CARO ALCOLISTA, CARO FAMILIARE BASTA UN PO' DI CORAGGIO PER ROMPERE IL MURO DEL SILENZIO, DELL'INCOMPRENSIONE E CONDIVIDERE LA VOSTRA SOFFERENZA TELEFONANDO O SCRIVENDO UNA EMAIL, ENTRA NEL SITO CON FIDUCIA E SPERANZA, PERSONE COME VOI VI ATTENDONO CON SOLIDARIETA' PER RICOSTRUIRE UNO STILE DI VITA: più vero, più libero, più vostro, NON DI PROPRIETA' DELL'ALCOL E DELLA CULTURA DEL BERE
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Introduzione:

Il Club offre alle famiglie un'opportunità di crescita e maturazione, la possibilità di riguadagnare la gioia di vivere, la riappropriazione del proprio futuro  perso nei problemi alcolcorrelati, la possibilità di tendere verso un livello superiore della propria esistenza: un superamento, una trascendenza di se stessi.

V. Hudolin, 5° Congresso Naz.le a Grado, 1996

 

"Unirci è un inizio,

mantenerci uniti è un progresso,

lavorare insieme è un successo!

Prof.ssa Vi_nja Hudolin

Da "Camminamdo Insieme", Conclusioni del IX Congresso ad Assisi, N. 2 giugno2001, S.Daniele del Friuli (UD)

 

 

 

Le donne , la solitudine e l'alcol

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. Omaggio rivolto al Prof. V. Hudolin in occasione della Sua visita al Club nisseno, 1994:

 

GRAZIE!

Grazie per quello che fai, e per la forza che ci dai...

Con la tua guida e la tua benedizione

troveremo adeguata soluzione...

Faremo in modo che per il resto, "LA VITA"...

Sarà permeata di gioia infinita.

E l'esperienza che abbiam fin qui vissuta...

Sarà la "FORZA" per ritrovar la VITA!

NON PIU' PERDUTA ! ! ! 

                                                      Ignazio G.

(Anche Ignazio non è più fra noi, in questa terra...)

 

  1. ... se tendiamo alla sobrietà, ci riconoscono subito, da lontano.

Si vede l'ORMA, si può credere in noi. Poco importa, in ultima analisi,

non facciamo primati. Si vede subito se tendiamo verso la luce, verso l'alto.

Perché gli altri ci rispettano la sobrietà, "debbono" CREDERE NELLA NOSTRA VITA.

Accorgersi che i nostri pensieri provengano da essa: sangue da ferita, frutto da fiore,

perché essi emergono da UNA SVOLTA.

Se noi veramente crediamo nell'amore, nella spiritualità, nella solidarietà, nella trascendenza,

saremo come una cometa nel profondo cielo.

E quando, e se ricadremo, saremo come il pastore che si azzuffa con le belve per difendere il suo gregge.

Se ci rimarrà anche un solo brandello, di esso dopo aver lottato, lo riporteremo al PADRONE,

perché sappia che il BENE affidatoci non l'abbiamo perso per negligenza, senza resistenza, senza onorare la nostra iniziale scelta.

RIPRENDEREMO, nuovamente il CAMMINO sino all'ultimo giorno che ci sarà dato da vivere.

Vi amo tutti, e che Dio nella SUA TENEREZZA, ci BENEDICA TUTTI.

 

Eddo, Club 1 Piazza Armerina

 

 

  1. "Sono Annalisa, una donna non più...

 

 

  1. Lettera a se stesso...ama come sei.

    Stai male, ed io lo so che la sera sei solo con te stesso, con i tuoi ricordi, coi tuoi "peccati". A volte vorresti abbandonarti, ma sai che non puoi farlo ed è solo la tua voglia di vivere, quel profondo bisogno di dare a te stesso un'altra possibilità che ti mantiene sobrio. Senti un gran bisogno d'AMORE, di affetti, di calore mentre quel "freddo" che pervade il tuo corpo sembra non volersi placare, guardi i tuoi vecchi e vedi che sono sempre più vecchi e stanchi. So quel che provi, anche se lo nascondi così bene. Caro amico anch'io come te ho perso quasi tutto, l'importante è non perderci anche noi (completamente), è l'unico modo per tenerci caro quel poco che ci è rimasto; sì quel poco che a te sembra poco, è Tanto; quel poco non è solo la nostra vita ma anche quella degli altri. Sono i nostri affetti più cari, quei valori che abbiamo sempre avuto e non abbiamo mai mostrato, quel grande Amore che abbiamo sempre nascosto e non abbiamo mai dato. Abbatti queste barriere è mostrati per quello che sei, e se ti dovessi accorgere che sei diverso dagli altri, questo non dovrà essere un motivo di isolamento ( la diversità è preziosità umana). Cerca di essere sereno e accetta quello che la vita può darti adesso, apri le porte del tuo cuore e non temere. Mostra la tua vera forza e i tuoi veri sentimenti, e se ti sentirai "nudo" non dovrai vergognarti perché non sei solo, non lo sei mai stato. Ama come sei, in ogni istante ed in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nell'infedeltà; ama come sei, perché se ti aspetti di essere perfetto non amerai mai te stesso né gli altri.

    "Piccoli pezzi di vetro sul pavimento, meglio raccoglierli possono far male! Sono frammenti di vita passata, la vita di un uomo che ha rotto se stesso, lasciando soltanto dei piccoli pezzi di vetro". Ora c'è il Club, la ricostruzione, il cambiamento.

    Giovanni, Club "Rifiorire" Piazza Armerina

     

  2. Sono una mamma di 56 anni,

ho sofferto tanto, specialmente negli ultimi tre anni, avere una figlia giovane "alcolista" e capire che anche lei soffriva, ed io da madre non comprendevo: mi mettevo a gridare, aggredendola perché non si comportava come le altre figlie. Non mi piacevano le cose che faceva... Quando un giorno, ho deciso, e sono andata a raccontare tutto ad un'assistente sociale, che mi ha consigliato di frequentare il Club. Da allora ho trovato i miei amici, come fossero la mia famiglia. Da un anno e mezzo ero stata isolata, emarginata, senza mia figlia! Ora ho ritrovato la mia salute, la mia pace, la serenità e soprattutto lei: mia figlia che ha smesso di bere. Ha avuto altre piccole ricadute, ma sono più tranquilla, vedo e sento gli altri del Club. Ho pianto per la festa di astinenza della famiglia di Giuseppe fino a scoppiare, mi sentivo come suo padre e sua madre, come se fosse mio figlio. Pensavo a quando avrei fatto la mia prima festa con mia figlia. Le emozioni degli altri sono le mie, ho ammirato il coraggio di altri familiari, dentro di me sentivo come una "spada", so di cosa sono fatte le nostre sofferenze. Adesso siamo contenti, vorrei scrivere pagine e pagine, ma non so trovare le parole. Ringrazio tutti, quello che conta è essere qui.

Francesca, Club di Piazza Armerina 

 

  1. "l'ALCOL uccide non solo l’alcolista ma anche i familiari, corrompe i rapporti con gli amici e con la collettivitàdi a.d.c.

 

 

 
  1. "Dall'alcol si può uscire"   di Sebastiano Caruso

 

 

 

  1. "Questo alcol è una DROGA, se lo bevi ti esponi al rischio di esserne bevuto tu" di Andrea Mattei

 

 

 

 

 

 

 

"Ho visto le rovine della mia vita"

 

 

 

  Le donne, la solitudine e l'alcol:  Oggi ci sono due donne su tre uomini che frequentano gruppi di autoaiuto... il fatto è che le donne bevono in casa, per non farsi vedere. (Articolo di Gianbruno Guerrerio, Le SCIENZE dossier N. 2  "Scientific American", 1999, Milano)

 

 

 

  1. "Non volevo riconoscere di essere un alcolista"

 

  1.    " A mia figlia, in sobrietà"

 

 

  1. "Tutto comincia con un bicchiere..."

Depressione. Solitudine. Ansia. E si inizia a bere. Per affogare i dispiaceri. Che, invece, vanno affrontati con decisione. La bottiglia di vino a cena o (amaro dopo il caffè: un piacere innocuo, perfetto per rilassarsi. Ma il rovescio della medaglia nasconde una trappola pericolosa: l'alcolismo. Quando si insinua nella vita quotidiana, in modo subdolo e prepotente, la bottiglia diventa una presenza di cui non si può più fare a meno. Negli Stati Uniti gli alcolisti sono milioni, di cui oltre la metà donne. E in Europa le cose non vanno meglio. Difficile stabilire con esattezza il loro numero: chi beve lo fa in solitudine. E non ammette nemmeno con se stesso la propria dipendenza.

“Il numero degli etilisti in Italia è deducibile da tre dati indiretti. In base ai ricoveri, al consumo di alcolici e alla mortalità, calcolata intorno alle 20000 persone all’anno” (*), spiega Gaspare Jean, primario di Medicina interna del II presidio ospedaliero Santa Caterina di Garbagnate Milanese. «Nel nostro Paese si contano circa 5 milioni di alcolisti, di cui il 25 per cento donne». Oltre un milione di donne che cercano conforto, amore e sicurezza. E che nella bottiglia trovano un'amica, la migliore e forse l’unica. (* stime più recenti calcolano 40-50000 persone A. Di Carlo)

«Quasi sempre (…il bere è causato da una situazione di ansia e di depressione. Soprattutto nelle donne, che raramente bevono per piacere, ma piuttosto per fuggire dalla realtà» spiega Vincenzo Ruggiero, psichiatra e psicoterapeuta, responsabile del Centro integrato per la diagnosi e la terapia degli stati ansioso depressivi. «Magari cominciano proprio dal bicchiere di amaro che sembra innocuo. In realtà, è molto più alcolico del vino o del whisky: berne cinque al giorno significa essere già schiave dell'alcol».

Paura della solitudine, delle delusioni sentimentali o di invecchiare: sono i motivi ricorrenti nelle storie delle alcoliste. «Molte donne conducono una vita insoddisfacente e poco gratificante, si sentono poco amate conferma Ruggiero. «E l'alcol, avendo una funzione sedativa ed euforizzante, agisce come un tampone in grado di arginare il disagio». Apparentemente cioè soddisfa i bisogni immediati, in maniera rapida, facile e senza bisogno di chiedere niente a nessuno. «L'illusione di onnipotenza è un tratto caratteristico degli alcolisti spiega F. (sigla anonima), ...

 “La personalità oscilla tra un'alta opinione di sé e il senso di inadeguatezza e impotenza. Ecco perché il primo passo, quando si decide di smettere, consiste in un grande atto di umiltà, con cui si ammette di avere bisogno di aiuto”.

Ma non è facile. La bottiglia è il rifugio sicuro. Con lei al fianco si trova il coraggio di vivere. Soltanto per poco, però. A lungo andare l'alcol non riesce più a esercitare le sue proprietà euforiche e sedative. Presto abbrutisce e azzera ogni parità fisica e mentale. «Con la dipendenza si aggrava la depressione e il malessere psicologico e fisico» sottolinea Ruggiero. «Ecco perché, quando ancora non si è di fronte a un caso di alcolismo conclamato, un supporto psicoterapico, affiancato a una cura farmacologica, può fare molto. Perché non è il vizio del bere il male principale dal quale guarire, bensì la sua causa scatenante. Ovvero la depressione». In sostanza, prima bisogna ammettere di avere un problema, e poi cercare aiuto. «Spesso non si chiede una mano per timore che nessun medico o famigliare possa capire il problema» spiega ancora F. «Ecco perché è importante parlarne con chi ha vissuto la stessa esperienza. Soprattutto le donne, più disposte ad aprirsi rispetto agli uomini, sono quelle che fin dal primo incontro dimostrano buona volontà. E un grosso impegno. Ma il 99 per cento delle persone ce la fa». Un cammino lungo, ma indispensabile per imparare ad amarsi davvero.

Maria Grazia Baratta

Da Donna Oggi, 92-donna moderna

   

  1. "Tornavo a casa e mi ubriacavo"

Quando ho cominciato a bere avevo poco più di trent'anni, un marito col quale andavo d'accordo, una bambina adorabile e un lavoro che mi piaceva. Qual era il problema? Ero in fondo una donna fortunata, e volevo tenermi tutto. Ma avete presente cosa vuol dire lavorare otto ore al giorno fuori casa, senza un aiuto domestico, con la casa da tenere pulita, la spesa da fare, i pasti da preparare, la bambina da seguire? Ho cominciato a non sentirmi all'altezza. Soprattutto al sabato quando avevo davanti a me il week end, con tutte le sue incombenze. Un sabato mattina, verso mezzogiorno, ho aperto il frigo e ho visto la bottiglia del vermut. Me ne sono versato un po’, per tirarmi su e farmi coraggio. In poco tempo non c’era momento passato in casa in cui fossi sobria. 

Sul lavoro, no: in ufficio non ho mai bevuto, lì non avevo paura di non farcela. Ma appena arrivavo a casa mi attaccavo alla bot­tiglia. Più bevevo meno riuscivo a fare, e sprofondavo nell'infelicità. Mio marito, dopo po­co tempo, se ne è ac­corto, e sono cominciati i litigi, le scenate. Mia figlia preferiva andare a stare dai nonni piutto­sto che rimanere nell'in­ferno di casa nostra.

Quindici anni sempre più giù, sempre peggio. Ho dovuto davvero toccare il fondo, prima di decidere di smettere. C'è stato un momento, un attimo di lucidità, in cui ho visto che stavo per perdere tutto: Il marito, la figlia, forse il lavoro. Forse me stessa. E non volevo. La bambina intanto ere cresciuta e mi parlava spesso di centri d'aiuto per alcolisti. Ci sono andata. E ho smesso del tutto di bere dal primo giorno. Ora so che chiedevo troppo a me stessa. E ho imparato ad accettarmi. Ho deciso di smettere di bere quando ho capito che avrei perso ogni cosa.  

Sono di nuovo una donna come tante.

Tutti insieme ce l’abbiamo fatta (mia figlia, mio marito ed io)

 La bottiglia non è più il mio incubo.

Testimonianza anonima di una giovane mamma.

  (“VERA” Dossier, pg.60, 04/94)

 

APPROFONDIMENTO ALTRE RICERCHE sul link : "Alcol e Donna" a cura di Laura Mezzani e Debora Venè del sito www.alcolonline.org 

 

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