ARCAT SICILIA - Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento

 

 

ECOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE

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PARTE 1 - INTRODUZIONE - CONVERSAZIONI & LIMITI

'Metalogo : Perché le cose hanno contorni?'

Figlia: Che intendi dicendo che una conversazione ha dei contorni? Questa conversazione ha avuto un contorno?
Padre: Oh si, sicuramente. Ma non possiamo vederlo perché la conversazione non è ancora finita. Non puoi mai vederlo mentre sei all’interno, perché se potessi vederlo, tu saresti prevedibile, come una macchina. E io sarei prevedibile, e noi due assieme saremmo prevedibili.
Figlia: ma non capisco. Dici che è importante essere chiari sulle cose. E ti arrabbi con le persone che confondono i contorni. E inoltre pensiamo che sia meglio essere imprevedibili, e non come le macchine. E dici che non possiamo vedere i contorni della nostra conversazione sino a che non sia finita. Allora non ha importanza se siamo chiari o no. Perché non possiamo fare nulla a riguardo?
Padre: Si, lo so, e io stesso non lo capisco…. Ma, in ogni caso, chi è che a voglia di fare qualcosa a riguardo ?
(p. 32 - Bateson, G. -1972 - Steps to an Ecology of Mind. New York: Ballantine)

Ho preso da Bateson questo Metalogo, come punto di partenza, dato che contiene parecchi ingredienti e indicazioni per comprendere se le conversazioni siano ambienti salubri o malsani per coloro che vi partecipano. Gli ingredienti principali contenuti nel pezzo citato sono i seguenti:

1. Il Controllo invece della Partecipazione

Figlia: Che intendi dicendo che una conversazione ha dei contorni? Questa conversazione ha avuto un contorno?

Padre: Oh si, sicuramente. Ma non possiamo vederlo perché la conversazione non è ancora finita. Non puoi mai vederlo mentre sei all’interno, perché se potessi vederlo, tu saresti prevedibile, come una macchina. E io sarei prevedibile, e noi due assieme saremmo prevedibili.

Dire che la conversazione ‘ha un contorno’ significa dire che ha la coerenza di un sistema organizzativamente chiuso. Il processo comunicativo acquisisce una ‘chiusura’ che implica la specificazione di un ‘limite’ o ‘contorno’ che distingue il contenuto e il contesto della conversazione da tutte le altre conversazioni. Nel far ciò i partecipanti si collocano all’ ‘interno’ di questo contorno, separati dai non-partecipanti alla specifica rete di conversazione. Intendo definire una tale situazione come ‘chiusura comunicativa’. Uno dei problemi della chiusura comunicativa è che, quando arriva troppo presto o troppo perentoriamente, essa porta a una conclusione scontata della creatività dei partecipanti. Il loro potenziale congiunto per la creazione di novità, viene bloccato.

Il ‘contorno di conversazione’ a cui Bateson si riferisce nel brano citato, è un tratto essenziale (o un indicatore) del tipo di conversazione che si sta svolgendo. In un impegno aperto e dinamico tra le persone è impossibile percepire i contorni perché essi sono generati momento per momento dalle interazioni tra i partecipanti. Invece, in una conversazione chiusa e prevenuta, mirata al controllo intenzionale (delle persone e dei risultati), i contorni sembrano tutti troppo chiari e prevedibili, come una costrittiva e opprimente presenza canalizzante che esclude il contributo ‘personale’.

2. Essere prevedibile e meccanico anzichè essere spontaneo e capace di improvvisare -

Figlia: ma non capisco. Dici che è importante essere chiari sulle cose. E ti arrabbi con le persone che confondono i contorni. E inoltre pensiamo che sia meglio essere imprevedibili, e non come le macchine. E dici che non possiamo vedere i contorni della nostra conversazione sino a che non sia finita. Allora non ha importanza se siamo chiari o no. Perché non possiamo fare nulla a riguardo ?

Più è opprimente la presenza di un contorno predeterminato nella conversazione, più la conversazione tende a controllare e a prevedere le persone e gli eventi. Questo si osserva spesso nelle discussioni basate sulla recriminazione e l’ attribuzione di colpe. E’ la forma comunicativa che ricorre più spesso in parecchie aziende commerciali. D’altro canto, in assenza di un contorno definito e in presenza di esortazione ad una partecipazione attiva, notiamo l’emergere di un alto livello di improvvisazione genuina e spontanea in chi partecipa alla conversazione. Ciò si può vedere nelle organizzazioni che spingono all’incremento della ‘democraticità’ e della ‘partecipazione’ in maniera appropriata.

3. Essere manipolativo opposto ad essere presente e socialmente autentico

Padre : Si, lo so, e io stesso non lo capisco…. Ma, in ogni caso, chi è che ha voglia di fare qualcosa a riguardo ?

Quest’ultimo commento di Bateson esprime uno dei valori più significativi del suo punto di vista, il valore di essere presenti e disponibili con gli altri, nelle interazioni comunicative aperte, curando, quindi, l’elaborazione di una autentica relazionalità sociale, invece di assumere una posizione unilaterale e manipolativa verso gli altri .

 

 

   

 

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