di apprendere delle reti neurali e di prendere decisioni nelle reti sociali sta nel “peso” che hanno i singoli legami tra i vari nodi della rete. C’è un unico modo per stabilire i “valori” di questi pesi, farne la sommatoria in termini statistici

 

 

 

 

 

METODOLOGIA DELLA RETE APPLICATA ALLE ASSOCIAZIONI

 

In base a questa metodologia il Club non presenta difficoltà perché è un nodo della rete e al proprio interno - se applica il principio della rotazione delle cariche - non c’è qualcuno che ha “potere sugli altri”.

 

Se si blocca la rotazione delle cariche e si “istituzionalizzano i ruoli” anche nel Club si forma una sorta di “aristocrazia degli anziani” (diceva Hudolin) che respinge i nuovi.

 

Se passiamo alle Associazione e le consideriamo “sovraordinate” ai Club (secondo un vecchio modo di intendere dal Club all’Acat, all’APCAT, all’ARCAT fino all’AICAT), questo introduce un principio gerarchico piramidale che è contrario a quello della rete, per cui il presidente dell’AICAT, pur dicendo di essere “al servizio di tutti” in realtà “decide per tutti”.

 


 

IL POTERE NELLA COMUNITÀ CHE CAMBIA

 

Il problema del potere è al centro dei problemi delle nostre comunità. Non bisogna aver paura di affrontare i problemi economici e politici: è l’indicazione di Hudolin all’ultimo Congresso di Assisi a cui ha partecipato (1996)

 

Facciamo l’esempio dei problemi della pace: più di un anno fa in tutto il mondo 120 milioni di persone hanno manifestato apertamente contro la guerra in Iraq, ma questo non ha avuto nessuna conseguenza sulla vera decisione. Nelle stanze del potere si è deciso di fare comunque la guerra. Lo hanno deciso parlamenti e governi “liberamente” eletti (democrazia rappresentativa), ma quando furono eletti non aveva apertamente dichiarato che avrebbero condotto i loro paesi in guerra e non ne avevano richiesto esplicitamente la delega (la “revoca della delega” fonda la democrazia diretta).

 

Non lo sostiene un pericoloso sovversivo, ma un famoso sociologo (non marxista), N. Luhmann, nel saggio del 1996 “Oltre la barbarie”:

“ Nella moderna società dell’offerta la libertà non viene più limitata dalla coercizione, bensì attraverso offerte strutturate in modo tale che l’esercizio della libertà non possa più essere considerato un contributo all’autorealizzazione dell’individuo. Si fanno acquisti convenienti, si guardano i film consigliati, si sceglie o meno una religione secondo l’arbitrio del momento: Dio stesso viene ridotto ad un Dio-offerente …Ciò indica che attraverso la cultura e le condizioni sociali l’esercizio delle libertà viene fortemente asimetrizzato, nel senso che all’individuo restano soltanto decisioni irrilevanti; o proteste che non cambiano niente”

 

ANCORA SULLA METODOLOGIA DELLA RETE

 

Oggi il potere è fuori della portata delle comunità e ancor di più dei singoli cittadini. Le decisioni vere vengono prese “altrove”.

 

Esiste una rete informatizzata (INTERNET), che è falsamente democratica, perché si dice che è aperta a tutti, ma le cui regole sono dettate dai “padroni del vapore”, si diceva un tempo, dai “padroni della rete” dobbiamo dire oggi. La differenza è che i vecchi padroni erano più vicini e più conosciuti, i nuovi più lontani e più anonimi.

 

Le reti informatiche “virtuali” si stanno sostituendo alle reti sociali reali, al contatto diretto delle persone, al calore dei corpi, al rapporto faccia a faccia, che non a caso è uno dei fondamenti del lavoro dei Club e anche dei gruppi di auto-mutuo-aiuto.

 

NOSTRO COMPITO È LAVORARE PER LA CENTRALITÀ DELLE RETI SOCIALI, DELLE QUALI LA RETE DEI CLUB È UNA DELLE PRINCIPALI. PER FARLO BISOGNO APPLICARE LA METODOLOGIA DELLA RETE 

 

 

POTERE E EMPOWERMENT

 

Il potenziamento della rete sociale e della capacità di utilizzarla nella metodologia della rete si chiama “empowerment”, una parola intraducibile in italiano, che deriva dalla parola inglese “power”, cioè “potere”.

 

Sostiene Fabio Folgheraiter, uno dei maggiori esperti del lavoro di rete: “La consapevolezza soggettiva di poter essere efficaci nell’azione, di avere quindi un adeguato potere sugli eventi connessi alla propria vita, rientra sotto il concetto di empowerment

F. Folgheraiter, Teoria e metodologia del servizio sociale. La prospettiva di rete, 2000, p. 93.

 

Esso, quindi, indica un aumento del “potere” personale, inteso come ampliamento del potere decisionale delle persone, significa avere pari opportunità, dar valore a sé e agli altri.

È un “potere” che nasce dal basso che riguarda gli individui, ma anche le comunità (community empowerment), quando diventano competenti per risolvere i propri problemi con le proprie risorse.

 

POTREMMO DIRE CHE UN AUMENTO DELL’EMPOWERMENT PERSONALE E COMUNITARIO SI CONTRAPPONE AL CIECO E ANOMIMO POTERE CHE CI SOVRASTA E CHE DECIDE PER NOI.


 

COMPORTAMENTI DI PACE, SALUTE E SOBRIETÀ NELLE ASSOCIAZIONI

(Guido Guidoni, 2003)

 

1.                  Impegnarsi prima di tutto per aumentare il numero dei Club

2.                Mantenere sempre la piena autonomia del Club

3.                Avere in ogni occasione un’ottica di servizio:

ð   Tutti al servizio dei Club

ð   Associazione come “servitrice dei club” (liberare energie !!!)

ð   Il Club al servizio della comunità

4.                Includere quante più persone possibili e non si esclude mai nessuno (condivisione): famiglie-servitori insegnanti- comunità locale

5.                Affrontare i problemi in modo ecologico-sociale:

ð   I problemi si discutono di persona e mai per scritto (comunicazione)

ð   Decidere senza votare

ð   Affrontare i problemi partendo dal cambiamento personale (formazione)

 

CONDIVIDO QUASI TOTALMENTE QUESTA POSIZIONE. NON CONDIVIDO QUESTO RIFIUTO DEL VOTO DEMOCRATICO (SOPRATTUTTO PERCHÉ POI SI USA QUANDO CONVIENE) E SOPRATTUTTO MI SEMBRA CI SIA UNA DIMENTICANZA: LA ROTAZIONE DELLE CARICHE A TUTTI I LIVELLI.

SOPRATTUTTO VALE IL PRIMO PRINCIPIO ETICO: IL FARE È CONSEGUENZA DEL DIRE

 

di Giuseppe Corlito, psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale della ASL 9 di Grosseto.

 

back/indietro

Home page