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PARTE
2 – VIVERE NELLE RETI A DISCORSO MORENTE
In quanto esseri
umani presenti in molte reti differenti, ognuno di noi sa
chiaramente di quali reti preferisce far parte e, viceversa,
quelle che preferisce evitare. La nostra naturale
predisposizione ci porta ad aver chiarezza su quelle reti
che sono a Discorso Morente (spesso al lavoro e spesso nella
nostra famiglia d’origine dove i ruoli e le battute si
ripetono sino alla nausea) e quelle che sono a Discorso
Vivente (come i giri di amicizie che preferiamo cercare, le
famiglie di certi amici, ecc.).
Se ancora non è
chiaro perché le reti a Discorso Vivente siano preferibili
a quelle a Discorso Morente, approfondirò ancora un po’
la questione.
Reti
a Discorso Morente
Vivere nelle
reti a Discorso Morente per troppo tempo è un’esperienza
che crea danni. Tutti coloro che cercano aiuto nella
psicoterapia, che sia individuale o di gruppo, sono
individui che stanno troppo tempo incastrati dentro una rete
a Discorso Morente, e forse vivono esclusivamente, sia
al lavoro che in casa, in quel genere di rete.
A questo punto
devo introdurre due condizioni: in primo luogo è essenziale
per il terapista capire la differenza tra una rete a
Discorso Morente e una a Discorso Vivente e come
distinguerle; in secondo luogo, il terapista non può
aiutare la maggior parte dei suoi clienti senza comprendere
in che modo lui stesso, in quanto ‘terapista’ arrivi a
costituire un’altra rete a Discorso Morente per i suoi
clienti in terapia. Per questo è importante capire come
generare alternative alle reti a Discorso Morente nelle
quali lui e il suo cliente sono invischiati.
Le lamentele più
comuni che ascolto dai terapisti che ho in supervisione sono
: a)che non sanno quale prossima mossa devono fare con le
famiglie che hanno in terapia; b) che si sentono essi stessi
intrappolati, annoiati e disorientati dalle conversazioni
terapeutiche che vanno avanti seduta dopo seduta.
Entrambe queste
sensazioni evidenziate dai terapisti, sono sintomi che ha
chi è intrappolato in una rete a Discorso Morente, cioè
sentirsi privo della forza di fare qualcosa (anche se si sa
come farla) e sentirsi annoiato, disinteressato, abbattuto
ed estraneo a quello che succede.
Definire
la rete a Discorso Morente -
(1).
La prima caratteristica di una rete a Discorso Morente è
l’uso di un linguaggio imposto.
‘Discorso
Morente’ è quel modo di parlare basato
sull’orientamento interpersonale ad usare un linguaggio
assegnato ai partecipanti dall’esterno del loro sistema
autonomo. Di ciò vi sono esempi storici nelle varie
manifestazioni del colonialismo, dove una lingua straniera
veniva imposta con la forza con l’intenzione di cancellare
le tradizioni linguistiche originarie delle popolazioni
sottomesse. Questo creava, come minimo, una perturbazione e
un disorientamento della cultura preesistente.
Al giorno
d’oggi, il fenomeno si osserva facilmente nel diktat del
‘mercato globale’ che ha colonizzato la maggior parte
del mondo abitato, imponendo il suo linguaggio di produzione
e consumo. All’interno di questo linguaggio inventato e
imposto, i valori del ‘consumo’, della ‘produzione’
della ‘soddisfazione del cliente’, dell’efficienza,
ecc., vengono messi brutalmente al di sopra dell’intera
gamma delle esperienze ed interazioni umane.
Un sistema di
comunicazione configurato come consumistico, di per sé,
obbliga chi vi partecipa
ad interpretare
gli altri e sé stessi come ‘fornitori di
clienti’ per i servizi offerti da qualcun altro.
Illich (1980)
così descrive una tale condizione -
'Perciò, in fondo, identifico una società mercificata dove
i bisogni sono, in maniera crescente definiti in termini di
beni confezionati e servizi progettati e prescritti da
professionisti, che li fanno produrre sotto il loro
controllo. Questa idea di società corrisponde
all’immagine di una umanità composta da individui, ognuno
dei quali è guidato da considerazioni di profitto
marginale, l’immagine che è stata sviluppata da
Mandeville, attraverso Smith e Marx, sino a Keynes e che
Louis Dumont chiama homo economicus.’'
Possiamo
utilizzare questa idea di Illich per descrivere un sistema
di conversazione familiare organizzato con gli stessi
principi: la ‘familia economica’, cioè un
sistema familiare in cui i membri si configurano come
consumatori individuali impegnati nello scambio di merci.
’Cosa hai fatto per me, oggi?’
Su una più
ampia scala sociale, questo modello di ‘homo economicus’
era il ‘modello di gestione’ applicato alla salute e ai
servizi sociali in Europa, durante gli ultimi 10 o 15 anni,
ed è esattamente il modello attualmente applicato al
sistema sanitario italiano, laddove le ‘Unità Sanitarie
Locali’, sono divenute ‘Aziende Sanitarie Locali’,
sottolineando che l’ospedale è diventato un
‘business’ e i membri del suo staff ‘managers’, i
malati ‘clienti’, ecc. Tuttavia, come sa chiunque lavori
nei servizi sanitari, cambiarsi semplicemente il titolo
professionale per diventare ‘manager’ o ‘dirigente’
e non far altro per cambiare il contesto in cui si offre il
proprio servizio ai ‘clienti’, ha solo l’effetto di
lasciare le cose peggio di come stavano.
Duemila anni fa,
questa tattica di rinominare semplicemente la stessa vetusta
realtà fu definita da Confucio la ‘rettifica dei nomi’
.
Il libro di
David Smail ‘The origins of unhappiness’ [Origini
dell’infelicità, ndt] contiene un agghiacciante resoconto
di questa procedura applicata alla ‘gestione moderna’
dei servizi sanitari britannici negli anni 80. Di seguito
riporto alcuni brani in cui si nota come il gergo dialettale
di quelli che lavoravano (negli ospedali, ecc.) fosse
sistematicamente colonizzato e distrutto, per essere
sostituito con il ‘nuovo linguaggio manageriale’.
"Ad
ognuno che non fosse escluso dall’attività lavorativa,
costretto a cambiare ruolo lavorativo o reparto, fu
insegnato il nuovo linguaggio dell’efficienza e
dell’efficacia, del controllo di qualità, valutazione e
gestione del tempo…. ‘
‘La sublime fiducia in cui la gerarchia aziendale impose
il suo linguaggio corrotto degli ‘indicatori di
prestazione’ , ‘Qualità Totale’ , e così via, su
persone che avevano, per tutta la vita, parlato, seppure
acriticamente, un infinitamente più etico linguaggio
sfumato, le lasciò completamente squilibrate
concettualmente’…
‘I
prigionieri della ‘mediocrazia’ aziendale combattevano
così ( spesso con sorprendente docilità e buona volontà)
per costringere la pregressa inarticolata complessità della
loro esperienza entro le forme linguistiche imposte
dall’iperbolica banalità dell’ ‘Affarese’. Per un
enigmatica ragione sembravano inconsapevoli che invece di
avere in offerta una ‘maniera completamente nuova’ di
‘sviluppare le loro capacità manageriali’, o che altro
fosse, erano, di fatto, derubati dei loro strumenti
linguistici per esprimere la violenza che veniva
commessa contro la loro capacità di comprensione’….
'…il modo di vita prescritto all’interno della
‘mediocrazia’ aziendale consisteva nell’uso e consumo
di euforia, e chiunque provasse ad impegnarsi in un altro
tipo di attività, o a parlare un linguaggio più morbido
o misurato era in pericolo di ritrovarsi oltre i confini
del mondo reale'…
Il linguaggio ottimale delle società a Discorso
Morente è quello dei consumatori di merci. Ad ogni persona
viene venduta la fantasia di essere un ‘individuo a
parte’ privo di lealtà verso qualsiasi altra cosa diversa
dall’incessante consumo di ‘beni’ . Ci si guarda
l’un con l’altro non attraverso i tradizionali valori
umani del ‘vivere assieme’ ma come anelli di una catena
di consumo fatta di interazioni fornitore-cliente. Ognuno,
nella famiglia, è visto dall’altro in termini di questo
modello. Una persona fornisce il ‘prodotto’ necessario
per le necessità di consumo dei suoi ‘clienti’. Se non
è in grado di fornire alcun ‘prodotto’ diviene essa
stessa materia prima dello ‘scambio’, stabilisce, cioè,
con gli altri componenti, un rapporto di ‘cannibalismo
psicologico’ .
Ogni cosa che la
famiglia fa assieme può ritrovarsi all’interno di questo
modello. Smail descrive la condizione disperata della
famiglia in questi termini:
'Possono
apparire persone svuotate della loro umanità, che recitano
fantasie di sonnambuli delle quali
sono stati imbevuti sin da bambini. Naturalmente, non sono
assolutamente privi di umanità. Sono, come tutti gli altri,
esseri umani soggetti ai dolori e alle preoccupazioni che
sono comuni agli esseri umani. La difficoltà è che non
hanno imparato il modo di dare espressione ed elaborare
l’umanità che incarnano, al di fuori di quella costruita
e pubblicizzata dagli interessi commerciali del Business. '
Questo è il
linguaggio a cui mi riferivo, precedentemente, nei termini
del terzo argomento del Metalogo definito ‘Essere
manipolativo opposto ad essere presente e socialmente
autentico’. É un modo di trattare gli altri come
‘macchinette’ e nient’altro. Le conversazioni
familiari che aprono una discussione del tipo ‘a che cosa
servi’ sono quel tipo di conversazione che si esprime nel
linguaggio della ‘merce disponibile’, del ‘prodotto
vendibile’, del ‘ talento da vendere’. Di fatto, le
persone conversano veramente in termini di quanto siano
‘vendibili’ sul mercato del lavoro. La ‘crisi del
disoccupato’ si crea, in buona parte, con l’uso di
questo linguaggio del trovare un ‘valore’ per l’essere
umano solo in termini di quanto sia ‘commerciabile’ sul
mercato del lavoro. Mi domando se gli schiavi dell’antica
Roma, ai loro tempi, avessero questo tipo di preoccupazione.
Dagli scritti di
David Smail, appare chiaro che la famiglia come ‘sistema
di consumo’ si sia bene affermata. I bambini nascono
dentro un tipo di linguaggio mirato al consumo e al
consumatore. Le possibilità di trovare il tempo e le
opportunità di sviluppare un linguaggio alternativo nel
sistema familiare, sembrano piuttosto esigue. Il linguaggio
del consumismo è totalmente consumante. Cancella tutte le
altre forme di relazione interattiva ed esclude lo sviluppo
di un sistema comunicativo basato su valori diversi, quali
la reciprocità negli impegni, nel conforto e nelle
attenzioni. Per citare ancora Smail-
'La
logica finale del Business è, quindi, di ridurre la media
dei membri della classe dei consumatori alla dipendenza
verso il mercato massificato, incatenandoli, attraverso il
sistema nervoso all’interno di un ciclo ottimale di
consumazione reso immune alle distrazioni non redditizie, e
dissociandoli da ogni forma di solidarietà che possa
opporre resistenza al funzionamento del piacere. La visione
è senza dubbio apocalittica, ma negli anni 80 è prossima a
verificarsi.’
Quello che
quindi sto dicendo, è che il sistema comunicativo descritto
come consumistico già costringe i suoi membri ad un modo di
interpretarsi in termini di ‘fornitore-cliente’ per i
servizi di qualcun altro.
Questo è ciò
che Maturana chiama ‘sistema parasociale’, poiché esso
è basato su relazioni di reciproco uso ed abuso, e non è
basato sui valori della coesistenza e sulla possibilità di
influire sugli eventi e generare cambiamenti.
In un mio lavoro
precedente ho sottolineato che:
'L’inevitabile
conseguenza di pensare agli altri come a ‘macchinette’
è la scarsa importanza attribuita alla personalità
individuale degli altri componenti del sistema.
Analogamente, i loro desideri individuali, le loro
intenzioni e i loro bisogni per essere soddisfatti o
realizzati, hanno scarso rilievo.
Che
tipo di sistema vivente stiamo descrivendo, ora? La sua
caratteristica centrale è che rende gli altri partecipanti
come ‘vittime sfruttate’ o, quantomeno, ‘recipienti
passivi’. Più un sistema umano agisce in modo unilaterale
e autocratico, più i suoi membri divengono ‘pazienti
inerti’. Le caratteristiche personali sono ignorate,
violate, o attivamente rinnegate. '
(2).
La seconda caratteristica del Discorso Morente è la
creazione di uno stato di abuso (ovvero: l’impossibilità
dell’umana soddisfazione )
La rete a
Discorso Morente opera come se le persone dovessero far
parte di una rete e di nessun altra. Non c’è spazio
lasciato libero per un altro genere di conversazione.’
Nella rete familiare mi sento come senza un corpo, senza
oggetti, senza nessuno’
Come abbiamo
visto nella prima parte, ’Discorso Morente’ è quel modo
di parlare e ascoltare che contiene molte ridondanze (date
per scontate) e che è, perciò altamente prevedibile nei
contenuti, nei possibili sviluppi e nei risultati. È il
tipo di conversazione della quale, dopo che è cominciata,
possiamo vedere i limiti e della quale possiamo prevedere
l’andamento e la noiosa, scontata conclusione.
È il tipo di
conversazione che parla di sé stessa attraverso il
nostro corpo, e noi non abbiamo niente da ‘dire’
riguardo ad essa. Siamo utilizzati come ‘connessione’
vivente in una rete di conversazione, per dar luogo ad una
‘posizione parlante’ stabilita che è associata e
connessa ad altre ‘connessioni’ che parlano nella stessa
rete. L’ ‘importanza’ di ogni persona è definita solo
in termini del suo personificare o meno una connessione
nella rete di connessioni che compone il sistema familiare o
lavorativo. Non c’è nessun altra ‘importanza’.
Formare
connessioni nelle reti di conversazioni.
Questa è
l’esperienza che ognuno di noi vive. Tuttavia, nelle
persone che vengono ritenute portatrici di ‘seri problemi
personali’, è chiaro che hanno (o hanno avuto) il compito
di mantenere una determinata connessione in una rete di
conversazione (di solito un sistema familiare) che, per il
fatto stesso di essere costituito come connessione, esclude
la possibilità che la persona possa essere libera di
costruire connessioni alternative nella stessa rete, così
come non gli è nemmeno concesso di costituire altre
connessioni in altre reti. Il corpo della persona si è
super specializzato in un unico compito. La sua personalità
si è evoluta nella sua posizione nodale in ciò che
Maturana chiama deriva strutturale coontogenica verso il
punto in cui si sono prodotte le adesioni fatali al
nodo in questione.
Perciò, io
definisco i ‘seri problemi personali’ come qualcosa che
si trova in uno stato di ‘adesione’ al nodo particolare
che ‘ospita’ la nostra persona, al punto di essere
ridotta ad un’entità allonoma. (così Varela, 1979,
definisce l’opposto di entità autonoma )
Per essere
qualcuno, dobbiamo essere legittimi partecipanti ad una rete
di conversazione. Per far ciò dobbiamo, di solito,
cominciare, diventando qualcuno nella nostra rete familiare.
In altre parole, ‘occupare’ una specifica posizione
nodale all’interno dell’intera rete di conversazione
familiare.
Crescendo
all’interno della rete di nodi della nostra famiglia, di
solito sviluppiamo le nostre capacità anche in altre reti
che si trovano all’esterno, per esempio nella rete dei
compagni di scuola, nel vicinato, nel tempo libero e nello
sport, con gli amici di famiglia, ecc. L’adolescenza è il
periodo in cui, la struttura delle reti esterne di
conversazione (per es., quella dei nostri coetanei) ci porta
in conflitto con i genitori, che percepiscono
l’incompatibilità delle nostre attività ‘esterne’
come una minaccia alla futura stabilità della rete
familiare. In questo periodo, di solito, il sistema
familiare passa attraverso una serie di cambiamenti che, a
diversi livelli, rinnova o trasforma il linguaggio dei
giochi familiari.
Tuttavia, quando
noi non ci impegniamo nell’ulteriore elaborazione
di come ricostruire in modo diverso il sistema comunicativo,
corriamo il rischio di scivolare verso la posizione
dell’adesione allonoma, che è incapace di farci
distaccare dal solo ed unico nodo della rete all’interno
del quale abbiamo trovato ragione di esistere. Ecco cosa è
per me una rete a Discorso Morente. La persona non esiste al
di fuori del singolo ruolo di essere il costituente di un
singolo nodo della rete familiare di conversazione. La
maggior parte di coloro che lavorano nelle fabbriche, nelle
industrie, nella burocrazia, ecc., sono esattamente in
questa posizione. Sono schiavi dell’unica posizione che
gli viene offerta, e di fatto sono chiamati ‘schiavi della
busta paga’. Non c’è a disposizione granché, in quanto
a ‘umana soddisfazione’, nel dover stare, in maniera
immutabile, nella posizione stabilita del nodo.
'Che
posso dire?'
Quando una
persona così descritta ‘si sottopone’ (o viene ‘sottoposta’)
alla psicoterapia è ovvio che può riferirsi al contesto
della terapia solo entro i termini descrittivi del suo
essere un nodo costituente del sistema familiare. Niente di
significativo può essere detto, pensato o fatto, al di
fuori di quel ruolo persistente. Questo dopo tutte le sue
lamentele: ‘non valgo nulla, non ho nulla, non sono
nessuno, fuori dalla mia prigione familiare; e persino
dentro la mia famiglia mi sento senza corpo, senza niente,
senza identità’.
Dal suo punto di
vista il terapista, può riferirsi all’impaziente
utilizzando il suo linguaggio professionale, o utilizzando
il linguaggio dell’impaziente, se crede di dover provare a
parlare lo stesso linguaggio. In tali condizioni è molto
difficile vedere emergere qualcosa di diverso da un Discorso
Morente. La questione dell’impossibilità di umana
soddisfazione nelle reti familiari si può ricondurre al
secondo punto del metalogo chiamato ‘Essere prevedibile e
meccanico opposto a Essere spontaneo e capace di
improvvisare’.
Come abbiamo
appena visto, la forma del Discorso Morente previene
qualsiasi partecipazione spontanea dei suoi membri
costituenti che vada oltre al rappresentare fisicamente il
nodo loro assegnato in maniera obbligata e definita. Non
sono permesse elaborazioni ‘personali’.
Il sistema
familiare può essere visto come lo strumento di produzione
e conservazione di un discorso statico. I suoi membri sono
legati assieme, come connessioni stabilite nella rete e sono
costretti a recitare in una determinata maniera (che può
anche sembrare strana a chi sta all’esterno)
Sheridan,
commentando le opere di Focault dice:
'Il
soggetto è visto come la fonte vivente che anima, con la
sua espressione, le forme vuote, altrimenti morte, del
linguaggio…Il discorso deve essere concepito come una
violenza che facciamo alle cose o, quantomeno, come una
pratica ad esse imposta in cui gli eventi del discorso
trovano regolarità.' (pp. 127-8)
Presumibilmente
la violenza che facciamo alle cose comprende la violenza a
noi stessi in quanto vittime di un tale discorso.
Passerò adesso
a trattare il prossimo argomento che riguarda il principale
criterio del Metalogo di Bateson citato all’inizio, e cioè
,'Essere controllante anziché partecipare attivamente'
(3)
La terza caratteristica del Discorso Morente è
l’organizzazione del potere e dell’obbedienza.
All’interno
delle reti a Discorso Morente il terzo ingrediente è quello
che spinge alla crescita del potere attraverso ciò che
Bateson chiama l’applicazione della ‘intenzionalità
cosciente’ Egli commenta:
'quella
mera razionalità intenzionale non sostenuta da fenomeni
come l’arte, la religione, i sogni, e simili, è
inevitabilmente patogena e distruttrice di vita. E questa
sua virulenza scaturisce specificamente dal fatto che la
vita dipende da circuiti interconnessi di influenza, mentre
la coscienza può vedere, di tali circuiti solo il breve
segmento che l’intenzione umana può permettersi di
dirigere.….
Senza
aiuto, la coscienza deve sempre tendere all’odio; non solo
perché fa parte del senso comune sterminare il prossimo, ma
per la ragione più profonda che, vedendo solo segmenti di
circuiti, l’individuo è continuamente sorpreso e,
conseguentemente, irritato, quando le sue scelte ottuse gli
rivoltano contro e lo tormentano.' (Bateson,
Steps, p.146)
Questo è un
sistema dove il potere è spinto a controllare gli individui
che occupano nodi assegnati nella rete, in maniera tale che
la soddisfazione viene definita da relazioni di obbedienza
acritica al discorso della rete e alla sua riproduzione.
L’organizzazione
del potere nelle reti a Discorso Morente
Ricordiamo il
punto di vista di Maturana sul potere quando egli dice:
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