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ROMA
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L'alcol, una minaccia più grande dell' eroina.
Un milione e mezzo di italiani ne abusano ogni
giorno. Tre milioni e mezzo ne consumano troppo
molte volte al mese. Una forma di
tossicodipendenza paragonabile a quelle delle
droghe pesanti. Ma ancora sottovalutata.
Soprattutto dai giovani, che vi scivolano con
pochissima coscienza del rischio e sono vittime
spesso di "polidipendenze", cioè
alcol e pasticche, alcol ed eroina o cocaina.
Lo afferma una ricerca dell'Eurispes sugli
alcolisti in trattamento, i cui dati dimostrano
quanto l'alcolismo nel nostro Paese sia ancora
un fenomeno diffuso in modo preoccupante e che
non accenna a ridimensionarsi. Secondo la
ricerca, inoltre, le previsioni per il 2000 non
sono affatto incoraggianti. In totale nel '99 in
Italia sono stati consumati 47 milioni di litri
di alcolici che, escludendo i bambini e gli
astemi, significano 87 litri l'anno a testa.
Aproposito di vino, poi, (58 litri annui in
media) gli italiani vengono solo dopo i francesi
(59 litri pro capite l'anno). Anche il consumo
di birra risulta essere in leggero ma costante
aumento (23,8 litri annui pro capite),
soprattutto tra i giovani. Lo studio Eurispes
traccia anche l'identikit dell'alcolista: una
persona molto lontana dallo stereotipo che lo
vuole simile ad un barbone. Il tossicodipendente
da alcol è una persona come tante altre, con un
lavoro, una famiglia e una casa, che cerca aiuto
dalla bottiglia per superare i problemi della
vita quotidiana. Chi abusa di alcol ha
cominciato a bere insieme ad amici (52,3% dei
casi) o familiari (27%) e il primo bicchiere di
vino l'ha assunto ancora prima dei 15 anni.
L'adolescenza, infatti, è spesso l'età della
prima sbornia.
I più a rischio, secondo l' Eurispes, sono gli
immaturi (il 47,8% del campione di alcolisti in
trattamento dell'indagine) e gli insicuri (il
22,6% del campione). I primi, soprattutto
uomini, hanno cominciato a bere per euforia
(40,9%), per noia (18,2%)o perché volevano
stare meglio con gli altri (59,1%). I secondi si
sono avvicinati all'alcol per tentare di
superare una situazione che ritenevano difficile
(30,8%), per cercare di rilassarsi (23,1%), per
stare meglio con gli altri (23,1%). L'indagine
codifica inoltre una terza categoria: quella
delle deluse (29,63% del campione), donne non
occupate, casalinghe, separate, vedove o
divorziate che hanno cominciato a bere a casa
propria per depressione (24,1%) e solitudine
(18,5%). Per tutte la bottiglia è un'oasi
felice nella quale trascorrere una parte della
giornata. Gli alcolisti in trattamento
intervistati dall'Eurispes raccontano, infine,
di aver deciso di "venirne fuori" per
la famiglia (24%), per problemi di salute
(19,6%), per la voglia di vivere (8,9%).
Dichiarano di essere stati aiutati (75%) dalle
associazioni di volontariato e, a seguire, dagli
amici, i familiari e le strutture sanitarie.
(17 giugno 2000)
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Italia,
cinque
milioni di alcolisti
INTERVISTA
"E'
peggio
dell'eroina"
di Marina Garbesi
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