Alcool…conoscerti per scegliere !

 

Introduzione.
I problemi alcolcorrelati (pac) costituiscono oggi la terza causa di morte a livello mondiale.Solo in Italia si paga un tributo altissimo in vite umane (da 30.000 a 40.000 morti l’anno) e un elevato numero di anni di disabilità (8-10 mediamente). L’Italia ha da sempre una grossa tradizione vitivinicola ed è uno dei maggiori produttori al mondo di vino, ma anche uno dei più forti consumatori. Stime attendibili su base nazionale vedono nel 1996 l’Italia tra i primi Paesi al mondo per consumi (8.1 litri di alcol anidro/pro capite). Altre stime (fonte Doxa e Istat), considerando la qualità del bere, parlano di un consumo medio i 57.7 litri i vino/anno/pro capite nel 1995. La situazione di partenza (1975) riferiva di un consumo di litri vino/anno/pro capite quasi doppio (103.9 litri). Parallelamente mentre si è quasi dimezzato il consumo di vino è più che raddoppiato nell’arco di vent’anni il consumo di birra (dai 12.8 litri nel 1975 ai 25.4 litri del 1995). I modelli di consumo ( mediterraneo, francese, anglosassone, centroeuropeo, ecc.) si stanno sempre più omologando anche in Italia dove, al modello mediterraneo basato sul consumo di vino, si stanno sovrapponendo abitudini di marca anglosassone con un elevato consumo di birra tra i giovani e una costante presenza del consumo di superalcolici di cui siamo grossi importatori e consumatori. Secondo una stima Istat del 1997 i consumatori di alcolici sarebbero non meno del 73% della popolazione generale, il resto sono soggetti astemi o astinenti per vari motivi.

Perché avere attenzione al bere nelle nostre Comunità locali.
Il bere cosiddetto “moderato” è una pura astrazione ideologica; da oltre 40 anni al cambiamento della cultura sanitaria e generale delle nostre Comunità locali è stata cambiata la “quantità” che una persona di media età e media corporatura potrebbe consumare. L’OMS mette in guardia sui rischi del bere moderato : “non c’è una soglia minima al di sotto della quale può essere consumato alcol senza alcun rischio”...”é puramente insensato promuovere il concetto del bere moderato per ragioni di salute...la pubblicità data a questo concetto non è il risultato di una rigorosa ricerca scientifica, ma in larga misura è ispirata a motivi commerciali” (“Moderate drinking: serious warning by WHO specialists” - WHO PRESS 11/94); “la maggior parte dei problemi legati all’alcol sorge in associazione a livelli moderati di consumo” (“Alchool: European Action Plane” - OMS Copenaghen, 09/92). Quest’ultima affermazione si riferisce per esempio agli incidenti stradali, in Italia alcolcorrelati nel 50% dei casi: possono bastare due o tre bicchieri di vino a raddoppiare i tempi di reazione di una persona; se questa si schianta perchè frena troppo tardi è un problema causato direttamente dall’alcol, non da alcolismo, dal momento che nessuno può pensare che chi beve due o tre bicchieri di vino sia un alcolista. Otre alle morti e alla disabilità sono infinite le sofferenze causate dall’alcol nelle famiglie (si calcola in oltre un milione e cinquecentomila gli alcolisti attivi in Italia) Tra alcolismo e problemi alcolcorrelati di questo tipo, oggi in Italia muore una persona ogni quindici minuti e i costi diretti e indiretti sono calcolati tra il 2 e il 5% del PIL. Negli Ospedali un letto su quattro nei reparti maschile non geriatrici è occupato da una persona con problemi alcolcorrelati, spesso misconosciuti o non diagnosticati come tali.

Cosa è l’alcol.
Alcol etilico o etanolo è la principale sostanza presente nel vino (intorno al 12%), nella birra ( 4-10%), superalcolici (anche 30-40 % e oltre). L’alcol etilico, ed è notizia recente, è stato incluso proprio nella tabella delle sostanze cancerogene dal Governo USA, mentre è oramai da molti anni che l’OMS (Organizzazione Mondiale delle Sanità) ha incluso l’alcol nella tabella delle droghe in quanto sostanza che 1) ha potere psicoattivo, 2) crea dipendenza fisica, 3) dà assuefazione, 4) crea dipendenza psichica, 5) implica pericolosità individuale e sociale. E’ sostanzialmente una droga pesante, anche se legale e su cui lo Stato ha un suo profitto derivante dalla tassazione sulle vendite e sulla fabbricazione.

Chi beve, quanto si beve in Italia e nella nostra Regione.
Mentre i dati nazionali o europei possono essere rintracciati (vedi i link in coda) , nella nostra Regione Sicilia non esistono dati ufficiali attendibili e aggiornati. La disattenzione per i problemi alcolcorrelati è una disattenzione a cascata che parte dai vertici sanitari della Regione e dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale dell’Assessorato alla Sanità, fino agli operatori pubblici. Pertanto abbiamo solo dati sporadici e ricerche molto localizzate effettuate o in ambito Universitario su una popolazione molto selezionata spesso con problemi di alcolismo secondario a problematiche psichiatriche o internistiche e comunque su piccoli numeri ovvero dalle Associazioni di volontariato molto attive nel campo della riabilitazione (Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento - ARCAT Sicilia - o Provinciali APCAT Catania, Enna, Palermo e Caltanissetta). Ricerche epidemiologiche condotte dall’ ARCAT Sicilia depongono per una percentuale di alcolismo nella popolazione generale tra l’8 e il 10%, pertanto in linea con i dati nazionali complessivi. Il sistema di trattamento è in Sicilia ancora di tipo “riparativo” ( quando ciò è possibile) con ampio ricorso agli Ospedali e con il conseguente fenomeno della “porta girevole”. In tale scelta influisce un ‘eccessiva medicalizzazione del trattamento determinata da una sconoscenza dei programmi territoriali di trattamento e da grosse resistenze locali.

Quanto si può bere : esiste un bere “sicuro” ?
L’OMS ha ultimamente abbandonato la terminologia che parlava di “abuso” o “bere moderato” in quanto categorie non scientificamente dimostrabili e parla sempre più di consumo. La soglia del “bere sicuro” o senza rischi, con buona pace di una parte considerevole del mondo scientifico che continua a difendere il “bere moderato”, non è quantificabile. Possiamo invece dire che il bere in sé costituisce un comportamento a rischio per la salute : tale rischio si esprime in un continuum che va dal rischio-zero per il non consumo al rischio crescente al crescere dei consumi (massimo nell’alcolismo). Con uno slogan possiamo dire che “più bevi più rischi”. In termini statistici la maggior parte dei pac sono associati a livelli moderati di consumi. Il Piano d’ Azione Europeo per la Riduzione dei consumi del 25% entro l’anno 2000 invitava la fascia dei cosiddetti “bevitori moderati” a ridurre di almeno il 25% il loro consumo, qualunque fosse il livello di partenza. Solo in tale maniera potevano ottenersi una riduzione dei pac nella popolazione generale e attivare un processo di prevenzione specifico. Tale quota non è stata ancora raggiunta, per cui l’aggiornamento del Piano d’Azione al 2015 continua a raccomandare una riduzione dei consumi. I cosiddetti bevitori moderati sono non solo il serbatoio da cui nascono i possibili alcolisti, quando per una multifattorialità di concause porta all’alcolismo, ma sono essi stessi l’ago della bilancia : non possono infatti ridurre i consumi né gli alcolisti (questi si devono permanentemente astenere), né gli astemi o astinenti per ovvie ragioni. E’ un problema di scelta.

Come si calcola la quantità di alcol bevuto ?
Ci sono sostanzialmente due modi, uno che si riferisce alla quantità in grammi di alcol , un’altra che si riferisce alle U.I. (Unità Internazionali). Con il primo modo di solito ci si riferisce alla quantità in grammi alcol/prodie. Se si consuma un litro i vino a 10°, basta moltiplicare x 8 = 80 gr di alcol (puro) che è la quantità grosso modo contenuta in quella data quantità di vino. Allo stesso modo per la birra o i superalcolici. La quantità che definiva il passaggio da un bere moderato , se ha ancora un senso tale definizione, è stata progressivamente abbassata con il cambiamento della cultura sanitaria e con l’evolversi delle ricerche scientifiche, tantochè oggi si parla di un limite massimo di 20gr/die per l’uomo e di 10 gr/die per la donna. Con il calcolo utilizzando le U.I. (quello attualmente e scientificamente più accreditato) si considerano il numero di drink (o bicchieri) per settimana. Praticamente ad ogni bicchiere o bicchierino (vino, birra o superalcolico) si attribuisce il valore di 1 U.I. Vengono individuati 4 livelli di rischio : 0 U.I. alla settimana = rischio zero /sicurezza 0 - 14 U.I. alla settimana = rischio basso 15-21 U.I. alla settimana = rischio medio più di 22 U.I. alla settimana = rischio elevato/danno La percentuale di alcol che è presente nel sangue in un dato momento si chiama alcolemia e si misura sull’aria espirata con un apparecchio chiamato etilometro. Essendo l’alcol una sostanza esogena, non presente in condizioni normali nel nostro metabolismo, l’alcolemia è sempre zero per chi non ha bevuto o non beve mai. Il limite di 0.80 mgr/1000ml di alcol nel sangue è il limite “legale” per guidare autoveicoli in Italia.

Cosa sono i problemi alcolcorrelati e l’alcolismo.
a) Si definiscono problemi alcolcorrelati tutte quelle difficoltà connesse ad un uso acuto o cronico di alcolici. La semplice ubriachezza non definisce di per sé un problema di alcolismo, ma ubriachezze continue possono essere indice di alcolismo. E’ importante non criminalizzare chi abbia avuto uno o più episodi di ubriachezza, ma considerare - vedi incidenti automobilistici del sabato sera - che l’uso di alcolici fino all’ubriachezza è uno dei tanti problemi alcolcorrelati e un fattore di rischio molto elevato sia per incidenti o per episodi di overdose (coma etilico). Spesso erroneamente si pensa che gli alcolisti muoiano per episodi di ubriachezza : ciò non corrisponde alla clinica ; infatti il soggetto molto tollerante all’alcol sopporta grandi quantità di alcolici, a differenza di chi non abituato può avere o gravi incidenti ovvero patologie d’organo acute, se si verifica un consumo acuto e ingente di alcolici. Praticamente non c’è organo che non possa essere danneggiato più o meno seriamente dall’alcol. Non solo il fegato (cirrosi) che è quello più noto, ma lo sviluppo di patologie neoplastiche dello stomaco e del tratto digerente alto o respiratorio e di tanti altri organi. E’ stato calcolato che un consumo medio di alcol pari a circa 20 gr/die, rispetto al consumo di 0 gr/die comporta un incremento di rischio pari a : 100% per cirrosi epatica ; 20-30% per ca. della cavità orale, della faringe, della laringe ; 10% per il ca. dell’esofago ; 14% per il ca. del fegato ; 10-20% per il ca. della mammella ; un incremento della pressione arteriosa tra i 2 e i 4 mmHg , un possibile incremento di ictus in ragione del 20%. b) Si definisce invece alcolismo un disturbo a genesi multifattoriale associato all’assunzione protratta di bevande alcoliche, con presenza o meno di dipendenza, capace di provocare una sofferenza multidimensionale che si manifesta in maniera diversa da individuo a individuo. L’alcolismo è definito dalla contemporanea presenza di : Perdita di controllo sull’uso di alcolici evidenziabile dal “fenomeno del primo bicchiere”, dai tentativi inefficaci di controllo, dalla continuazione del potus nonostante gravi conseguenze legate al suo uso. Modificazione del modello di consumo alcolico con comparsa di desiderio compulsivo di bere anche in assenza di intossicazione in atto (craving) . Dipendenza e incapacità di rinunziare all’assunzione di alcol, sforzi per procurarselo (dipendenza psichica), fenomeno della tolleranza (aumento della dose per mantenere il medesimo effetto), insorgenza di disturbi astinenziali (non sempre presenti) alla brusca sospensione del bere a causa di dipendenza fisica. Cambiamento dello stile di vita (isolamento, perdita relazioni sociali o loro malfunzionamento, danni o compromissione severe in varie aree di salute vitale). Problemi familiari e sociali o della rete sociale personale di svariata entità, fino alla disgregazione del tessuto familiare o alla comparsa di sofferenze psichiche, emozionali e relazionali nel partner e negli altri conviventi.

Gli indicatori e i test più diffusi per individuare un problemi alcolcorrelato o l’alcolismo
La negazione e la minimizzazione del problema costituisce una costante degli alcolisti e spesso anche nei familiari. Oltre agli indicatori fisici che possono essere rilevati da un esame di sangue ( in particolare il VCM - volume corpuscolare medio - la gGT epatica spesso aumentata) e gli altri parametri bioumorali tutti costantemente alterati e che indicano un possibile uso eccessivo di alcolici, si deve fare attenzione ad altri elementi indiretti che vanno indagati , quali : incidenti stradali e traumatismi in genere incidenti domestici licenziamenti e/o frequenti cambi di lavoro ripetuto utilizzo del Pronto Soccorso (stati ansiosi, confusionali, ecc.) lesioni/percosse ai familiari ritiro patente problemi legali (arresti per oltraggio, risse, abusi sessuali, ecc.) comportamenti aggressivi violenza sui minori o sulla partner. Un test di facile somministrazione che è probante per un buon 90% se positivo è il C.A.G.E.; ad esso si risponde semplicemente con un si o un no : Ha mai sentito la necessità di ridurre (C cut down) il bere ? E’ mai stato infastidito ( A annoyed) da critiche sul suo modo di bere ? Ha mai provato disagio o senso di colpa ( G guilty) per il suo modo di bere ? Ha mai bevuto alcolici appena alzato (E eye opener), prima delle 12 ? Una risposta positiva = sospetto Due risposte positive = alta probabilità Tre risposte positive o più = certezza In giovani al disotto dei 30 anni anche una sola risposta positiva è indice di alta probabilità per alcolismo.

Il problema della disinformazione e la cultura sanitaria e generale attuale.
Lobby di pressione interessate per motivi economici e che continuano nonostante i proclami dell’OMS a proteggere il bere moderato sono presenti un po’ dappertutto, specie dove più forti sono gli interessi economici che ruotano intorno all’alcol. La disinformazione sui reali effetti dell’alcol viene spesso mascherata contrabbandando qualcuno dei componenti presenti nella bevanda, con la bevanda in sé. Vedi per esempio il caso del resveratrolo, presente in tracce nel vino rosso. Recentemente si è arrivato a sostenere ( in televisione e in orario di massimo ascolto) che il vino sarebbe un buon anticancerogeno ! Dimenticando il piccolo particolare che l’effetto protettivo ( vero) di un milligrammmo di resveratrolo è contenuto in circa mille litri di vino ( che ha il 10% in media di alcol puro) !! Questa e altre notizie portano come conseguenza ad una perpetuazione e protezione del bere cosiddetto moderato e alla difficoltà di fare prevenzione. La cultura sanitaria e generale delle nostre Comunità locali va pertanto cambiata, se si vuole veramente lavorare in un’ottica di protezione e promozione della Salute. Il problema della controinformazione è attualmente molto dibattuto e di ciò si sta facendo carico oltre che l’AICAT ( Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento, con sede attuale a Genova) e la SIA ( Società Italiana di Alcologia) anche altre Associazioni private. I Club degli Alcolisti in Trattamento che accolgono quotidianamente le sofferenze di tante famiglie sono i gruppi di pressione territoriale che stanno cercando di modificare la cultura sanitaria e generale con un’opera lenta, progressiva e radicata nel territorio.

Cosa fare se un amico o un familiare ha un problema con l’alcol.
Un fattore importante è la solidarietà, la comprensione e la non colpevolizzazione. Atteggiamenti di rifiuto o giudicanti portano ad un irrigidimento della persona con problemi di alcol e ad un’esasperazione della negazione del problema. Ricordarsi che secondo l’approccio ecologico-sociale, metodo inventato alla metà degli anni ’60 dal Prof. Vladimir Hudolin, l’alcolismo è un problema che va affrontato con tutto il nucleo familiare, comunque costituito e che tutti hanno delle risorse e che la famiglia ne ha sempre più del singolo e che un cambiamento è sempre possibile. Parlare con la persona, quando sia possibile farlo, iniziare a pensare che chi beve può al momento non essere pronto ad abbandonare l’alcol, ma che se viene offerta una possibilità di cambiamento che non lo colpevolizzi, c’è qualche possibilità che essa venga accettata. Alcuni Servizi pubblici per le Tossicodipendenze (Ser.T) che si occupano di problemi alcolcorrelati, qualche ente del privato sociale e le Associazioni di volontariato presenti da oltre 10 anni nel territorio siciliano possono accogliere una richiesta d’aiuto in tal senso e organizzare programmi specifici di recupero. La condivisione del problema da parte di un familiare o di un amico è decisiva per il successo di un programma di recupero volto al cambiamento.

di Giuseppe La Rocca, psichiatra, responsabile Ser.T. 2, Catania

 

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