Sommario:

Lettera al quotidiano "La STAMPA"

La costruzione del futuro

Articolo alcolismo su Corriere Salute

Comunicato Stampa

 

 

Oggetto: i limiti del vino                                                                                            vai su

Il nuovo tasso d'alcolemia consentito per guidare e' stato interpretato da qualcuno come un attacco alla liberta' personale o alla cultura del vino.
Con il limite di 0,5 g/l non abbiamo inventato nulla, ma ci siamo finalmente allineati a molti altri paesi europei.
Come noi italiani abbiamo la cultura del vino, in Germania hanno la cultura della birra, ma nessun tedesco considera il limite di 0,5 come un attacco alla birra o alla propria liberta' personale.
I tedeschi, cosi' come, ad esempio, i belgi o gli olandesi, hanno imparato una semplicissima regola: quando si esce in compagnia quello che guida non beve.
Dovrebbe essere sufficiente il buon senso per suggerire tale comportamento, ma dove il buon senso non arriva e' doveroso un intervento legislativo per tutelare gli utenti della strada.
Gli studi dimostrano che con una concentrazione di alcol nel sangue a 0,5 g/l il rischio di incidente stradale raddoppia rispetto alla guida senza alcol, con il vecchio 0,8 il rischio quadruplicava.
A 1,5 g/l il rischio diviene venticinque volte superiore.
Il problema e' che due o tre bicchieri di vino ci danno la sensazione di non alterare i nostri riflessi: una semplicissima prova sui tempi di reazione dimostra facilmente il contrario.
In Italia oggi il 46 per cento degli incidenti stradali sono legati al bere; per una persona che si uccide perche' gli hanno ritirato la patente, con tutto il rispetto dovuto alla sofferenza sua e dei suoi cari, almeno mille persone, spesso ragazzi giovani, sono morte a causa di incidenti legati al bere: non a caso l'O.M.S. ha recentemente affermato che l'alcol e' la prima causa di morte per i giovani europei tra i 15 e i 29 anni, a causa soprattutto degli incidenti stradali.
Ben venga una legge che finalmente si preoccupa anche di tamponare questa strage, che gia' ha distrutto decina di migliaia di famiglie italiane.
                   Alessandro Sbarbada


Alessandro Sbarbada
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LA COSTRUZIONE DEL FUTURO                                              vai su

1984: i Club, arrivati in Italia nel 1979, si diffondono rapidamente, abbiamo già superato il centinaio di unità, il professor Hudolin segue di persona l'espansione del sistema, l'alcolismo è considerato una malattia, il Club è una comunità terapeutica, con la presenza di un terapeuta. Il professore ripete che il sistema deve mantenersi dinamico, l'approccio deve evolvere sempre, per mantenere il passo dell'evoluzione della cultura sociale, sanitaria e scientifica della comunità. Fermarsi porterebbe ad una morte del sistema.

1990: sei anni dopo: continua la grandissima diffusione dei Club, che in Italia arrivano a superare le mille unità; il professor Hudolin spende tutte le sue energie al servizio dei programmi, spostandosi su e giù per il paese con una generosità straordinaria; l'alcolismo è considerato uno stile di vita, un comportamento, il Club è un gruppo di auto mutuo aiuto che stimola un cambiamento di questo comportamento, di questo stile di vita, con la presenza di un operatore. Ancora il Professore ripete che il sistema deve mantenersi dinamico, l'approccio deve evolvere sempre, per mantenere il passo dell'evoluzione della cultura sociale, sanitaria e scientifica della comunità. Fermarsi porterebbe ad una morte del sistema.

1996, altri sei anni dopo: il numero dei Club italiani è ancora cresciuto, siamo arrivati a circa duemilatrecento, prende rilievo il Congresso annuo ad Assisi, i concetti di multidimensionalità della sofferenza, di spiritualità antropologica entrano a far parte della vita dei Club, il Club è una comunità multifamiliare, dove le famiglie, nella condivisione, nell'interdipendenza, cominciano un percorso di crescita e maturazione, con la presenza di un servitore insegnante. Ancora il Professore ripete che il sistema deve mantenersi dinamico, l'approccio deve evolvere sempre, per mantenere il passo dell'evoluzione della cultura sociale, sanitaria e scientifica della comunità. Fermarsi porterebbe ad una morte del sistema.
Il 26 dicembre 1996 l'anima grande e buona del Professor Hudolin si distacca dal suo corpo terreno.

2002, altri sei anni dopo, oggi: da anni si è interrotta la crescita numerica dei Club italiani,
anzi, in diverse regioni il numero dei Club continua a calare. L'evoluzione del nostro approccio si è fermata con la morte del professore, nessun importante cambiamento è intervenuto nel metodo in questi sei anni. Sei anni possono sembrare pochi, ma, quando c'era il Professore tra noi, sei anni erano molti, in sei anni cambiava tutto.
Se Hudolin fosse ancora tra noi, cosa sarebbero oggi i nostri Club, come si chiamerebbe il servitore-insegnante, quali novità avrebbe introdotto il Professore?

A me piace pensare che quando il Professore, a Grado, ci disse: "Vi prego di continuare" egli intendesse un continuare dinamico, in evoluzione nel tempo, mai statico.
Continuare vuol dire continuare a lavorare, continuare a scrivere, continuare a discutere, continuare a ricercare, continuare a studiare, e poi finalizzare tutto questo lavoro ad un cambiamento, che qualcuno deve pure decidere. Dobbiamo prenderci tutti le nostre responsabilità. Tutti. Nessun membro di Club si può chiamare fuori. Il futuro dei Club è importante, ed è nelle nostre mani.
Dobbiamo costruire insieme l'evoluzione del nostro approccio, dobbiamo trovare il sistema per far nascere il cambiamento, non dobbiamo avere paura del cambiamento, perché a noi il Professore ha fatto capire che è proprio di cambiamento che vivono i nostri Club.

E allora voglio passare alla parte più propositiva del mio intervento.

Da quando Hudolin ha abbandonato il concetto di alcolismo come malattia, sono cominciate le discussioni sulla terminologia: da anni non parliamo più di alcolisti, ma di famiglie con problemi alcolcorrelati e complessi, da anni non parliamo più di trattamento, ma di cambiamento nella condivisione, di crescita e di maturazione personale e familiare.
Sono almeno quindici anni che ci diciamo che il nome Club degli Alcolisti in Trattamento  non corrisponde più all'evoluzione dell'approccio ecologico sociale.
Si è detto che la parola alcolista, la parola trattamento non erano più adeguate, ma ancora non se ne erano trovate di migliori.
Siamo ancora in cerca di una soluzione a questo importante problema, rimasto sospeso.
Mi piace pensare che da qui possa ripartire il processo di evoluzione dei nostri programmi.

Io credo che, nel nostro sistema, i cambiamenti importanti dovranno nascere dall'Assemblea delle famiglie: per questo sto parlando qui, adesso, ad Assisi, in un Congresso Nazionale, in una sessione plenaria, di fronte a tante famiglie.
Io porto una proposta precisa: dedicare uno spazio del prossimo Congresso Nazionale di San Teodoro, in Sardegna, in una sessione plenaria, alla discussione del nuovo nome da scegliere per i Club degli Alcolisti in Trattamento.

Abbiamo cinque mesi davanti per riflettere, nei nostri Club, nei nostri Interclub, nei vari corsi di formazione ed aggiornamento.

Mi piacerebbe che questa mia proposta venisse inserita nelle conclusioni di questo Congresso di Assisi, per poi pubblicarla sulla prossima Newsletter AICAT, che arriva già in tempi rapidissimi in tutta Italia, e sul prossimo numero di Camminando Insieme.

I Club avranno il tempo di riflettere, di discutere, per arrivare al Congresso di San Teodoro con delle proposte.
Queste proposte verranno discusse in quella sede, e l'Assemblea delle famiglie, se troverà un nome su cui accordarsi, deciderà il nuovo nome per i Club.
Naturalmente non è obbligatorio decidere di cambiare subito a tutti i costi: laddove nessuna proposta fosse ritenuta soddisfacente, manterremo l'attuale denominazione, fino a quando non avremo maturato una scelta condivisa.
Questo sarà un segno importante della nostra volontà di andare avanti, e potrà dare il via ad un nuovo metodo di lavoro, che garantisca lo sviluppo futuro dei nostri programmi.

Sono consapevole della delicatezza e dell'importanza della questione.
Il nome dei Club è importantissimo, è il nostro biglietto da visita.
Tutti noi conosciamo la grande forza dei Club, le potenzialità delle famiglie, le ricchezze, in scienza ed umanità, cervelli e cuori, che caratterizzano il nostro approccio.

Questa volta, purtroppo, non potrà essere la voce del Professore ad indicarci il cambiamento, ma io oggi, in un Congresso di Spiritualità Antropologica, penso e dico che sono certo che il suo spirito, che è vivo e presente nei nostri Club, ci saprà illuminare nella costruzione del nostro futuro.

                               Alessandro Sbarbada  

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Oggetto: articolo su alcolismo                                                         vai su

Alla cortese attenzione di Cesare Peccarisi

Ho avuto modo di leggere, con qualche giorno di ritardo, l'articolo "COSI' PUOI SMETTERE DI BERE AMARI CALICI", pubblicato su Corriere Salute dello scorso 2 giugno.
Da molti anni mi interesso di alcol e problemi alcolcorrelati, lavorando "in trincea" al fianco delle famiglie devastate dalle sofferenze legate al bere, all'interno dei programmi dei Club degli Alcolisti in Trattamento.
Per questo desidero innanzitutto ringraziarLa per aver dedicato tanto spazio ad un problema, tanto importante quanto sottovalutato dai nostri mass media.
Preciso subito che scrivo le mie riflessioni a titolo personale, e non come membro dell'Associazione dei Club.

Il suo articolo dedica la gran parte dello spazio a trattamenti (o ipotesi di trattamenti) fortemente medicalizzati (farmaci, ricoveri, psicoterapie...) dai risultati incerti e discussi.

Lo spazio dedicato ai gruppi, che offrono approcci di provata e duratura efficacia, la cui importanza viene sottolineata anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, e' una miscela esplosiva di errori grossolani ed imprecisioni: si parla di fantomatici "Centri Alcolisti in Trattamento" (CAT), mentre il nome corretto dei CAT e' "Club degli Alcolisti in Trattamento", ove "Club" toglie quel che di medicalizzante sotteso da "Centro", e dove la parolina "degli", dimenticata nell'articolo, e' la fondamentale prova che quello e' un posto "degli", e non "per gli": nessuno cura nessuno, le risorse che si attivano sono le famiglie, attori protagonisti della loro crescita e maturazione, in un contesto del tutto demedicalizzato, che valorizza gli aspetti umani ed emozionali.
Le sembrerò pignolo e pedante, ma le parole sono importanti.
Ma il bello deve ancora venire.

In Italia oggi sono operativi circa 2300 Club, 450 gruppi AA, e varie piccole esperienze, per o piu' a livello locale, come ANCA, da voi citato, che conosco poco e che credo lavori soprattutto a Roma.
Questi gruppi sono stati mescolati insieme nell'articolo, in modo a dir poco confuso.
Non e' affatto vero che Club e AA fanno terapia comportamentale, come avete scritto, ne' che utilizzano tecniche di auto affermazione o auto controllo (chi potrebbe avere spiegato loro queste tecniche proprio non capisco, forse si pensa che gli alcolisti vengano inviati a scuole di psicoterapia).

Nell'articolo non compare un numero di telefono dell'Associazione dei Club, come abbiamo visto la più capillarmente diffusa sul territorio nazionale.
I numeri pubblicati corrispondono probabilmente all'Associazione Alcolisti Anonimi: sono due associazioni molto amiche tra loro, ma sono associazioni diverse, composte da persone diverse, che seguono percorsi diversi sulla base di presupposti teorici diversi.

Tutto l'articolo a partire dai titoli, fa pensare che la strada utile sia quella dei farmaci e della psicoterapia, suggerendo quindi l'indicazione di percorrere strade costose, dall'efficacia incerta, quando abbiamo a disposizione strade di consolidata efficacia, a costo zero.

Questo tipo di approccio medico, che vanta nella storia un'innumerevole serie di fallimenti e di brutte figure, viene suggerito in conseguenza di ricerche che ripercorrebbero la vecchia strada che collegava alcolismo e malattia mentale, strada che nel secolo scorso aveva portato molti bevitori a marcire nei manicomi.
Il tutto sulla base di studi e scoperte recenti che avrebbero dimostrato che l'alcolismo e' legato alla depressione: una scoperta poco rivoluzionaria, dal momento che tutti sanno che l'alcol e' sostanza che deprime il sistema nervoso centrale; se ne bevo quantità importanti e per lungo tempo non serve studiare tanto per capire che si arriva ad una depressione.
In pratica questa scoperta dell'acqua calda (o del vin brule') serve però a giustificare farmaci e terapie che fanno girare tanti quattrini, i cui risultati sono tutti da dimostrare (sarei lieto di essere smentito, dati alla mano).
Club e AA offrono testimonianza delle vite di centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo che dimostrano quali sono i loro risultati).

La ricerca scientifica e' preziosa ed importante, io sarei molto lieto di sapere che qualcuno ha inventato una pillola per non bere, e mi piace pensare che la ricerca stia lavorando per questo, mi auguro in modo libero da condizionamenti economici e di potere.
Per quanto ne so finora questa pillola non esiste, e allora mi piacerebbe che i giornali dedicassero finalmente uno spazio a chi, senza pillole, ma con tanto calore umano (non meno scientifico dei farmaci) ha gia' trovato la sua strada per rinascere, e non si accontenta di ritrovarsi in poche righe confuse e piene di errori, su tre pagine dedicate all'argomento alcol.

La ringrazio per l'attenzione e chiedo scusa per il mio tono polemico, dettato dalla delusione di chi vede tutte le settimane, nei Club, da tredici anni, famiglie risollevarsi dal dolore e dalla sofferenza, e vorrebbe che altri ricevessero informazioni utili a percorrere la stessa strada.  

Cordialmente.
               Alessandro Sbarbada - Mantova

 

 

COMUNICATO STAMPA                                                                                                                  vai su

  GRILLO, IL VINO E IL POTERE DEI SOLDI

 

Nei giorni scorsi diversi giornali hanno pubblicato articoli atti a rilanciare la solita bufala secondo la quale un consumo moderato di alcol, in particolare di vino rosso, avrebbe effetti benefici per la salute.

Alcuni giorni fa il TG5 ha ripreso la sua campagna di promozione commerciale sul vino, con un servizio che sosteneva un uso del lambrusco come medicinale: il servizio terminava con il giornalista che fingeva di infilarsi in vena una flebo, con una bottiglia di lambrusco al posto del farmaco, affermando testualmente "ci congediamo assaggiando questo nettare modenese, perche' una flebo di buon lambrusco, visto che fa bene alla salute, non guasta mai".

Ci vorrebbe molto spazio per ribattere punto su punto agli argomenti di detti articoli e servizi, mi basta ricordare che da tempo, quasi in clandestinita', i maggiori organismi scientifici mondiali affermano, al contrario, la tossicità dell'alcol, sostanza cancerogena, classificata come droga.

Sostanze benefiche nel vino sono presenti in tracce, per assumerne quantita' "terapeutiche" andrebbe bevuta una quantita' di vino sufficiente a far morire il povero consumatore in un solo giorno, per intossicazione acuta da alcol.

Solo negli ultimi mesi sono usciti documenti, in proposito, di Organizzazione Mondiale della Sanita', American Heart Association, Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro, Governo degli Stati Uniti, Ministero della Sanita' francese (vedi sito http://www.arcattoscana.org/).

Questi documenti, che non vengono quasi mai portati a conoscenza dell'opinione pubblica, negano i tanto decantati presunti effetti benefici del bere, affermando, in sostanza, che meno si beve e meglio e': il principio e' quello di ridurre il rischio (consumo) per prevenire il possibile danno.

Mi sono chiesto il perche' di questa sistematica disinformazione, che censura la scienza ufficiale.

Al termine della sua ultima apparizione televisiva in RAI, Beppe Grillo aveva affermato che non c'e' mai verita' in TV: quando qualcuno parla bisogna sempre chiedersi chi e' e chi lo paga.

Poi Grillo non e' stato piu' invitato in RAI, evidentemente lo pagavano le persone sbagliate.

Autorevoli pubblicazioni scientifiche internazionali hanno recentemente affermato che le ricerche sui farmaci sono, per la gran parte, manipolate dalle case farmaceutiche, che orientano secondo il loro interesse i risultati delle ricerche, da esse stesse promosse e finanziate.

Non sarebbe strano se le ricerche sul vino seguissero percorsi analoghi, in un contesto di continuo calo dei consumi.

Il mercato delle bevande alcoliche in Italia ancora fattura decine di migliaia di miliardi, e trova terreno fertile in una radicata cultura del bere, in cui scientemente si nasconde l'altra faccia del bicchiere.

Una larghissima fetta del mercato pubblicitario e' occupata dagli alcolici: un affare da centinaia di miliardi di lire.

I mass media sono pagati, per la gran parte, dagli inserzionisti pubblicitari.

La mia scelta del se, del come e del quanto bere sara' scelta libera e consapevole solo quando mi arriveranno informazioni scientifiche libere da condizionamenti economici e culturali.

 

MANTOVA, 07/05/2001                Alessandro Sbarbada

 

ALESSANDRO SBARBADA

VIALE COL DI LANA, 4

46100   MANTOVA

TEL. 0376/322769

FAX  0376/365336

E-MAIL   mailto:giampi.asa@libero.it  

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