ALCOL AL VOLANTE, MORTE CERTA
di Marco Variara
L’anno scorso 2.050 giovani hanno perso la vita in incidenti. E più o meno lo stesso numero di persone fra i 18 e i 32 anni è rimasto ucciso dal 1995 al 1999 nelle ore notturne del week-end: le ‘stragi del sabato sera’. Incidenti che hanno provocato anche 53.807 feriti, per quasi un terzo fra 18 e 22 anni e per quote ancora maggiori fra 22 e 28 anni e fra 28 e 32. Una cifra da capoluogo di provincia, tanto per parafrasare lo slogan pubblicitario ("OGNI ANNO UN PAESE SPARISCE"). Fra le cause di queste sciagure figurano con maggiore frequenza l’eccesso di velocità, le mancate precedenze, i sorpassi avventati e le insufficienti distanze di sicurezza, ma fortemente aggravate dal consumo di alcol e di droga. Uno dei più completi rilevamenti scientifici in tal senso, condotto da un pool di ricercatori del Servizio di Tossicologia Forense e Antidoping della Asl e dell’università di Padova guidati da Santo Davide Ferrara e pubblicato sugli annali dell’Istituto Superiore di Sanità, si è svolto nella regione Veneto. Al fine di studiare l’incidenza della guida sotto l’influenza di alcol e stupefacenti, è stato svolto uno screening su quasi ottomila conducenti di autoveicoli nelle notti tra venerdì e domenica a partire dal 1994 e si è proceduto in particolare a 1.399 accertamenti tossicologico-forensi completi: più della metà degli esaminati aveva una alcolemia rilevabile; un terzo si trovava in stato di ebbrezza (alcolemia superiore a 80 mg/100ml); molti si trovavano alla guida in stato di intossicazione da stupefacenti. Per quanto riguarda le sostanze psicoattive, quelle rilevate con maggior frequenza sono, in ordine decrescente, cannabinoidi, stimolanti (cocaina ed amfetamine), oppiacei. Frequente è l’assunzione di più sostanze da parte dello stesso conducente (20%) ed elevata (67,5%) è l’incidenza con cui le sostanze stupefacenti sono assunte in combinazione con alcol, “ovvero con risultante incremento esponenziale del grado di disabilità e del rischio di sinistro stradale”, come specifica la ricerca. La valutazione comparata dei dati consente di stimare che circa l’1-2% dei conducenti circolanti nelle notti dei fine settimana è sotto l’influenza di droghe. “Sussistono evidenze sperimentali ed epidemiologiche circa il ruolo disabilitante delle droghe”, dice il professor Ferrara: “Le sostanze identificate nella popolazione studiata alterano l’abilità alla guida mediante un effetto di sedazione (es. oppiacei, ipnotici ecc.) o di alterata percezione del rischio (es. cocaina, amfetamine)”. La situazione rilevata in Veneto, pur con le sue peculiarità (la Polizia Stradale della regione durante i weekend del 1999 ha evidenziato 324 casi di guida in stato di ebbrezza e solo nella Provincia di Padova, dal 1992 al 1998, i casi sono aumentati da 51 a 129 l’anno), viene purtroppo considerata “estrapolabile a molte altre regioni aventi condizioni socio-economiche sovrapponibili” poiché “nel nostro paese è confermato che il comportamento umano e la correlata assunzione di sostanze psicoattive (alcol e/o droghe) determina un elevato rischio di incidente stradale”. Una preoccupante conferma viene dalla ‘zoommata’ offerta dal progetto “Incroci pericolosi” dei Sert di Este e Monselice, inserito nel Piano Triennale delle Dipendenze 2000-2002 e avviato nel febbraio 2000. Esso consiste in un corso che ha ottenuto la partecipazione del 69% degli istruttori operanti nel territorio, i quali hanno tenuto degli incontri formativi con 481 allievi per fornire informazioni corrette sugli effetti delle sostanze, le dimensioni del fenomeno, le sanzioni previste dal codice stradale e alcune strategie preventive. I giovani coinvolti vengono ricontattati ad un anno di distanza per verificare l’efficacia dell’iniziativa. “Si stima che il 46% dei morti a causa di incidenti stradali sia attribuibile all’uso di alcool e il 50% degli incidenti stradali non mortali abbia una correlazione con l’uso di alcol”, avvertono i responsabili dei Sert. Esistono, poi, degli studi compiuti dalle compagnie assicurative, che hanno messo in luce come, a parità di alterazione provocata da sostanze, i rischi siano notevolmente maggiori per conducenti più giovani e/o inesperti nella guida, che assumono saltuariamente e/o che valutano meno rischiosa l’assunzione. Una ricerca dell’Istituto di medicina legale dell’università di Milano attesta inoltre – se servisse un’ulteriore conferma – che quattro persone su dieci morte in incidenti stradali avevano bevuto alcol o preso droghe nelle ultime ore. Lo si è scoperto esaminando i risultati di 863 autopsie. Secondo l’assessorato regionale alla Solidarietà sociale, tra questi sfortunati conducenti (lo spettro monitorato è di dieci anni) va crescendo il consumo di cocaina e derivati della cannabis e calando quello dell’eroina, ma la sostanza più diffusa è l’alcol, presente in 168 casi in concentrazione superiore a quella consentita (per superare l’alcolemia dello 0,8 bastano due bicchieri di vino o di birra). In 52 casi sono state trovate tracce significative di oppioidi, in 46 di cocaina, in 5 di metadone, in 2 di anfetamine, in 30 di cannabinoidi, in 52 di benzodiazepine (sedativi e ansiolitici), in 21 di barbiturici, in 13 di psicofarmaci e in 38 di medicinali di altro tipo. “Ma negli ultimi anni”, osserva Franco Lodi, docente di tossicologia forense, tra i curatori della ricerca, “il tasso delle situazioni positive alle nostre indagini sta aumentando fortemente”. In molti dei casi esaminati, è stata trovata più di una sostanza psicoattiva, in genere alcol e una delle droghe. Il tipico cocktail da sballo
Estratto da: Newsletter Aicat