APPELLO AI GIORNALISTI

di Michele Sforzina
 

Agli organizzatori del Seminario per giornalisti “Nebbia – dove sono andate le notizie?” Capodarco (AP)  

Desidero cogliere l’occasione di questo Seminario, per rivolgere un appello ai giornalisti a riflettere sulle responsabilità etiche che chiunque si occupa di informazione ha, anche riguardo le questioni della salute e del consumo delle sostanze psicoattive. In base alle statistiche ufficiali, in Italia ogni anno muoiono fra le 30 e le 40.000 persone a causa di problemi alcolcorrelati. L’alcol è la terza causa di morte e la prima nei ragazzi fra i 15 e i 29 anni in Europa. Ormai da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l’alcol nella categoria delle droghe e che la sua pericolosità, secondo i ricercatori indipendenti, è pari a quella dell’eroina. Nel 1995 l’Ufficio Regionale Europeo della stessa O.M.S. ha promulgato, grazie alle firme dei Ministeri della Sanità dei paesi membri, la ‘Carta Europea sull’Alcol’ che parla del diritto dei cittadini e in particolare dei giovani ad essere protetti dalle pressioni a consumare alcol, il diritto ad una informazione corretta ed imparziale su questo tema ecc. Esiste il progetto, ancora dell’OMS, ‘Salute per tutti nel 21° secolo’, nel quale si raccomanda che “in tutti i paesi il consumo di alcol puro pro capite non dovrebbe aumentare o comunque superare i 6 litri all’anno, e dovrebbe corrispondere allo 0 nei ragazzi sotto i quindici anni”. La Dichiarazione di Stoccolma del Febbraio scorso indica i principi guida e gli obiettivi per la protezione e la promozione della salute e il benessere, con particolare riferimento ai giovani.

 Si tratta allora di una questione etica: chi si occupa di salute, chi lavora nel campo dell’informazione, chi insegna, chi ha una carica amministrativa è sottoposto a importanti responsabilità: a partire dal conoscere i problemi che affronta per arrivare a una diffusione aggiornata e corretta delle informazioni. Parlare di alcol non è uno scherzo. Significa parlare di una sostanza oggi riconosciuta come tossica e psicoattiva. Non è etico dar credito alle ragioni della promozione del consumo di questa sostanza e trascurare le conoscenze e gli indirizzi del più autorevole organismo nel campo della ricerca e dei programmi sulla salute nelle comunità umane. L’Italia è stato il primo paese che, a partire dal 1981, ha invertito la tendenza all’aumento del consumo di alcol, tanto da arrivare in questi anni a un calo dei consumi pro capite intorno al 35%. Segno del cambiamento dei tempi, di una maggiore informazione e cura per la propria persona, e forse anche della consapevolezza della responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti della comunità in cui vive e lavora. I professionisti (ovviamente anche quelli dell’informazione) e i volontari hanno oggi il compito di promuovere i concetti di salute, benessere, responsabilità e giustizia sociale; promuovere un cambiamento culturale e favorire una maggiore consapevolezza su come vanno veramente le cose in questo mondo.

 Auguro buon lavoro invio i più cordiali saluti.

 

Estratto da: Newsletter Aicat

www.aicat.net - www.arcattoscana.org  

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