APCAT - Associazione Provinciale Club degli Alcolisti in Trattamento

 

 

ECOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

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'Il potere è azione mossa dall’obbedienza. Noi facciamo sempre concessioni al potere per conservare qualcosa, imprese, beni, prestigio, apparenza, vita…. L’obbedienza fa sempre sorgere emozioni di autosvalutazione nelle persone che obbediscono… Essere obbedito fa sorgere emozioni di orgoglio e illusione di possesso del diritto trascendentale di essere obbedito, emozioni che inevitabilmente conducono alla cecità del rispetto degli altri e all’abuso…. Le relazioni di potere non sono relazioni sociali perché, sempre, portano alla negazione mutuale della natura umana del padrone e del sottoposto. …. Le relazioni di potere sono stabilite dall’obbedienza e, come ho già detto, l’obbedienza non porta all’accettazione reciproca. Al contrario, l’obbedienza porta reciproca negazione ed è pertinente a un sistema di potere in quanto sistema parasociale, non ad un sistema sociale. ' pp.98-99.

Ivan Illich, nel tracciare il momento di transizione in cui le persone sono derubate delle loro forme dialettali (Forme di Discorso Vivente), prende l’esempio della macchinazione di Nebrija (nel 1492) per convincere Isabella di Spagna ad imporre una lingua spagnola standardizzata alla popolazione, mettendo, quindi, sotto il controllo statale ‘i discorsi sfrenati e ingovernabili con i quali la gente vive veramente la propria vita’. In altre parole, suggeriva la creazione di un monopolio di stato su quello che era stato precedentemente fuori controllo. Illich commenta -

'Nebrija chiaramente mostrava la via per prevenire lo sviluppo libero e anarchico delle tecnologie di stampa , e come esattamente trasformarle nello strumento, che si stava sviluppando, del controllo burocratico dello stato....

Ciò mostra come il primo moderno esperto linguistico suggerisce alla Corona il modo di creare, al di fuori del parlare e del vivere della gente, strumenti che convenivano allo stato e ai suoi scopi…Il nuovo stato toglie le parole alla gente e le trasforma in un linguaggio standardizzato che, successivamente, sarà d’uso obbligatorio, per qualsiasi livello di istruzione che ognuno abbia, istituzionalmente , ricevuto. Da quel momento, la gente dovrà aver fede nel linguaggio ricevuto dall’alto, piuttosto che sviluppare una lingua in comune fra tutti. Il passaggio dal dialetto ad una lingua madre ufficialmente insegnata, è forse il più significativo, e perciò meno studiato, degli eventi che si verificano in una società mercificata.'

Ecco l’esempio di come lo stato, deliberatamente, agisce per controllare e manipolare il suo popolo attraverso l’imposizione di una forma di ‘lingua standard’ e l’eliminazione delle energie autonome idiosincratiche delle espressioni dialettali. In altre parole, è la descrizione del tentativo di stabilire forme di Discorso Morente ed eliminare le reti a Discorso Vivente, che, per definizione, tendono a porsi fuori controllo.

L’effetto di un linguaggio istituzionale imposto (come nell’esempio sopracitato dell’essere ‘una merce vivente’) ci intralcia nel raggiungere una intimità comunicativa autenticamente idiosincratica all’interno del nostro sistema familiare di conversazione. O meglio, il tipo di intimità che si può ottenere è più simile a qualcosa di auto manipolativo: mostra, cioè, i sintomi delle reti a Discorso Morente.

Lo schema seguente aiuterà a riassumere i principali argomenti delle parti 1 e 2 di questo capitolo.

Tabella di riepilogo dei punti principali del Metalogo di Bateson

 

Tre punti del metalogo di Bateson

 

punto 1

Controllo
anziché
Partecipazione

punto 2

Meccanicità
anziché
Spontaneità

punto 3

Manipolativo
anziché
Autentico

 

Caratteristiche delle reti
a Discorso Morente

POTERE
OBBEDIENZA
CONTROLLO
PREVENZIONE

Condizioni di Abuso
Persone considerate Robots

Forma linguistica
di Consumo
di Ricatto
di Manipolazione

Fenomeni evidenti

Intenzionalità cosciente

Oppressione

Relazioni Parasociali

Forme di Relazione
Implicate

SCHIAVO -
PADRONE

'INGRANAGGIO’ -
MACCHINA

FORNITORE -
CLIENTE

 

Caratteristiche delle reti a Discorso Vivente

PARTECIPAZIONE
CRESCITA
AUTONOMIA
DISPONIBILITA’
COOPERAZIONE

Condizioni di umana
soddisfazione
Persone considerate
spontaneamente creative

Forme linguistiche
di Coevoluzione
di Relazioni autentiche
di Unione mutuale
di Crescita Positiva
di Cooperazione

Fenomeni evidenti

Spontaneità e coinvolgimento

Responsabilità Personale

Influenza reciproca

Forme di Relazione implicato

Relazioni di eguaglianza

Relazioni di creatività congiunta

Relazioni di reciprocità

PARTE 3 – VERSO UN’ECOLOGIA DELLE CONVERSAZIONI CHE TRASFORMANO

La tabella appena mostrata, descrive per sommi capi gli ingredienti minimi che generano una conversazione che punta ad una rete a Discorso Vivente. Possiamo notare che le relazioni tra i partecipanti sono basate su principi di uguaglianza nell’interazione, che implicano la comunanza creativa e si fondano sulla nozione di reciprocità. Una simile rete di relazioni, è il contesto in cui è più facile portare avanti un alto livello di coinvolgimento spontaneo dei partecipanti, che vengono preparati ad esporsi e ad assumere responsabilità per tutto ciò che stanno facendo assieme, tutti aperti (a vari livelli) al loro flusso multidirezionale di influenza reciproca.

Sono reti di conversazione caratterizzate da una crescente cultura della partecipazione, comunanza, coevoluzione, e reciproca fiducia. Ed in questa cultura ritroviamo molte situazioni importanti per sperimentare significative soddisfazioni personali e interpersonali.

A questo punto è necessario proclamare la necessità di liberarci da un sacco di vecchi bagagli ideologici che i ‘terapisti’ di molte scuole diverse ancora si portano appresso.

Il primo e più ovvio bagaglio da buttare via è il linguaggio ‘professionale’, specialmente parole come ‘terapista’, paziente’, ‘cliente’, ‘terapia’, psicoterapia’, ecc. Nessuno di questi termini ha importanza, per quelle persone che scoprono di aver bisogno di aiuto nel riorganizzare la loro vita e reinterpretare le loro esperienze. Questi termini hanno a che fare con i giochetti dei più vecchi ‘professionisti’ in combriccola tra loro, e vengono giocati da diversi gruppi di interesse che, in linguaggio corrente, sono riuniti sotto il titolo di ‘psicoterapisti’. In quanto tali, ricadono nel dominio del linguaggio mercificato e delle attività di auto tutela di psicologi, psichiatri e tutti gli altri che fanno, soprattutto i propri interessi. I termini ‘psico’ e ‘terapia’ sono come due navi che passano nella notte. Non c’è nessuna terapia che possa essere ‘applicata’ a qualsiasi cosa che sia ‘psico’.

Quello che serve nella situazione in cui le persone credono di aver ‘bisogno di una mano’ per rivedere, cambiare e reinterpretare le loro esperienze, è un dominio nel quale esse siano libere di sperimentare assieme in una maniera che generi novità. Il dominio in questione deve essere una rete di conversazione, e questa rete deve essere caratterizzata dalle proprietà che ho prima descritto come tipiche delle reti a Discorso Vivente.

In questo i ‘terapisti’ (chiamiamoli supervisori della comunicazione) sono anch’essi stati plasmati dallo stesso linguaggio sociale dei loro ‘pazienti’ (chiamiamoli ‘impazienti’ o ‘querelanti’, che finché non sviluppano abbastanza ‘impazienza’ per la loro posizione nodale prestabilita non potranno mai cambiare niente). Sino a quando il supervisore alla comunicazione NON cerca di sviluppare un linguaggio alternativo (decisamente diverso dal linguaggio dello status quo con la sua sfacciata amoralità e la bassezza dei valori che vedono le persone come ‘clienti’ ), non può sperare di vedere le cose in maniera diversa

 

 

   

 

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