Alla
cortese attenzione della SIGNORA EMILIA PATRUNO
Gentile Signora,
ho letto con estremo interesse il suo servizio sull'alcol nel numero 35 di Famiglia Cristiana.Meno male che c'è qualcuno che si occupa finalmente del gravissimo problema! Grazie! Ho anche ricevuto in copia la risposta che le ha inviato il Presidente dell'AICAT: e da essa riparto per una serie di osservazioni che spero non l'annoieranno. Prima di tutto mi presento: sono membro di un CAT (Club degli Alcolisti in Trattamento) da oramai piu' di dodici anni, ho 71 anni e ho avuto la fortuna di poter conoscere e seguire il Prof. Vladimir Hudolin per molti anni, aggiungendo così al mio cammino personale di riconquista della libertà perduta nell'alcol anche l'apprendimento delle basi scientifiche, umane , psicologiche e sociali di questa terribile e disconosciuta calamità.
Ho fondato alcun tempo fa un' associazione specificamente dedicata all'argomento e che ha fatto le sue battaglie per influire sul cammino della (sciagurata) legge sull'alcol che oggi abbiamo. Ovviamente senza successo, data la magnitudine delle forze economiche in gioco ed anche della imperante cultura generale.
In particolare, in sintonia con le più avanzate posizioni mondiali, avevo cercato di richiamare l'attenzione del legislatore sul fatto che stavamo parlando di una DROGA parecchio assassina anche se "legale". Al proposito le ricordo che nella vicina Francia (sicuramente non lontana dalla tradizione enologica che ci assilla) un governo un po' più coraggioso dei nostri ha fatto includere l'alcol nella tabella delle DROGHE PESANTI. Le ricordo anche che secondo la classificazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità si intende per DROGA ogni sostanza che 1) Ha potere psicoattivo 2) Crea dipendenza fisica 3) Dà assuefazione 4) Crea dipendenza psichica 5) Implica pericolosità individuale e sociale.
Le ricordo anche che abbiamo in Italia la legge 126 del 10 aprile 1994 – NORME PER L’INFORMAZIONE DEL CONSUMATORE (ETICHETTE) – che è molto chiara in proposito
Art. 1. Informazione del consumatore.
1. 1. I prodotti o le confezioni dei prodotti destinati al consumatore commercializzati sul territorio nazionale devono riportare in lingua italiana indicazioni chiaramente visibili e leggibili relative: a) alla denominazione legale o merceologica del prodotto; b) al nome o ragione sociale o marchio e alla sede del produttore o di un importatore stabilito nella Comunità economica europea; c) all'eventuale presenza di materiali o sostanze che possono arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente; d) ai materiali impiegati e ai metodi di lavorazione ove questi siano determinanti per la qualità o le caratteristiche merceologiche del prodotto; e) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni e alla destinazione d'uso ove utili a fini di fruizione o sicurezza del prodotto.
Ebbene, mentre nelle due precedenti proposte della legge, all'Art 7, era stato previsto l'obbligo di inserire una etichetta di avvertenze sui rischi che possono derivare dall'uso delle bevande contenenti alcol, tale vitale necessità è stata alla fine cancellata d'imperio (emendamento Lucchese), "sparita" alla grande. E la legge, così redatta, è stata infine frettolosamente approvata ("in corner") anche dall'altro ramo del Parlamento, senza possibilità di ulteriori approfondimenti!
Una ultima, fondamentale osservazione circa l'ABUSO della parola ABUSO sia nella legge che nelle ricerche ed anche, purtroppo, nei servizi giornalistici, le riporto qui di seguito quanto già avevamo argomentato in proposito, proprio in occasione delle osservazioni sulle bozze della legge
STA SCRITTO SUI LIBRI che si preoccupano della stabilità e della certezza del significato delle parole della lingua italiana, a garanzia del contratto sociale, che la parola ABUSO significa:
- uso cattivo, illecito, illegittimo, smodato, eccessivo, improprio,
arbitrario.
Significa che per una sostanza non tossica (per antonomasia, il cibo) solo l'ECCESSO è da considerare abuso. Significa che una sostanza tossica (alcol, varechina, toluolo ecc.) può esser USATA per pulire i vetri o i pavimenti o le macchie. E' quindi ABUSO il SOLO suo uso alimentare, e MAI la quantità. L'unione delle due significanze così diventa essa stessa ABUSO linguistico e comunicativo (ed anche espressione di una cultura mortale). La dizione "uso moderato" è indicativa dell’equivoco: infatti la moderazione è l’esatto opposto dell’abuso quantitativo.
Gentile Signora, quanto le ho qui scritto e riportato non è che una infinitesima parte delle argomentazioni che LIBERI DI NON BERE ha proposto a parlamentari, giornalisti, medici, specialisti delle dipendenze, linguisti. Purtroppo, le confesso, con risultati davvero minimi. Mi piacerebbe se, una volta che a seguito della sua meritoria fatica sorgesse la necessità di ampliare e proseguire il dibattito su questo nascosto e terribile problema, mi fosse concesso il modo di poter collaborare. La ringrazio per l'attenzione e mi pongo a sua completa disposizione.
P.S. Mi viene in mente un esempio che il Prof. Hudolin portava sempre per illustrare la necessità della prevenzione: rammentava la terribile piaga delle febbri puerperali che abbisognava solo della soluzione di lavarsi le mani per coloro che si occupavano del parto. Sarebbe bene che questo piccolo tentativo di pulizia che io le ho portato fosse riconosciuto come tale. Grazie
Andrea Mattei -
LIBERI DI NON BERE
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